venerdì 11 gennaio 2013

Italia - I cinque poli della discordia

A un mese e mezzo dalle elezioni la Tana getta nuovamente il suo sguardo sul panorama politico, dove la novità più sostanziale come tutti sapranno è la discesa in campo definitiva di Mario Monti, il quale da jolly in caso di risultato alla greca (un Parlamento paralizzato dall'assenza di un forte vincitore) diviene elemento che complica la scelta di un elettorato già abbastanza perplesso e demotivato.
Rispetto a poco prima delle feste la sfida tra i partiti si è definita molto meglio, talvolta in modo frettoloso e poco convincente, anche se con i tempi ristretti dal tira e molla sull'Election Day e il torpore delle forze politiche svegliatesi di soprassalto dal letargo durato un anno difficilmente si poteva pretendere di meglio.
Dall'era della contrapposizione manichea tra pro e contro Berlusconi siamo passati ad una bella zuffa tra cinque poli, di cui uno in netto vantaggio e altri tre che si contendono con le unghie e con i denti il secondo posto. Facciamo dunque il punto della situazione.


- Primo polo (Partito Democratico e Sinistra, Ecologia e Libertà): dopo la piccola schermaglia tra Bersani e Renzi nella primarie di fine autunno, il maggiore schieramento di centrosinistra ha preferito volare basso. La priorità è quella di mantenere il vantaggio con un candidato rassicurante e un programma che in qualche modo prosegue l'esperienza montiana aggiungendo una maggiore attenzione alle istanze sociali, il cui peso nell'agenda di governo dipenderà soprattutto dal rapporto di forza che Vendola riuscirà ad ottenere all'interno dell'alleanza.

- Secondo polo (Popolo delle libertà, Lega Nord e La Destra): dopo un momento di riflessione che faceva ben sperare in una fase di cambiamento, il centrodestra ritorna invece all'asse Pdl-Lega con una proposta decisamente populista che si dissocia fortemente da Monti e dall'Unione Europea germanocentrica. La tattica pare finalizzata più a riconquistare il voto del Nord per mettere i bastoni tra le ruote al Pd nel Senato che a vincere davvero le elezioni, anche se considerando la forte disillusione dei moderati per l'esperienza berlusconiana e l'esistenza di un'alternativa grillina molto più accattivante di un tandem di vecchi attori come Berlusconi e Maroni la mossa sulla carta ha scarse possibilità.

- Terzo polo (Monti, Unione di Centro, Futuro e Libertà): il sodalizio dei transfughi Casini-Fini che finora non aveva dato i frutti sperati sta puntando tutto sul prestigio del Professore, che per quanto discutibile sia stato il suo esecutivo resta sempre un elemento di discontinuità con un mondo politico per molti segnato da leggerezza e incompetenza. Non a caso il bacino maggiore di voti di questo gruppo potrebbe provenire dai delusi del Pdl che non si riconoscono nella recente virata a destra di Berlusconi.

- Quarto polo (Movimento 5 Stelle): dalle piazze del V-Day a forza politica in grado di scavalcare nei sondaggi il Pdl e arrivare al secondo posto. Poi il riflusso mediatico dovuto anche alla volontà del movimento di non partecipare nei tradizionali format televisivi come il talk show che gli ha fatto perdere in visibilità, salvo riprenderla momentaneamente per una discussa espulsione di alcuni candidati che ne ha macchiato l'immagine. Per questo e in mancanza di un programma che andasse oltre i già noti slogan anticasta, Beppe Grillo cerca di recuperare il terreno perduto con lo Tsunami tour, una campagna in camper che interesserà un centinaio di città e in un modo o nell'altro farà nuovamente parlare di lui. Il bronzo potrebbe essergli comunque assicurato.

- Quinto polo (Rivoluzione Civile): il nuovo protagonista che riunisce le forze rimaste fuori dalla grande spartizione, tra cui l'Italia dei Valori del quasi estinto Di Pietro, il sindaco di Napoli De Magistris e i partitini della sinistra radicale come i Verdi e Rifondazione Comunista. In realtà il gruppo guidato dal pm Antonio Ingroia non ha grandi speranze di arrivare a Palazzo Chigi, anche se rispetto ad altri contendenti minori è degno di menzione perché la sua discesa in campo potrebbe far rientrare in Parlamento uno schieramento rimasto escluso dalle ultime elezioni del 2008.

Per concludere non potevo non spendere due parole per l'evento di ieri sera, ovvero il match Berlusconi-Santoro-Travaglio che cade a poco più di dieci anni dal controverso editto bulgaro. Si è trattato inevitabilmente di una resa dei conti a tutti gli effetti tra due acerrimi rivali che avrà giovato agli ascolti de La7, ma sul piano dei contenuti non ha offerto nulla di rilevante. Del resto agli interessati basterà che se ne parli...

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