Missione compiuta, quindi ci dimettiamo. Questa la curiosa spiegazione che ha dato il governo egiziano del premier Hazem al-Beblawi nell'annunciare lunedì scorso in televisione il proprio ritiro. E quali sarebbero i successi che invece di promuovere l'esecutivo hanno paradossalmente segnato la sua volontaria uscita di scena? L'approvazione della nuova Costituzione e la messa in sicurezza delle città secondo alcuni. Oppure spianare la strada alle imminenti presidenziali di aprile per il generale Abdel Fatah al-Sisi secondo altri.
Una piccola vetrina su politica, cinema e videogiochi. Venite viandanti della rete, ascoltare non ha prezzo.
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mercoledì 26 febbraio 2014
Egitto - Grandi manovre per le presidenziali
Missione compiuta, quindi ci dimettiamo. Questa la curiosa spiegazione che ha dato il governo egiziano del premier Hazem al-Beblawi nell'annunciare lunedì scorso in televisione il proprio ritiro. E quali sarebbero i successi che invece di promuovere l'esecutivo hanno paradossalmente segnato la sua volontaria uscita di scena? L'approvazione della nuova Costituzione e la messa in sicurezza delle città secondo alcuni. Oppure spianare la strada alle imminenti presidenziali di aprile per il generale Abdel Fatah al-Sisi secondo altri.
lunedì 27 gennaio 2014
Tunisia - La precaria isola felice ai margini dell'inverno arabo

venerdì 24 gennaio 2014
Egitto - Anniversario di sangue
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| Epa |
Domani saranno tre anni esatti da quando gli egiziani in rivolta a piazza Tahrir fecero cadere il loro faraone Hosni Mubarak. Ma non c'è nulla da festeggiare e questo non soltanto perché l'Egitto di oggi non ha mantenuto quasi nessuna delle promesse di democrazia di allora.
C'è da festeggiare ancora meno nella capitale Il Cairo, dove una serie di attentati scatenati oggi in vari punti della capitale ha provocato la morte di almeno dodici persone e il ferimento di parecchie centinaia.
C'è da festeggiare ancora meno nella capitale Il Cairo, dove una serie di attentati scatenati oggi in vari punti della capitale ha provocato la morte di almeno dodici persone e il ferimento di parecchie centinaia.
lunedì 13 gennaio 2014
Libia - Un paese in via d'estinzione
A Sirte, teatro della battaglia finale e delle ultime ore del colonnello Gheddafi, un gruppo di uomini armati ha ucciso ieri al viceministro dell'industria Hassan al-Droui, mentre si trovava in un mercato della città. È il primo omicidio che coinvolge direttamente le istituzioni, sempre che si possano definire come tali in una Libia dove la prima parola spetta quasi sempre ai fucili delle milizie.
giovedì 2 gennaio 2014
Egitto - La crociata dei militari contro gli islamisti... e i pupazzi...
Il tribunale del Cairo ha stabilito che l'ex presidente Mohamed Morsi sarà processato il prossimo 28 gennaio per l'evasione dal carcere di Wadi Natrun nel 2011. Assieme al leader dei Fratelli Musulmani (al-Ikhwan), su cui pende anche l'accusa di spionaggio e istigazione alla violenza, saranno giudicati anche un altro centinaio di persone tra membri della Fratellanza, Hamas e Hizbullah. Praticamente un processo all'intera galassia islamista del paese e a quello che si potrebbe definire il loro alleato più imprevedibile: un pupazzo di gommapiuma.
venerdì 13 dicembre 2013
Egitto - Una Costituzione 'militarmente corretta'
Da pochi giorni è finalmente pronta la nuova Costituzione che l'Egitto dovrà approvare definitivamente con un referendum che si dovrebbe tenere entro il prossimo gennaio. Rispetto alla Carta scritta dai deposti Fratelli Musulmani (al-Ihwan) il riferimento alla Sharia viene sostituito da termini come 'governo civile' o 'diritti delle donne', come a voler rimarcare la natura laica dopo la contestata parentesi di Morsi che ha provocato il golpe dello scorso luglio.
