Ogni domenica non può essere senza la consueta rubrica degli Esteri della Tana. I protagonisti di questa settimana sono Giappone, Francia e Cisgiordania.
La crisi coreana degli ultimi giorni ha spinto Tokyo a ridiscutere la propria posizione nell'area trovando un accordo con i vicini come Taiwan e rafforzando l'apparato militare.
In Francia con il via libera del Senato la strada per il matrimonio gay pare ormai vicinissima all'rrivo che aggiungerebbe un Paese di grande peso sul lato europeo a favore di questa riforma.
Resta infine la Cisgiordania che dopo la crisi del governo Fayyad vede un'autorità palestinese sempre più irrilevante rispetto ad un Hamas a tratti repressivo a Gaza e un Israele propenso a dare il via alla resa dei conti con Teheran. Buona lettura ;)
Una piccola vetrina su politica, cinema e videogiochi. Venite viandanti della rete, ascoltare non ha prezzo.
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domenica 14 aprile 2013
Diario dal Mondo - XVI Settimana
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venerdì 2 novembre 2012
Rientro nei ranghi?
A quasi otto anni spaccati dal sogno della rivoluzione arancione, le ultime elezioni legislative in Ucraina confermano il ripensamento che si è avuto su quest'esperienza, visto che il vincitore è lo stesso Yanukovich che nel 2004 si era visto soffiare la presidenza dopo essere stato accusato di brogli. In fondo Yanukovich era il pupillo di quel Kuchma che aveva governato la nazione dall'indipendenza fino ad allora grazie anche al sostegno di Mosca che nella rivolta temette di perdere l'Ucraina com'era accaduto con gli ex-fratelli baltici.
Oggi il copione si ripete tale e quale ad allora, con l'Ocse che denuncia una campagna e uno scrutinio palesemente a favore del governo, mentre l'opposizione versa in difficoltà anche a causa degli arresti eccellenti come la Tymoshenko che continua a marcire in carcere con scarse possibilità di essere raggiunta da qualsiasi osservatore esterno.
L'unica differenza con il passato è che irregolarità o meno sembra che agli ucraini non gliene importi più molto. Dopo il mezzo pantano in cui è incappata la coalizione arancione e con essa il paese, la gente ha preferito rinunciare a visioni troppo audaci (tra cui l'adesione all'Ue e alla Nato) per mantenere una cauta ambiguità e tenersi buono un vicino russo che ai tempi della sollevazione non aveva la forza e la stabilità di adesso. Le aspirazioni europeiste non sono certo morte del tutto, ma la natura di questo voto (in tutti i suoi aspetti) le svuota di contenuto e lascia Kiev in una posizione all'apparenza più tranquilla del tandem Yushchenko-Tymoschenko ma non per questo meno vulnerabile.
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