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venerdì 31 gennaio 2014

Russia - Vecchi rancori alle porte di Sochi

Mancano ormai pochissimi giorni all'inizio delle Olimpiadi invernali di Sochi, dove l'attenzione resta alta anche a causa dei numerosi attentati che dallo scorso dicembre hanno colpito la città di Volgograd e le regioni più calde del Caucaso come il Daghestan. 
Ma ad accrescere la tensione attorno a Sochi non è soltanto il terrorismo islamico, usato forse come pretesto dalla Russia per gettare sale nella ferita ancora fresca che ha inflitto in quello che si potrebbe definire il suo vicino più riottoso: la Georgia.  

giovedì 19 dicembre 2013

Russia - Soci 2014, le Olimpiadi di Putin non sono più una festa

Quarant'anni fa Bobby Rings, campione di tennis tra gli anni trenta e quaranta, in uno slancio di orgoglio sessista dichiarò che il gioco femminile era così inferiore a quello maschile che anche un cinquantacinquenne come lui sarebbe stato in grado di battere una primatista di trent'anni più giovane senza troppi problemi. 
La diretta interessata di allora, Billie Jeane King - già vincitrice di svariati tornei Wimbleton e U.S. Open - accettò allora la sfida che sarebbe stata ricordata come la 'Battaglia dei Sessi' e si sarebbe disputata il 20 settembre 1973 allo Houston Astrodome, in Texas, dove riuscì ad umiliare Rings e le sue assurde convinzioni. Nelle prossime settimane la King rivivrà in qualche modo il brivido di allora mettendo in imbarazzo un altro uomo dalle idee non meno agghiaccianti: il presidente russo Vladimir Putin e la sua politica aspramente omofoba.

giovedì 9 agosto 2012

Umanità olimpica


Le olimpiadi sono sempre occasione per i media di tirare in ballo i più grandi ideali: la festa capace di far dimenticare le differenze tra i popoli, la celebrazione dei più grandi campioni che grazie al loro fisico (ma anche la mente che non va sottovalutata) riescono a compiere imprese straordinarie e l'esempio del trionfo conseguito dopo anni di sacrifici che può trasmettere soprattutto alle generazioni più giovani.
Dietro il palcoscenico resta la realtà fatta di capi di stato che approfittano dell'evento per continuare a discutere come se si trovassero in uno dei tanti convegni e anche le storie di chi concorre che rivelano un'umanità a volte ammirevole e a volte controversa.
Si pensi alla vicenda sul doping che ha coinvolto uno dei nostri atleti più noti, Alex Schwazer, il quale di fronte all'incontestabile ha ammesso in un momento di visibile commozione l'errore commesso e il peso che esso ha comportato. Oppure alle sconvolgenti foto di come gli atleti cinesi vengono preparati fin da giovanissimi alle competizioni, vivendo lo sport più come un addestramento al servizio dei governi che rappresentano che come una disciplina sana e formativa per l'individuo.
Ombre, ma anche luci come la determinazione di un Pistorius o di una Josefa Idem e le incredibili prestazioni di un Bolt che per fortuna ci sanno offrire lo splendente rovescio di una medaglia altrimenti opaca. Se no che spettacolo sarebbe?

venerdì 4 maggio 2012

Fuochi sul Tamigi


Qualche giorno fa si è parlato della Thymoshenko e ultimamente alcuni leader occidentali stanno valutando se partecipare o meno agli europei di calcio come mezzo di pressione sul governo ucraino. C'è però un altro appuntamento sportivo ravvicinato e forse anche più importante, vale a dire i XXX Giochi Olimpici di Londra: nulla di così insolito se consideriamo che la City attira abbastanza pubblico di per sé e che ha già ospitato i giochi in altre due occasioni.
Colpisce però la coincidenza dell'evento con tre fasi storiche profondamente diverse tra loro per il paese. La prima volta fu nel 1908, quando l'impero britannico era allo zenith della sua potenza e si scaldava per un confronto dal quale sarebbe uscito ancora più rafforzato. Seguì la replica nel 1948 quando gli Stati Uniti hanno di fatto scavalcato l'ex-madrepatria che perdendo la sua inestimabile gemma indiana si avvia a smantellare il suo immenso dominio coloniale.
La fiamma olimpica del 2012 invece si accenderà dove manca il tempo per le velleità imperialistiche (a parte il bisticcio delle Falklands che ne è pallido riflesso), perché è difficile trovare nella storia recente un momento altrettanto cruciale per la Gran Bretagna. Scomodare l'epico duello con Napoleone o Hitler sarebbe un esercizio inutile, ma come allora Londra si vede mettere in discussione praticamente tutto: i dubbi (in parte condivisibili) sul Fiscal Compact ne hanno ridimensionato il ruolo in Europa; la sua prosperità economica è stata contestata dagli ultimi dati recessivi; la solidità politica è afflitta da sporadiche rivolte di piazza, dalla collusione dei partiti con Murdoch e da un governo in difficoltà che le sconfitte elettorali indeboliranno ulteriormente; persino l'integrità territoriale tiene il fiato sospeso per un referendum che nel 2014 potrebbe sancire un divorzio lungamente agognato dagli scozzesi. Potrebbe andare peggio, ma gli inglesi hanno dalla loro tutte le qualità che servono per risolvere crisi ben peggiori. L'ultima cosa di cui avremmo bisogno sarebbe un Le Pen o un Wilders d'oltremanica....