Non c’è pace per Wolverine. Il suo è un destino
senza tempo.
Logan, dopo l’ultima missione con gli X-Men è un
uomo che vive ormai in totale solitudine, turbato dagli incubi causati dalla
morte di Jean Grey, la fenice, uccisa nell’ultimo capitolo della saga. Ma
proprio quando tutto sembra ormai finito ecco apparire nall’ombra il vecchio
imprenditore giapponese, Yashida, salvato anni prima da Wolverine dallo scoppio
della bomba atomica a Nagasaki. L’uomo, ormai anziano e morente, promette a
Logan di liberarlo dalla sua maledizione: vorrebbe dargli ciò che vuole, la
mortalità.
Film scorrevole e ben scritto ma certamente dedicato
ai soli fan della serie e con alcune incongruenze con la time-line che solo un
appassionato può notare, X-Men:l’inizio,
si pone come ennesimo episodio Marvel che pur con tutti i supporti necessari da
quelli economici a quelli tecnici rimane
un prodotto convincente ma solo per una tranquilla serata di cinema commerciale.
Distribuito dalla Twentieth Century Fox e tratto da un soggetto di Bryan Singer (X-Men,
X-Men 2) la pellicola ha sicuramente una struttura diegetica complessivamente
ben formata nella quale personaggi, storia ed interpreti sembrano ben
mescolarsi, peccato solo per una serie di dialoghi
francamente evitabili e scontati.
La storia, incentrata principalmente
sul primo incontro giovanile e la sull'amicizia, poi smarrita per questioni
“politiche”, di Charles Xavier ( il Prpfessor X) e Erik Lehnsherr (Magneto),
trova il suo punto di forza nella capacità di divenire sempre ad un ritmo
incalzante e travolgente: a differenza del prequel precedente, caratterizzato
da scene di forza inutili, sviluppa un senso psicologico che lega i personaggi
ai problemi reali di integrazione giovanile del nostro tempo. E’ dunque un film
corale in cerca di una dimensione, un polifonico variegato intrecciarsi di
psicologie: le azioni del Professor X e di Magneto risultano in contrappunto creando
però un armonia di elementi opposti. I fatti sembrano correre verso una
direzione di pace a armonia interna ai mutanti, ma il significato con cui essi
affrontano la crisi mondiale va letteralmente nel senso opposto creando
incomprensioni e rivalità interne. Queste le parole dello sceneggiatore Zak
Penn : “L'idea originale è quella di farmi realizzare uno spin-off sui
giovani X-Men, uno spin-off sui personaggi giovani degli X-Men. Ma qualcun
altro ha trovato un'idea più interessante [...]. E' stato Mike Chamoy, che ha
lavorato spesso con me, ha lavorato anche aX-Men 3. E' arrivato con l'idea di fare un film sui giovani
X-Men che non è quello che ti aspetti”
Ma è proprio su ciò che non ci si dovrebbe aspettare che il film
risulta poco efficace, non ci sono (forse l’ unica è l’evoluzione della Bestia)
elementi totalmente originali.
Lo sviluppo della sceneggiatura riguardante la psicologia di
Magneto risulta invece ben articolata: l’idea di fondo poggia sul suo odio,
resiste alle avversità e sviluppa il suo potere perché odia, ricordando in un
certo qual modo la storia del “Filottete” Sofocleo della letteratura greca.