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mercoledì 26 febbraio 2014

Egitto - Grandi manovre per le presidenziali


Missione compiuta, quindi ci dimettiamo. Questa la curiosa spiegazione che ha dato il governo egiziano del premier Hazem al-Beblawi nell'annunciare lunedì scorso in televisione il proprio ritiro. E quali sarebbero i successi che invece di promuovere l'esecutivo hanno paradossalmente segnato la sua volontaria uscita di scena? L'approvazione della nuova Costituzione e la messa in sicurezza delle città secondo alcuni. Oppure spianare la strada alle imminenti presidenziali di aprile per il generale Abdel Fatah al-Sisi secondo altri. 

giovedì 20 febbraio 2014

Libia - Il balletto tra golpe e Costituzione


Venerdì scorso un brivido ha attraversato la Libia, quando il generale Khalifa Haftar è comparso in un filmato per annunciare lo scioglimento della Parlamento e del governo. Per fortuna quello che poteva diventare il golpe di San Valentino si è rivelato effimero come un buco nell'acqua, sebbene ora la Libia debba affrontare una sfida non meno impegnativa. 

lunedì 27 gennaio 2014

Tunisia - La precaria isola felice ai margini dell'inverno arabo

Dopo il voto i parlamentari si sono abbracciati tra di loro e mentre sventolavano le bandiere si sono messi a cantare insieme l'inno nazionale. È un'immagine d'inconsueta armonia quella vista nell'Assemblea costituente tunisina che ieri ha finalmente approvato con 200 voti su 216 la nuova Costituzione. A differenza dell'Egitto, di cui è da poco giunta la notizia di un nuovo generale quasi certamente candidato alle presidenziali, la rivoluzione tunisina sembra essere riuscita a dare i suoi primi frutti. Sarà veramente così?

venerdì 24 gennaio 2014

Egitto - Anniversario di sangue

Epa 
Domani saranno tre anni esatti da quando gli egiziani in rivolta a piazza Tahrir fecero cadere il loro faraone Hosni Mubarak. Ma non c'è nulla da festeggiare e questo non soltanto perché l'Egitto di oggi non ha mantenuto quasi nessuna delle promesse di democrazia di allora.  
C'è da festeggiare ancora meno nella capitale Il Cairo, dove una serie di attentati scatenati oggi in vari punti della capitale ha provocato la morte di almeno dodici persone e il ferimento di parecchie centinaia. 

lunedì 13 gennaio 2014

Libia - Un paese in via d'estinzione

A Sirte, teatro della battaglia finale e delle ultime ore del colonnello Gheddafi, un gruppo di uomini armati ha ucciso ieri al viceministro dell'industria Hassan al-Droui, mentre si trovava in un mercato della città. È il primo omicidio che coinvolge direttamente le istituzioni, sempre che si possano definire come tali in una Libia dove la prima parola spetta quasi sempre ai fucili delle milizie.

giovedì 2 gennaio 2014

Egitto - La crociata dei militari contro gli islamisti... e i pupazzi...

Il tribunale del Cairo ha stabilito che l'ex presidente Mohamed Morsi sarà processato il prossimo 28 gennaio per l'evasione dal carcere di Wadi Natrun nel 2011. Assieme al leader dei Fratelli Musulmani (al-Ikhwan), su cui pende anche l'accusa di spionaggio e istigazione alla violenza, saranno giudicati anche un altro centinaio di persone tra membri della Fratellanza, Hamas e Hizbullah. Praticamente un processo all'intera galassia islamista del paese e a quello che si potrebbe definire il loro alleato più imprevedibile: un pupazzo di gommapiuma.

venerdì 25 ottobre 2013

Tunisia - L'ultima fragile roccaforte degli Ikhwan

Volevano far saltare in aria un intero quartiere o quasi. La polizia tunisina ha scoperto infatti un'enorme quantità di esplosivo che secondo gli elementi in loro possesso sarebbe stata diretta contro l'hotel Sheraton di Tunisi, la sede della TV di Stato e forse anche il ministero degli Esteri poco distante. E chissà quali sarebbero state le conseguenze se l'azione dei terroristi fosse andata a buon fine. La Tunisia infatti nonostante sia rimasta l'unico paese a godere di una relativa stabilità tra le abortite rivoluzioni dell'area cova dentro di sé i germi di una guerra fratricida che non avrebbe nulla da invidiare a Libia o Egitto.

