Addio dunque alle sgargianti Pontiac o Buick, alle vecchie Ford o Chrysler senza le quali le strade dell'Avana non sarebbero quelle che abbiamo imparato a conoscere? Forse visto che con l'attuale reddito medio dei cubani ci vorrà ancora un bel po' di tempo prima di ritrovarli sommersi di Peugeot 208, Toyota Yaris, Opel Corsa e chissà quant'altro. Ma la strada imboccata dal fratello di Fidel per aprire uno degli ultimi regimi comunisti al mondo si profila abbastanza promettente.
Una piccola vetrina su politica, cinema e videogiochi. Venite viandanti della rete, ascoltare non ha prezzo.
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venerdì 20 dicembre 2013
Cuba - Raul Castro e le 300 riforme
L'ultima novità annunciata da Cuba potrebbe stravolgere uno dei tratti caratteristici dell'isola. Tra poco tempo sarà possibile acquistare un'automobile senza l'autorizzazione governativa, estendendo un mercato finora limitato solo al listino precedente all'embargo degli anni sessanta.
domenica 14 aprile 2013
Diario dal Mondo - XVI Settimana
Ogni domenica non può essere senza la consueta rubrica degli Esteri della Tana. I protagonisti di questa settimana sono Giappone, Francia e Cisgiordania.
La crisi coreana degli ultimi giorni ha spinto Tokyo a ridiscutere la propria posizione nell'area trovando un accordo con i vicini come Taiwan e rafforzando l'apparato militare.
In Francia con il via libera del Senato la strada per il matrimonio gay pare ormai vicinissima all'rrivo che aggiungerebbe un Paese di grande peso sul lato europeo a favore di questa riforma.
Resta infine la Cisgiordania che dopo la crisi del governo Fayyad vede un'autorità palestinese sempre più irrilevante rispetto ad un Hamas a tratti repressivo a Gaza e un Israele propenso a dare il via alla resa dei conti con Teheran. Buona lettura ;)
La crisi coreana degli ultimi giorni ha spinto Tokyo a ridiscutere la propria posizione nell'area trovando un accordo con i vicini come Taiwan e rafforzando l'apparato militare.
In Francia con il via libera del Senato la strada per il matrimonio gay pare ormai vicinissima all'rrivo che aggiungerebbe un Paese di grande peso sul lato europeo a favore di questa riforma.
Resta infine la Cisgiordania che dopo la crisi del governo Fayyad vede un'autorità palestinese sempre più irrilevante rispetto ad un Hamas a tratti repressivo a Gaza e un Israele propenso a dare il via alla resa dei conti con Teheran. Buona lettura ;)
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martedì 30 ottobre 2012
Cara vecchia rivoluzione
La settimana scorsa si è fatto un gran parlare della presunta morte di Fidel Castro, il quale dopo essere scivolato dietro le quinte della politica cubana quattro anni fa ha ridotto sensibilmente le sue apparizioni in pubblico facendo speculare a più non posso sul suo effettivo stato di salute. Poi il leader maximo è puntualmente tornato sulla scena a dimostrazione che nonostante i suoi 86 anni riesce ancora a stare all'aria aperta e non soffre nemmeno di un mal di testa.
Teatrini governativi a parte non posso che provare simpatia nel vedere l'eroe della rivoluzione e di una generazione incanutita come lui dismettere la divisa per indossare i panni dell'innocuo vecchietto intento a passeggiare in mezzo ai campi. L'immagine di un uomo stanco come il suo paese che da più di cinquant'anni sconta un embargo che ne strozza l'economia e sogna di andare alla scoperta di un mondo andato per conto proprio.
Attualmente la situazione a Cuba è meno tragica di quella vissuta subito dopo la perdita della madre sovietica. L'Avana ha trovato dei nuovi alleati (in primis il Venezuela di Chavez e la Bolivia di Morales) che hanno aiutato l'isola ad integrarsi timidamente nel nuovo ordine latinoamericano a guida brasiliana, ma il fiato di Washington continua a soffiare troppo forte sul collo dei cubani. Molte delle aziende che hanno provato ad intrattenere affari continuano a subire pesanti ripercussioni da parte del Dipartimento del Tesoro Usa, mentre le parole incoraggianti che Obama aveva pronunciato riguardo un nuovo inizio finora sono sostanzialmente lettera morta.
Il cambiamento pare comunque inevitabile. Tra le novità di cui si discute maggiormente di recente ci sono le aperture che il regime concederà sulla migrazione, le quali prevedono tuttavia delle limitazioni importanti (tra cui medici, militari e naturalmente dissidenti) e hanno dei costi relativamente elevati per buona parte dei suoi cittadini. A giudicare da questo e dalla lentezza di altri progressi molti si chiederanno come mai Cuba esiti ancora tanto a rimettere in discussione un modello che la storia ha quasi estinto. Parte della responsabilità ovviamente ce l'ha l'intransigenza delle lobby anticastriste che allontanano ogni possibilità di una seria riconciliazione tra le due sponde e sono viste da molti cubani come un covo di rapaci opportunisti. D'altra parte il governo cubano tradisce una relativa incapacità di adattarsi ai tempi che cambiano, ma fintanto che la vecchia guardia (a cominciare dai fratelli Castro) continuerà a far sentire la sua ingombrante presenza le probabilità di svolte epocali continueranno ad essere scarse. Per ora ci si accontenta di stanchi sospiri come quelli di un anziano che sente scivolar via il tempo ma non può far altro che constatare la propria impotenza. Un po' come il Fidel delle ultime foto...
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