Peccato solo che leggendo meglio tra le righe si nasconda il solito, vecchio tranello di chi è il vero 'faraone' in tutta questa storia: l'esercito.
martedì 10 dicembre 2013
Siria - Il massacro dimenticato
All'indomani dell'accordo raggiunto tra Stati Uniti e Russia sullo smantellamento dell'arsenale chimico di Bashar al-Asad, la comunità internazionale si è affrettata a salutare questa proposta come un'inaspettata ancora di salvezza. Per Obama era l'unico modo di evitare un conflitto impopolare e dagli esiti molto incerti; a Putin (il principale promotore dell'idea) ciò ha consentito di guadagnarsi un po' di prestigio ed evitare la perdita di un importante alleato regionale; infine ai principali rivali del Golfo (Israele, Arabia Saudita, Iran) non è dispiaciuto il mantenimento di un caos che in fondo garantisce molta più stabilità di un accelerato cambio di regime. Ma nonostante siano già passati alcuni mesi la situazione nonostante la minore attenzione dei media è ben lungi dall'essere migliorata.
martedì 29 ottobre 2013
Regno Unito - Bond islamici, il nuovo asso nella manica di David Cameron
Mentre l'Europa fatica ad uscire dal ristagno economico in cui si è cacciata, la Gran Bretagna (sempre più restia a rimanere a Bruxelles tanto da spingere per un referendum in tal senso) prova a rilanciare il proprio ruolo globale annunciando che sarà il primo paese occidentale ad offrire i cosiddetto 'sukuk', meglio conosciuti come Bond islamici. A dirlo è stato David Cameron al nono World Islamic Economic Forum che probabilmente non è tanto per caso se questa volta si è svolto in uno Stato non musulmano.
venerdì 25 ottobre 2013
Tunisia - L'ultima fragile roccaforte degli Ikhwan
Volevano far saltare in aria un intero quartiere o quasi. La polizia tunisina ha scoperto infatti un'enorme quantità di esplosivo che secondo gli elementi in loro possesso sarebbe stata diretta contro l'hotel Sheraton di Tunisi, la sede della TV di Stato e forse anche il ministero degli Esteri poco distante. E chissà quali sarebbero state le conseguenze se l'azione dei terroristi fosse andata a buon fine. La Tunisia infatti nonostante sia rimasta l'unico paese a godere di una relativa stabilità tra le abortite rivoluzioni dell'area cova dentro di sé i germi di una guerra fratricida che non avrebbe nulla da invidiare a Libia o Egitto.
venerdì 11 ottobre 2013
Libia - Il rapimento del premier e la guerra civile silenziosa
"Fa parte dei giochi politici di ogni giorno" ha tagliato corto il premier libico Ali Zeidan sul suo rapimento di ieri, quando alle prime luci del mattino un commando facente parte degli stessi uomini che dovevano proteggerlo (la Camera Rivoluzionaria di Libia) lo ha prelevato dalla sua camera d'albergo di Tripoli per ritorsione sulla recente cattura a Tripoli di un leader islamista (Al Libi) da parte degli americani. Poi qualche ora dopo il premier è stato rilasciato per tornare nel suo ufficio come se nulla fosse, anche se in realtà la notizia conferma una situazione di gravità inaudita: lo Stato a quasi due anni dalla fine della guerra civile è praticamente inesistente.
martedì 24 settembre 2013
Egitto e Turchia - Morsi e Fazil Say, alterne fortune di un islamismo post rivoluzionario
L'uno cerca di stringere sempre di più il suo cappio sulla società, l'altro è sul punto di non lasciarvi più traccia. Per qualche scherzo del destino Turchia ed Egitto hanno vissuto quasi contemporaneamente lo scontro con il proprio popolo che si opponeva allo strapotere dei rispettivi leader. Il primo, Erdogan, ne è uscito ancora in piedi, mentre Morsi è stato rovesciato assieme al suo partito che adesso rischia addirittura l'estinzione. Esiste però un elemento in comune in entrambe le esperienze: la sconfitta della piazza e forse della primavera araba.
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martedì 3 settembre 2013
Siria - La guerra si avvicina
Dopo due settimane di chiusura estiva riapre finalmente la Tana, che non poteva far mancare il suo commento su quanto sta succedendo negli ultimi giorni intorno alla Siria.
A due anni dall'inizio della rivolta e migliaia di morti degni di un genocidio l'Occidente sembra intenzionato finalmente a fare i conti con Assad. Fin qui tutto bene se la scelta non proprio azzeccata dei tempi potrebbe trasformare questa nuova avventura in un incubo peggiore di quello iracheno o afghano.
venerdì 14 giugno 2013
Siria - Gli Stati Uniti giocano la carta del sarin contro Assad
Dopo un lunghissimo tentennare gli Stati Uniti hanno finalmente deciso di armare i ribelli siriani nella loro lotta contro Assad. L'intervento per qualcuno potrebbe essere un po' tardivo visti i recenti successi di Assad che dopo la riconquista di Qusayr sembrava avvicinarsi alla vittoria finale.
Il casus belli dell'intervento americano - che guarda caso capita proprio in corrispondenza delle presidenziali iraniane - è l'utilizzo da parte del regime in varie località (Aleppo, Homs e Damasco) di armi chimiche sugli oppositori, in particolar modo il gas nervino conosciuto col nome di sarin. Ma cos'è di preciso questa sostanza il cui ricorso potrebbe scatenare un conflitto di portata regionale o se dobbiamo prestar fede al nostro ministro della Difesa Mauro addirittura mondiale?