venerdì 11 ottobre 2013

Libia - Il rapimento del premier e la guerra civile silenziosa

"Fa parte dei giochi politici di ogni giorno" ha tagliato corto il premier libico Ali Zeidan sul suo rapimento di ieri, quando alle prime luci del mattino un commando facente parte degli stessi uomini che dovevano proteggerlo (la Camera Rivoluzionaria di Libia) lo ha prelevato dalla sua camera d'albergo di Tripoli per ritorsione sulla recente cattura a Tripoli di un leader islamista (Al Libi) da parte degli americani. Poi qualche ora dopo il premier è stato rilasciato per tornare nel suo ufficio come se nulla fosse, anche se in realtà la notizia conferma una situazione di gravità inaudita: lo Stato a quasi due anni dalla fine della guerra civile è praticamente inesistente. 

giovedì 13 giugno 2013

Libia - Scudo, la milizia che tiene in pugno il governo

(Photo: Abdel Magid Al Fergany, AP)
Lo scorso fine settimana è stato un vero inferno per gli ospedali di Bengasi. Non c'era neppure abbastanza spazio per sistemare tutti i feriti che venivano dalla periferia, dove da alcune ore si diceva che fosse esplosa una tremenda battaglia tra i residenti e i miliziani a cui era stato chiesto invano di lasciare gli edifici da loro occupati. Alla fine erano morti quasi trenta persone e ne erano rimaste ferite più del doppio, con alcuni che hanno dovuto subire anche un'amputazione. Benvenuti nella Libia ostaggio delle milizie che l'hanno liberata dal colonnello Gheddafi.

mercoledì 5 dicembre 2012

Egitto - La piazza che non molla

Ieri sera di fronte all'assalto dei manifestanti che hanno costretto gli agenti di sicurezza a darsi alla fuga, il presidente egiziano Mohamed Morsi ha dovuto abbandonare il palazzo presidenziale di tutta fretta.
A un anno e mezzo dalla caduta di Hosni Mubarak e una settimana di tensione crescente, l'Egitto torna dunque in grande fermento e vede il futuro del governo dei Fratelli Musulmani diventare più incerto che mai.
Di sicuro il presidente Morsi ha capito una cosa: una parte importante dell'Egitto non è più disposta ad aprire la strada ad un altro faraone.

martedì 17 luglio 2012

Vecchi volponi


Purtroppo la scorsa settimana a causa di impegni personali la Tana ha un po' arrancato, ma da questa settimana spero di organizzarmi meglio per offrirvi abbastanza aggiornamenti ogni settimana. Ricominciamo parlando della Libia, che dopo ben dieci giorni di attesa dal voto per l'Assemblea costituente, ha finalmente un vincitore: Mahmud Jibril, ex-membro del tardo governo Gheddafi e interlocutore principale tra la comunità internazionale e il Cnt durante e dopo la sanguinosa guerra civile del 2011.
Nulla di eclatante visto che il principale concorrente, gli islamisti del partito di Giustizia e Sviluppo, non hanno mai goduto della popolarità dei cugini egiziani della Fratellanza. E questo perché a influenzare gli equilibri in Libia non è tanto la religione ma l'elemento tribale, in cui Jibril spicca per la sua appartenenza alla potente famiglia dei Warfalla, una forza che era ben radicata anche nel passato regime. Queste elezioni allora sono una ventata d'aria fresca o la morbida conservazione di ciò che resta della vecchia casta?
Del resto dove c'è poca sicurezza la politica non ha grande spessore. Esattamente quello che avviene nella Libia delle milizie. Se queste truppe che tanto hanno fatto (nel bene e nel male) per sconfiggere il tiranno non verranno inquadrate in tempo dal governo, esse potrebbero destabilizzare il paese a livelli insostenibili. L'occupazione dell'aeroporto di Tripoli e le vicende a Bani Walid, irriducibile roccaforte gheddafiana che sta diventando teatro di sanguinose vendette sono un monito che Jibril non può assolutamente ignorare. A meno di non lasciare in eredità al suo successore due o tre Libie... 

