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venerdì 22 marzo 2013

Taxi Driver - La Recensione


Il destino di un uomo passa per le persone che uccide in un Vietnam che non finisce mai. Nell’alienazione, nella solitudine e nell’indifferenza nasce l’antieroe dei nostri tempi. Questo il  paradosso descritto nel film Taxi Driver di Matin Scorsese. La Pellicola girata nel 1976 ed interpretata da un giovane Robert De Niro e da una Jodie Foster ancora tredicenne riflette sul valore specifico dell'esistenza individuale e sul suo carattere precario, ponendosi in opposizione chiara ad ogni forma di idealismo.

mercoledì 23 gennaio 2013

L'Uomo d'Acciaio: il reboot di Superman dal 13 giugno al cinema


La riscrittura di una Graphic Novel molto famosa, la rinascita per l'uomo d'acciaio.
Dal regista Zack Snyder prende vita una versione postmoderna del personaggio di Superman.
L'abbandono, la solitudine e le responsabilità le tematiche principali ...tutto questo sotto la supervisione di un certo Cristopher Nolan...

giovedì 13 settembre 2012

Prometeo: ladro o eroe


Quando vedi un’opera teatrale greca in un teatro greco, capisci. Capisci che il teatro era per i Greci, e lo è ancora oggi per noi, qualcosa di sacro; che è un momento sociale, di incontro e conoscenza con l’altro, ma allo stesso tempo anche un momento estremamente intimo che ti costringe a confrontarti con te stesso. La tragedia parla a tutti e parla direttamente ad ogni spettatore. Di certo sono i testi, classici, forti e attuali a secoli di distanza dalla loro scrittura, che portano a questo sommovimento di sentimenti e pensieri, ma questa stessa forza viene amplificata esponenzialmente dalla struttura del teatro: la bellezza, la natura che entra nella rappresentazione, la luce naturale che all’inizio abbaglia e avvolge tutto, riflessa dalle pietre bianche del teatro, e che al tramonto invece rende tutto romantico e mistico, l’acustica, le voci degli attori e i loro volti che in realtà non si vedono, o, per gli antichi Greci, perché coperti da maschere, o perché, per noi oggi, comunque più lontani che in un teatro moderno. I testi colpiscono per la poesia e per il pathos e nel momento in cui si pensa che prevalga la poesia ecco che si viene colpiti, come un pugno nello stomaco, dal pathos dell’azione scenica e viceversa, proprio perché la “formula segreta del dramma greco sembra un equilibrio perfetto di forma e contenuto che combina temi forti con strutture drammaturgiche e linguistiche di enorme potenza espressiva.”[1].

Esempio, atipico per alcuni versi e invece emblematico per altri, della tragedia greca è il Prometeo. Il testo è dedicato al titano amante degli uomini a tal punto da mettere a rischio se stesso pur di donare il fuoco all’umanità.
Il testo greco pervenuto fino a noi è il Prometeo incatenato di Eschilo ed innumerevoli sono i rimaneggiamenti che ha inspirato, come il Prometheus di Ridley Scott giusto per citare l’ultima rilettura. Il testo è difficile alla prima occhiata, non cattura immediatamente con le grandi passioni che associamo alle tragedie greche, ma ad una più attenta lettura si scopre un testo ricco di pathos, nascosto dietro l’apparente staticità della rupe a cui Prometeo è incatenato per una punizione divina.

Il testo, a prima vista, quindi, non appare come una “tragedia” in senso classico, ma Prometeo può essere considerato un eroe tragico a tutti gli effetti, alla pari di Achille, dove la forza e il valore fisico vengono sostituiti dalla forza dell’intelletto e dal valore dell’animo. La statura eroica di Achille, infatti, risiede nella sua scelta di accettare la morte e il dolore e di fronteggiare l’ineluttabilità del destino, pur di vendicare l’uccisione di Patroclo, consapevole che il suo destino è di morire in guerra, se tornerà a combattere.[2] Anche Prometeo, pur consapevole della punizione che lo attende, sceglie di rubare il fuoco agli dei e di donarlo agli uomini. Scelta e consapevolezza, tratti emblematici dell’eroe greco, che ritroviamo anche in questo eroe immobilizzato. I protagonisti della tragedia greca, infatti, “sono sì vittime del destino e anche delle proprie colpe ma, nel momento della sofferenza, acquistano quella dignità e quella nobiltà, che prima non avevano.”[3]. Entra quindi in scena un nuovo concetto chiave della tragedia greca: la colpa, a prescindere che sia volontaria o involontaria. E Prometeo di certo ha una grande colpa, è un ladro, ha rubato un bene preziosissimo, il fuoco, che avrà conseguenze inimmaginabili per l’umanità.




[1] M. Treu (2009), Il teatro antico nel Novecento, Le Bussole (346) Roma, Carocci editore, p.100.
[2] G. Guidorizzi (2000), L’età classica vol. 2 de Il mondo letterario greco, Milano, Einaudi scuola, p. 43.
[3] G. Antonucci (2008), Storia del teatro greco e latino. Da Eschilo a Seneca, Roma, Edizioni Studium.

venerdì 29 giugno 2012

La leggendaria umanità di un uomo qualunque

“In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa, perché l’unica cosa che voglio è resistere, nessuno è mai riuscito a resistere con Creed, se io riesco a reggere alla distanza e se quando suona l’ultimo gong io sono ancora in piedi, se sono ancora in piedi io saprò per la prima volta in vita mia che, non sono soltanto un bullo di periferia.” Rocky.

Nel 1975 un attore allora poco conosciuto, Sylvester Stallone interpretò, da un proprio soggetto, il pugile Rocky Balboa. Film a basso costo e senza pretese particolari Rocky, diretto da Jonh G. Advilsen si rivelò invece un grande successo. Vinse ben 3 Oscar come miglior film, miglior regia e miglior montaggio.