Il gran prete Don Luigi Veturi non ha dubbi: "Se la cerimonia fosse stata a San Pietro, tutta la basilica non sarebbe bastata a contenere la gente che sarebbe venuta a rendergli omaggio".
"Ne è sicuro padre?" avrei voluto rispondergli pensando alla folla giunta oggi per il funerale di Giulio Andreotti a San Giovanni dei Fiorentini, a Roma. Di gente ce n'era sicuramente parecchia, ma considerando la statura dell'ex sette volte presidente del Consiglio non era sicuramente una presenza degna di un gigante del suo tempo come era successo per dei coevi come Berlinguer.
Muovendomi tra la folla che si riuniva in attesa del feretro (giunto intorno alle 16.45 e accolto da un minuto di applausi), l'impressione è stata che a dare l'estremo saluto al decano della Repubblica non sia stato il Paese, ma piuttosto il mondo che egli ha rappresentato. Un mondo fatto prima di tutto di persone che hanno iniziato o collegato la loro carriera nella Dc come Casini, Follini, Fioroni o il redivivo Mastella che si sono divisi le navate della Chiesa neanche si trovassero in Parlamento: il Pdl a sinistra, il Pd a destra e il centro naturalmente in mezzo (con la partecipazione straordinaria di Mario Monti). Chissà se gli avrà fatto effetto la predica del parroco iniziata proprio con l'esortazione a pentirsi dei propri peccati...