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giovedì 9 agosto 2012
Umanità olimpica
Le olimpiadi sono sempre occasione per i media di tirare in ballo i più grandi ideali: la festa capace di far dimenticare le differenze tra i popoli, la celebrazione dei più grandi campioni che grazie al loro fisico (ma anche la mente che non va sottovalutata) riescono a compiere imprese straordinarie e l'esempio del trionfo conseguito dopo anni di sacrifici che può trasmettere soprattutto alle generazioni più giovani.
Dietro il palcoscenico resta la realtà fatta di capi di stato che approfittano dell'evento per continuare a discutere come se si trovassero in uno dei tanti convegni e anche le storie di chi concorre che rivelano un'umanità a volte ammirevole e a volte controversa.
Si pensi alla vicenda sul doping che ha coinvolto uno dei nostri atleti più noti, Alex Schwazer, il quale di fronte all'incontestabile ha ammesso in un momento di visibile commozione l'errore commesso e il peso che esso ha comportato. Oppure alle sconvolgenti foto di come gli atleti cinesi vengono preparati fin da giovanissimi alle competizioni, vivendo lo sport più come un addestramento al servizio dei governi che rappresentano che come una disciplina sana e formativa per l'individuo.
Ombre, ma anche luci come la determinazione di un Pistorius o di una Josefa Idem e le incredibili prestazioni di un Bolt che per fortuna ci sanno offrire lo splendente rovescio di una medaglia altrimenti opaca. Se no che spettacolo sarebbe?
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venerdì 4 maggio 2012
Fuochi sul Tamigi
Qualche giorno fa si è parlato della Thymoshenko e ultimamente alcuni leader occidentali stanno valutando se partecipare o meno agli europei di calcio come mezzo di pressione sul governo ucraino. C'è però un altro appuntamento sportivo ravvicinato e forse anche più importante, vale a dire i XXX Giochi Olimpici di Londra: nulla di così insolito se consideriamo che la City attira abbastanza pubblico di per sé e che ha già ospitato i giochi in altre due occasioni.
Colpisce però la coincidenza dell'evento con tre fasi storiche profondamente diverse tra loro per il paese. La prima volta fu nel 1908, quando l'impero britannico era allo zenith della sua potenza e si scaldava per un confronto dal quale sarebbe uscito ancora più rafforzato. Seguì la replica nel 1948 quando gli Stati Uniti hanno di fatto scavalcato l'ex-madrepatria che perdendo la sua inestimabile gemma indiana si avvia a smantellare il suo immenso dominio coloniale.
La fiamma olimpica del 2012 invece si accenderà dove manca il tempo per le velleità imperialistiche (a parte il bisticcio delle Falklands che ne è pallido riflesso), perché è difficile trovare nella storia recente un momento altrettanto cruciale per la Gran Bretagna. Scomodare l'epico duello con Napoleone o Hitler sarebbe un esercizio inutile, ma come allora Londra si vede mettere in discussione praticamente tutto: i dubbi (in parte condivisibili) sul Fiscal Compact ne hanno ridimensionato il ruolo in Europa; la sua prosperità economica è stata contestata dagli ultimi dati recessivi; la solidità politica è afflitta da sporadiche rivolte di piazza, dalla collusione dei partiti con Murdoch e da un governo in difficoltà che le sconfitte elettorali indeboliranno ulteriormente; persino l'integrità territoriale tiene il fiato sospeso per un referendum che nel 2014 potrebbe sancire un divorzio lungamente agognato dagli scozzesi. Potrebbe andare peggio, ma gli inglesi hanno dalla loro tutte le qualità che servono per risolvere crisi ben peggiori. L'ultima cosa di cui avremmo bisogno sarebbe un Le Pen o un Wilders d'oltremanica....
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