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giovedì 20 febbraio 2014

Libia - Il balletto tra golpe e Costituzione


Venerdì scorso un brivido ha attraversato la Libia, quando il generale Khalifa Haftar è comparso in un filmato per annunciare lo scioglimento della Parlamento e del governo. Per fortuna quello che poteva diventare il golpe di San Valentino si è rivelato effimero come un buco nell'acqua, sebbene ora la Libia debba affrontare una sfida non meno impegnativa. 

martedì 22 ottobre 2013

Italia - Ustica, trent'anni d'inganno

Per la Cassazione non ci sono dubbi: le indagini sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980 in cui persero la vita 81 persone hanno subito un vero e proprio depistaggio. E chiede un nuovo processo contro il ministero della Difesa e dei Trasporti per accertare definitivamente chi siano i veri responsabili di uno dei più grandi misteri del nostro Paese.

venerdì 11 ottobre 2013

Libia - Il rapimento del premier e la guerra civile silenziosa

"Fa parte dei giochi politici di ogni giorno" ha tagliato corto il premier libico Ali Zeidan sul suo rapimento di ieri, quando alle prime luci del mattino un commando facente parte degli stessi uomini che dovevano proteggerlo (la Camera Rivoluzionaria di Libia) lo ha prelevato dalla sua camera d'albergo di Tripoli per ritorsione sulla recente cattura a Tripoli di un leader islamista (Al Libi) da parte degli americani. Poi qualche ora dopo il premier è stato rilasciato per tornare nel suo ufficio come se nulla fosse, anche se in realtà la notizia conferma una situazione di gravità inaudita: lo Stato a quasi due anni dalla fine della guerra civile è praticamente inesistente. 

giovedì 13 giugno 2013

Libia - Scudo, la milizia che tiene in pugno il governo

(Photo: Abdel Magid Al Fergany, AP)
Lo scorso fine settimana è stato un vero inferno per gli ospedali di Bengasi. Non c'era neppure abbastanza spazio per sistemare tutti i feriti che venivano dalla periferia, dove da alcune ore si diceva che fosse esplosa una tremenda battaglia tra i residenti e i miliziani a cui era stato chiesto invano di lasciare gli edifici da loro occupati. Alla fine erano morti quasi trenta persone e ne erano rimaste ferite più del doppio, con alcuni che hanno dovuto subire anche un'amputazione. Benvenuti nella Libia ostaggio delle milizie che l'hanno liberata dal colonnello Gheddafi.

martedì 5 giugno 2012

Il fardello della rivoluzione


Una mattina di inizio giugno all'aeroporto di Tripoli arriva un gruppo di persone, ma non si tratta delle solite folle di turisti ansiose di visitare meraviglie lontane. Difficile crederlo del resto con la povertà diffusa nel paese e infatti si tratta di uno dei numerosi gruppi di miliziani libici che invece di partire sembrano più intenzionati a rimanere. Non a caso decidono di occupare l'intera struttura, costringendo i passeggeri a scendere dagli aeromobili e a quelli ancora in volo di atterrare altrove. A scatenare tanta agitazione è la protesta contro la scomparsa del leader di questa brigata, al-Hebshi, che secondo i suoi uomini sarebbe stato arrestato durante un viaggio verso la capitale, laddove il governo avanza l'ipotesi di un rapimento.
Quale che sia la verità la crisi è rientrata abbastanza in fretta, tanto che lo sgombero dell'aeroporto sarebbe avvenuto nell'arco del pomeriggio in cambio di un'inchiesta del governo sul destino di al-Hebshi. Intanto l'episodio che precede di pochi giorni (escludendo possibili rinvii) le prime elezioni nella Libia del dopo-Ghedaffi, ha messo subito in allarme le cancellerie internazionali.
A differenza del vicino egiziano, che sta vivendo anche lui una delicata fase elettorale, qui la situazione è ancora più confusa visto che il sistema politico è praticamente tutto da definire e le milizie approfittano del vuoto istituzionale per restare impunite e dettare le loro ragioni. Tuttalpiù se qualcuno non dovesse essere d'accordo si può sempre forzare la mano occupando un aeroporto o assaltando con centinaia di soldati armati gli edifici governativi com'è successo qualche settimana prima. Se la Libia continuasse ad avere quasi duecentomila miliziani a briglie sciolte, potrebbero non bastare cinque, dieci elezioni per realizzare qualcosa di veramente diverso dall'era Gheddafi...

giovedì 26 gennaio 2012

Un déjà-vu libico?


Le sabbie libiche tremano di nuovo. E' di qualche giorno infatti la presunta riconquista da parte di lealisti post-gheddafiani della città di Bani Walid. Ma non è in corso una controcampagna tesa a riportare sul trono gli eredi di un condottiero che ha ormai concluso la sua fosca parabola. Dimostra invece la debolezza dell'attuale Cnt che non è più in grado di controllare le molteplici brigate e milizie, parecchie delle quali di dubbia provenienza, con cui ha trionfato sul precedente regime.
A parte Tripoli e Bengasi, ma neppure tanto, i militari nel resto del paese mancano di un solido inquadramento e iniziano così a entrare in competizione tra loro, diffondendo un clima di faziosità che può avere conseguenze molto pericolose. I fatti di Bani Walid sono lì a dimostrarlo. Il rischio non è il ritorno dei Gheddafi, ma l'inizio di una nuova e più devastante guerra civile.