domenica 22 dicembre 2013

I Cinepanettoni: tra crisi e stanchezza

Sembra essere davvero finita. Sono 30 anni che ogni Natale ci viene proposto al cinema un film italiano che per comicità e leggerezza è considerato l’antipasto ideale per godere a pieno della gioia e del tepore delle feste : Il Cinepanettone. Ma quanti ve ne ricordate?                                                                                  
Chi vi sta scrivendo apprezza solo il primo: “ Vacanze di Natale” di Carlo Vanzina del 1983 il quale, per atmosfere e intreccio narrativo, rimane un film assolutamente godibile e fruibile senza possedere, al suo interno, nessun particolare crollo di stile.       
                                                                                                    
L’ unico attore superstite di quell’eccezionale cast è oggi Cristian De Sica, (gli altri si sono giustamente defilati perché meno disposti a prestarsi all’odierna qualità del prodotto) che dopo la clamorosa rottura con Massimo Boldi, è ormai guida di un cast prevalentemente di giovani diretti da Neri Parenti .                                                                                                                                 
Il dato che permette oggi di tenere la media di un film all’anno è il grande successo riscosso dal  pubblico. Nonostante la progressiva parabola discendente intrapresa da codesti prodotti cinematografici, sempre più scontati e superficiali, c’è qualcosa di sociale e popolare che li tiene “in vita” . L’identificazione con la nostra società e cultura, che richiama in sala ogni fascia e genere di pubblico, senza nessun tipo di selezione, dal più acculturato al più ignorante e la facile fruizione e comprensione della sceneggiatura anche per persone poco abituate al cinema è la giusta chiave di lettura per capirne la popolarità.

Da due anni però la strada sembra essere diversa, anche il nuovo cinepanettone di quest'anno, Colpi di Fortuna, è in realtà una formula  a soggetto molto diversa dallo stile "vacanze" ma che, nonostante tutto, potrebbe segnare la fine di un ciclo cinematografico che sembra ormai giunto al capolinea per sopraggiunta stanchezza.                                                                                                                                              
Per un analisi a tutto tondo è anche onesto affermare che sarebbe però un peccato; in tempi di crisi come questi non è assolutamente condannabile la volontà di immergersi in un po’di umorismo e spensieratezza: se non funziona più raccontare un Italia spensierata e immersa nel benessere può tuttavia funzionare una sana ironia sulla crisi di oggi. 



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