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martedì 10 dicembre 2013

Medea contro Medea: battaglia senza vincitori

Una storia antica come il mondo, quella di una madre che uccide i suoi figli, che raggiunge l’apice nelle vicende di Medea, è quella messa in scena in Taking care of baby (3 - 5 dicembre, Teatro Elfo Puccini di Milano).

Al centro della vicenda il rapporto tra Donna (Isabella Ragonese), presunta infanticida, e sua madre Lynn, politica in ascesa sul territorio locale, in una “Medea contro Medea”. Lynn, che sfrutta il dramma della sua famiglia, e in particolare di sua figlia, per la sua campagna elettorale alla fine è più innocente della figlia?
Tutto viene raccontato nella forma di documentario. La storia, vera, accaduta in Inghilterra, viene riproposta da materiale giornalistico: interviste ai reali protagonisti, lettere scritte dalle persone coinvolte all’autore. Non è finzione teatrale, è verità, è giornalismo e non verrà mai data una chiave di lettura, un giudizio sui fatti, verranno solo riproposti. Anche i mezzi ricordano il giornalismo e la televisione, sono interviste, spezzoni audio e video, lettere, efficaci ai fini dello spettacolo e dell’impostazione del testo, forse un po’ troppo prolisso per la vicenda narrata.

All’inizio la Ragonese, bravissima, non convince, il suo viso pulito ricorda troppo i suoi personaggi cinematografici, innocenti ed ingenue ragazzine. Alla fine, invece, è proprio questo un punto di forza, ancora una volta non viene suggerito un giudizio sulla colpevolezza o meno dall’aspetto fisico. È una persona che racconta la sua storia e basta. Piuttosto che farle raccontare la sua verità dalla cabina di regia e proiettarne uno strettissimo primo piano sullo schermo in palco, sarebbe forse stato più opportuno tenerla in scena, magari in un angolo, defilata, ma comunque visibile dal pubblico sia dal vivo che in video.

Sembra quasi emergere una cifra stilistica degli Artefatti: la profonda solitudine di tutti i personaggi, che avevamo lasciato in Sangue sul collo del gatto e torna anche in Taking care of baby. Anche quando sembra ci sia un dialogo, in realtà si assiste a dei "monologhi paralleli", i personaggi non sembrano mai realmente mossi o coinvolti da ciò che dice l'altro. E nella fattispecie della storia di Donna, non è forse anche questa una colpa?


martedì 3 dicembre 2013

Solitudine pop


Una scena tripartita, che per qualche strano cortocircuito mentale riporta agli occhi il Pagamento del tributo di Masaccio, unico affresco sul quale sono rappresentate tre scene che si svolgono in tempi diversi, una sorta di fumetto ante litteram. L’ambientazione invece ricorda l’America di Edward Hopper: casetta bianca, pompa di benzina, aria vagamente fifties e luce straniante. Ed è forse proprio Hopper la chiave di lettura giusta per Sangue sul collo del gatto (qui il trailer), testo del 1968 di Rainer W. Fassbinderdel 1968, messo in scena all’Elfo Puccini di Milano dal 27 novembre al 1 dicembre 2013 dall’Accademia degli Artefatti.