Il casus belli dell'intervento americano - che guarda caso capita proprio in corrispondenza delle presidenziali iraniane - è l'utilizzo da parte del regime in varie località (Aleppo, Homs e Damasco) di armi chimiche sugli oppositori, in particolar modo il gas nervino conosciuto col nome di sarin. Ma cos'è di preciso questa sostanza il cui ricorso potrebbe scatenare un conflitto di portata regionale o se dobbiamo prestar fede al nostro ministro della Difesa Mauro addirittura mondiale?
giovedì 13 giugno 2013
Libia - Scudo, la milizia che tiene in pugno il governo
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(Photo: Abdel Magid Al Fergany, AP)
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venerdì 26 aprile 2013
Siria - Cultura, l'altra vittima della guerra civile
La guerra, signori miei, è una piaga che non guarda
in faccia a nessuno. Che differenza fa per
lei se il filo della sua spada passa sul collo di uomo, donna o bambino? Che
scrupolo si fa ad abbattere col proprio soffio le mura di un umile dimora o quelle
del più glorioso dei monumenti? Perché lo scempio che avviene nella terra siriana tra il silenzio un po’
colpevole dei potenti non si accontenta di falciare migliaia di vite innocenti. Anche le
vestigia della storia sono cancellate dal battito di ciglia di battaglie che hanno
potuto molto più del respiro dei secoli. Che meraviglie potremmo essere
condannati a perdere per sempre nella lunga agonia di Damasco?
martedì 19 febbraio 2013
Bahrein - La rivoluzione che scotta
Un centinaio di morti, quasi tremila feriti e altrettanti arresti, duemila finiti sotto tortura e altri cinquecento che sono stati cacciati via dal proprio paese. Questo è il drammatico bilancio in due anni di rivolte di un popolo che avendo la sciagura di trovarsi in un importante crocevia d'interessi del Medio Oriente viene quasi ignorato dalle grandi potenze. Non importa quanto sangue venga versato e quanti diritti vi siano violati. Ci troviamo nel Bahrein degli al-Khalifa, nel Paese della rivoluzione scomoda.
mercoledì 5 dicembre 2012
Egitto - La piazza che non molla
Ieri sera di fronte all'assalto dei manifestanti che hanno costretto gli agenti di sicurezza a darsi alla fuga, il presidente egiziano Mohamed Morsi ha dovuto abbandonare il palazzo presidenziale di tutta fretta.
A un anno e mezzo dalla caduta di Hosni Mubarak e una settimana di tensione crescente, l'Egitto torna dunque in grande fermento e vede il futuro del governo dei Fratelli Musulmani diventare più incerto che mai.
Di sicuro il presidente Morsi ha capito una cosa: una parte importante dell'Egitto non è più disposta ad aprire la strada ad un altro faraone.
A un anno e mezzo dalla caduta di Hosni Mubarak e una settimana di tensione crescente, l'Egitto torna dunque in grande fermento e vede il futuro del governo dei Fratelli Musulmani diventare più incerto che mai.
Di sicuro il presidente Morsi ha capito una cosa: una parte importante dell'Egitto non è più disposta ad aprire la strada ad un altro faraone.
mercoledì 21 novembre 2012
Limes 5/12: Fronte del Sahara
Dopo la lunga pausa estiva e due speciali è uscito finalmente il nuovo numero di Limes, dedicato ad una regione molto calda non solo dal punto di vista ambientale, ma negli ultimi tempi anche di quello geopolitico: il Sahara. Come abbiamo avuto modo di parlare anche nella nostra Tana, esistono infatti parecchi dossier nella regione che fanno grattare il capo alle cancellerie internazionali: dalla disintegrazione del Mali al pericolo miliziano in Libia, passando per l'instabilità algerina e poi Marocco, Mauritania, i due Sudan fino alla Somalia e alle fragili democrazie subsahariane.
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martedì 20 novembre 2012
Gaza - Il pugno sulle formiche
Dopo un'anno e mezzo di chiusura a riccio dovuta alla lunga stagione d'incertezza regionale, lo stato israeliano ha finalmente ripreso l'iniziativa, anche purtroppo lo fa ancora una volta con un uso spropositato della violenza. E se la prende di nuovo con Gaza, che a sei giorni dall'inizio dell'operazione Colonna di Nuvole (nome poetico per descrivere quello che è in sostanza un fitto bombardamento) ha registrato un centinaio di vittime e almeno settecento feriti. Inoltre lo schieramento di migliaia di truppe israeliane al confine con la Striscia lascia presagire addirittura un'imminente campagna via terra.
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martedì 13 novembre 2012
Siria - Autunno siriano
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