venerdì 6 luglio 2012

La lunga battaglia di Algeri


Ieri sono passati esattamente cinquant'anni dalla fine del dominio coloniale in Algeria, il fiore all'occhiello dell'impero d'oltremare francese e verso la fine anche parte integrante del suo territorio nazionale. Per capire questo profondo legame si pensi che la battaglia per l'indipendenza degli algerini ha lasciato scatenato una profondissima crisi politica a Parigi, spingendo il presidente francese De Gaulle a farla finta con il parlamentarismo della Quarta Repubblica per passare ad un sistema semi-presidenziale che molti hanno letto a lungo come una sbandata verso l'autoritarismo.
Ma la lotta per la libertà ha lasciato ferite profondissime anche all'interno. Dall'indipendenza alla fine degli anni ottanta l'Algeria è stata praticamente dominata da un sistema monopartitico di stampo socialista, messo in difficoltà solo dall'arrivo di un'enorme massa di giovani senza lavoro e prospettive. Il governo del Front de Libération Nationale (FLN) ha deciso allora d'indire libere elezioni, ma siccome il risultato non era soddisfacente sono intervenuti i militari che hanno annullato le libertà concesse al prezzo di una decennale guerra civile e l'imposizione di uno stato d'emergenza che è stato sospeso soltanto l'anno scorso durante la primavera araba.
Le proteste non avranno raggiunto i livelli di violenza dei paesi vicini, ma questo non significa che la situazione algerina sia effettivamente migliore. Le elezioni legislative avutesi a maggio ad esempio non hanno ancora formato un governo nonostante l'ampia maggioranza ottenuta dalla coalizione del FLN. Uno stallo politico che assieme al ruolo ancora forte dell'esercito, alla corruzione endemica ed allo sviluppo economico per i soliti noti non devono rendere queste celebrazioni particolarmente liete...



martedì 5 giugno 2012

Il fardello della rivoluzione


Una mattina di inizio giugno all'aeroporto di Tripoli arriva un gruppo di persone, ma non si tratta delle solite folle di turisti ansiose di visitare meraviglie lontane. Difficile crederlo del resto con la povertà diffusa nel paese e infatti si tratta di uno dei numerosi gruppi di miliziani libici che invece di partire sembrano più intenzionati a rimanere. Non a caso decidono di occupare l'intera struttura, costringendo i passeggeri a scendere dagli aeromobili e a quelli ancora in volo di atterrare altrove. A scatenare tanta agitazione è la protesta contro la scomparsa del leader di questa brigata, al-Hebshi, che secondo i suoi uomini sarebbe stato arrestato durante un viaggio verso la capitale, laddove il governo avanza l'ipotesi di un rapimento.
Quale che sia la verità la crisi è rientrata abbastanza in fretta, tanto che lo sgombero dell'aeroporto sarebbe avvenuto nell'arco del pomeriggio in cambio di un'inchiesta del governo sul destino di al-Hebshi. Intanto l'episodio che precede di pochi giorni (escludendo possibili rinvii) le prime elezioni nella Libia del dopo-Ghedaffi, ha messo subito in allarme le cancellerie internazionali.
A differenza del vicino egiziano, che sta vivendo anche lui una delicata fase elettorale, qui la situazione è ancora più confusa visto che il sistema politico è praticamente tutto da definire e le milizie approfittano del vuoto istituzionale per restare impunite e dettare le loro ragioni. Tuttalpiù se qualcuno non dovesse essere d'accordo si può sempre forzare la mano occupando un aeroporto o assaltando con centinaia di soldati armati gli edifici governativi com'è successo qualche settimana prima. Se la Libia continuasse ad avere quasi duecentomila miliziani a briglie sciolte, potrebbero non bastare cinque, dieci elezioni per realizzare qualcosa di veramente diverso dall'era Gheddafi...

giovedì 26 gennaio 2012

Un déjà-vu libico?


Le sabbie libiche tremano di nuovo. E' di qualche giorno infatti la presunta riconquista da parte di lealisti post-gheddafiani della città di Bani Walid. Ma non è in corso una controcampagna tesa a riportare sul trono gli eredi di un condottiero che ha ormai concluso la sua fosca parabola. Dimostra invece la debolezza dell'attuale Cnt che non è più in grado di controllare le molteplici brigate e milizie, parecchie delle quali di dubbia provenienza, con cui ha trionfato sul precedente regime.
A parte Tripoli e Bengasi, ma neppure tanto, i militari nel resto del paese mancano di un solido inquadramento e iniziano così a entrare in competizione tra loro, diffondendo un clima di faziosità che può avere conseguenze molto pericolose. I fatti di Bani Walid sono lì a dimostrarlo. Il rischio non è il ritorno dei Gheddafi, ma l'inizio di una nuova e più devastante guerra civile.