mercoledì 24 aprile 2013

Italia - Enrico Letta all'esplorazione del nuovo governo


Forza gioventù avrà detto il Presidente per incoraggiare il nuovo governo, lui che tanto si era angustiato della loro sorte mentre si riprendeva il fardello del Quirinale tra gli applausi plateali dei presenti. Scacciato l’Amato di cui la gente non serbava allegra memoria, ecco dunque Letta il giovane (46 anni) uscito dalle rovine della democratica armata che si prepara a dar a questa barca senza nocchiero la rotta ch’abbisognava. Ce la farà dove hanno fallito altri illustri predecessori o s’incaglierà pure lui tra gli scogli del “nulla di fatto” facendo avverare i disastri evocati da chi nel lieto banchetto (Grillo) è stato alfine escluso?

Certamente Letta il giovane (e qui lo ripeto perché come nel Plinio esiste anche un Letta il vecchio, zio dallo sguardo placido che siede a fianco dell’arzillo Cavaliere) è figura competente e rassicurante al punto giusto per tessere più di un nodo tra antichi rivali che gli ultimi eventi già non fanno sembrar più tali. A tal proposito tosto sono arrivati in tanti (dei nomi, ahimé,  non sempre emananti aria di primavera) a tirarlo per le maniche alla ricerca di una poltrona qui e di un’altra là. Lavoro davvero ingrato il suo che deve accontentar tutti e riuscire pure a creare una macchina che sia in qualche modo efficiente, al posto di un mostro dalle teste che si azzannano tra loro com’è facile da prevedere.
Non vorremmo poi che a qualcuno l’accordo faccia solo comodo per prender tempo, per mettere davanti all’urgenza il suo miope egoismo. Ad esempio trovando una scusa per togliere il tappeto da sotto i piedi a questo ragazzone dall’aria coscienziosa e richiamare le urne cercando tra i soliti nostalgici dell’età dell’oro un plebiscito che lo faccia tornare in sella senza dover più rendere conto a nessuno. Ciò non vuole certo scoraggiare il nostro giovane amico, ma metterlo in guardia affinché le belle parole pronunciate con tanta passione dal Napolitano servano a qualcosa invece di  perdersi nell’aria come le ovazioni di coloro che pur approvando in fondo non gli credevano.  

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