Il lavoro di un attore, i sacrifici della recitazione, il familismo e l'ipocrisia di una perfezione che non esiste: tutto questo è Una Famiglia Perfetta nuovo film di Paolo Genovese.
Ispirazione per la sceneggiatura il film spagnolo "Familia" (1996) di Fernando León de Aranoa:
Un potente uomo di mezza età, nonostante la ricchezza, soffre enormemente la propria solitudine. Per le feste natalizie decide così di assumere una troupe di attori per interpretare la famiglia perfetta che ha sempre sognato di avere...
Una piccola vetrina su politica, cinema e videogiochi. Venite viandanti della rete, ascoltare non ha prezzo.
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giovedì 3 gennaio 2013
Una Famiglia Perfetta: una fantastica avventura metateatrale
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domenica 11 novembre 2012
Megamind: la rivincita di Lex Luthor
In ogni storia, si sa, il villain ha sempre un
fascino particolare e di solito è sempre il personaggio più “amato"ericordato
di un film. Cosa succederebbe se fosse
proprio questo, il cattivo, a vincere questa volta?
domenica 4 novembre 2012
A Christmas Carol: un affascinante viaggio verso il Natale
Le
Feste si avvicinano e come ogni anno inizia una certa nostalgia per film con
atmosfere “Natalizie”...ecco un nostro consiglio, un film gradevole da vedere
in famiglia o con gli amici nelle sere invernali più gelide e piovose: Robert Zemeckis dopo il
successo di “Polar Express”, ci
propone un nuovo , divertente , elettrizzante film : “ A Christmas Carol”
adattamento filmico del Canto di
Natale di Charles Dickens.

Il film è stato girato in 3D ed è
sicuramente adatto ad ogni tipo di pubblico : se infatti un bambino può
apprezzarne i contorni fantastici ed una storia appassionante e perfettamente inserita nel tepore del clima
natalizio , noi adulti potremmo trarne un profondo insegnamento per le nostre
vite così “materiali”, così egoiste.
Proviamoci anche noi dunque ad
immaginare come è stato , è e sarà il nostro Natale cercando di migliorare e
approfondire più la componente spirituale e tralasciando la mera materialità: non
necessariamente da un punto di vista religioso ma quantomeno umano. In
conclusione cinematograficamente parlando si può considerare la regia di Robert
Zemeckis (Ritorno al Futuro) una garanzia di qualità , raffinatezza
espressiva e al tempo stesso semplicità creativa,dove ogni componete della
struttura narrativa ha una dimensione precisa e chiara all’ interno del tutto.
Buona Visione.
venerdì 1 giugno 2012
Tim Burton tra favola oscura e familismo: Dark Shadows
Nessun “investigatore di menti umane” avrebbe mai potuto pensare che il nuovo film di Tim Burton, Dark Shadows possedesse elementi di spicco riguardante la crisi del mondo occidentale. In questo nuovo film, tratto da una soap opera statunitense degli anni ’70, ragione e irrazionalità convivono nel vampiro Barnabas Collins: in sé fonde insieme un racconto di emarginazione, una storia d’amore impossibile e una tematica tanto cara al regista, il diverso che tra i “normali” finisce per apparire molto più “umano” e profondo rispetto al contesto sociale.
Il concetto di familismo, avidità e superficialità emerge con prepotenza sin dalle prime scene del film dove fanno da contraltare l’amore non corrisposto e la dissomiglianza tra l’animo di Barnabas e l’ostinata aspirazione all’apparire della famiglia Collins. Perché familismo? Tim Burton dimostra anche in questa pellicola tutta la sua avversione per le forme ipocrite di benevolenza, lega tutti i personaggi (tranne il Vampiro e la Strega) al filo diretto del denaro e del potere, della materialità e del cinismo finendo per staccarli, isolarli dal contesto cittadino, a volte dalla storia stessa.
Insomma un film in cui è chiaro l’intelletto, la personalità e il cuore dell’autore (regista) che grazie alla sua soggettività palesa sullo schermo un’interiorità creativa ed ironica che ci concede qualche risata di gusto quà e là.
E non c’è da stupirsi, ne da rimanere delusi sul poco spessore che, nell’economia della storia, assume la relazione tra Barnabas e Victoria, personaggio assolutamente trascurato ed “emarginato” dai temi reali del film. Se infatti la strega Angelique altro non è che il cieco capitalismo, il denaro e il potere rifiutati nella loro aridità da Barnabas, il duo Victoria/Josette richiama quell’amore puro, dai colori intensi di Edwardiana memoria ma che in questo contesto non sono stati considerati da Burton fondamentali per la storia che voleva raccontare.

Un’altro parallelismo possibile è con Oliver Twist: il personaggio tratto dai racconti di Charles Dickens possiede una personalità apparentemente fragile ed è anch’esso vittima di violenze, soprattutto di tipo psicologico. Accanto ad Oliver, così come a Barnabas, è presente un nucleo famigliare che non è altro che la traslazione ideale dei problemi del protagonista, come se le loro fragilità prendessero corpo e vita nei consanguinei.
Ma dove sono dunque le novità, la nuova frontiera verso cui Tim Burton si è spinto in questa pellicola? E’interessante notare come Angelique, la strega malvagia, sia assolutamente una rappresentazione atipica per il regista: alla furbizia, alla celestialità e alla doppiezza della “donna gatto” sostituisce nella costruzione di questo personaggio l’invidia, l’amore non corrisposto e l’aridità d’animo. Elementi nuovi nella rappresentazione della donna, molto più convenzionale e dunque meno interessante è infatti Victoria che rientra in standard già visti: la morte per Angelique sarà infatti l’unica via di salvezza in una realtà di isolamento e di totale assenza di valori, la decisione di renderla simile ad una bambola di porcellana, tanto bella quanto fragile, risulta elemento comparabile all’altrettanta fermezza di Barnabas e della sua “nuova famiglia”che con lui ritroverà sicurezza e convinzione. Barnabas è dunque l’elemento riempitivo di un vuoto assoluto, un vuoto che di fatto finisce per distruggere Angelique che va letteralmente in pezzi nel momento del trapasso.
Tim Burton, dunque, ci ha resi partecipi della sua idea di famiglia, della convinzione che il falso perbenismo sia il vero male, che nessuno può arrecarsi il diritto di conoscere le teorie del diverso e di adattargli un’etichetta fissa. Insomma con questo film (non un capolavoro, ma una pellicola efficace) familismo, crisi economica e umana si incontrano e si riorganizzano in chiave soggettiva, in chiave Burtoniana, senza la pretesa di elevarsi a dottrina universale.
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