Una piccola vetrina su politica, cinema e videogiochi. Venite viandanti della rete, ascoltare non ha prezzo.
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martedì 6 agosto 2013
India - Sfida la 'lobby della sabbia', ma il governo la licenzia
Le autorità parlano di "acume amministrativo", anche se per la stampa la giustificazione data per il licenziamento dell'ispettrice Durga Shakti Nagpal è solo un modo per far tenere la testa della gente sotto la sabbia. Non è un caso se ho usato questa metafora, perché Nagpal stava combattendo la sua battaglia proprio contro chi usavano la sabbia per scopi criminali, alimentando un business che sentendosi disturbato da questa ragazza alla fine ha spinto per toglierla di mezzo.
giovedì 23 agosto 2012
Terra a secco
In barba ai discorsi sullo sviluppo sostenibile e il risparmio energetico sono arrivati gli ultimissimi dati della New Economics Foundation, che si occupano di calcolare il rapporto tra le risorse prodotte ogni anno dal nostro pianeta e quello che l'umanità effettivamente consuma nello stesso arco temporale.
Non illudiamoci sulla nostra parsimonia è ovvio, perché sono già trent'anni che il cosiddetto Global Overshoot Day (GOD), ossia il giorno in cui arriviamo a consumare la quantità di risorse create dalla Terra ogni giro intorno al sole, cade prima del fatidico 31 dicembre. Purtroppo man mano che il mondo e l'economia si globalizzavano il GOD si anticipava ulteriormente fino a toccare l'anno scorso la fine di settembre. E nel 2012 è andata ancora peggio essendosi verificato nientedimeno che il 22 agosto.
In parole povere significa che tra non molto avremo bisogno di un pianeta e mezzo per mantenere il nostro tenore di vita attuale, magari due sul calar del secolo quando chi vive nei paesi emergenti come i Brics (i quali insieme contano la bellezza di tre miliardi di persone) avrà un impatto molto più forte di oggi grazie alla nuova ricchezza acquisita. In tal caso ci vorrà ben altro che le classiche riunioni di circostanza sull'ambiente...
domenica 24 giugno 2012
Il topolino di Rio
Ci sono voluti vent'anni per organizzare una nuova conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile, un po' troppo considerando che durante questo intervallo sono seguiti vari meeting dalla partecipazione più o meno ristretta e dagli accordi scarsamente efficaci. Comunque oggi come allora l'incontro si è tenuto a Rio de Janeiro, città simbolo di un Brasile che è anche il secondo produttore mondiale di una possibile e al contempo discussa alternativa ai combustibili fossili, ossia il bioetanolo.
L'argomento in discussione resta però il Rio+20, che al momento della chiusura registra un risultato non molto diverso dai suoi predecessori. Ai buoni intenti, soprattutto la volontà di far decollare la green economy con Germania e Giappone in testa, fa da contraltare l'assenza di una strategia globale che aiuti i paesi emergenti a fare proprio lo sviluppo sostenibile senza doverne per forza soffocare la crescita.
Di chi sarà la colpa? Della scarsa volontà politica di partecipanti che tra crisi, elezioni e venti di guerra hanno ben altro a cui pensare oppure delle multinazionali, le quali che continuino ad inquinare o che trovino nel green business un modo come un altro di penetrare i mercati locali alla fine vincono sempre?
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