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domenica 5 maggio 2013

Diario dal Mondo - XIX settimana


Ecco a voi la rassegna settimanale degli Esteri che vede questa volta come protagonisti la Siria, il Venezuela e il Regno Unito. 
La Siria è stata scelta per via di due eventi particolarmente significativi come il riconoscimento seppur tiepido del presidente Obama sull'utilizzo di armi chimiche da parte del regime di Assad e i recentissimi raid israeliani che in queste ore stanno portando la tensione tra i due paesi alle stelle. Se il dossier siriano stia giungendo o meno ad una svolta lo sapremo solo nei prossimi giorni.
Non cessa in Venezuela la lotta tra il presidente eletto Nicolas Maduro e l'opposizione guidata da Capriles che sta provocando violenze sia verbali che fisiche. Concludo con il Regno Unito in cui la politica e soprattutto i tories di David Cameron sono stati colpiti dall'avanzata degli euroscettici dell'Ukip e dall'arresto di un membro rispettato come Nigel Evans per delle accuse a dir poco infamanti. Come sempre buona lettura ;)

venerdì 22 marzo 2013

Turchia - Ocalan depone le armi, i curdi forse

Trent'anni di lotta e quarantamila morti si chiudono in uno storico annuncio di Abdullah Ocalan. Il grande patriarca del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), ha scritto appositamente una lettera dalla sua isola-prigione di Irmali, uno scoglio che venne sgomberato apposta per controllare il leader curdo catturato in Kenya nel 1999. Ocalan si rivolge ai suoi militanti chiedendo di cessare immediatamente le ostilità con i soldati turchi e di abbandonare il Paese "per passare dal conflitto armato al confronto democratico". E i seguaci guidati da Murat Karayilan obbediscono immediatamente con grande soddisfazione del governo di Ankara che per il momento non si sbilancia più di tanto sul futuro della riconciliazione nazionale. E questo forse perché nonostante la svolta di Ocalan la pace non è affatto da dare per scontata.

domenica 17 marzo 2013

Il mondo ogni settimana - Numero dodici

Torna il nostro sguardo su quanto successo nel mondo durante l'ultima settimana. I protagonisti della Tana questa volta sono Stati Uniti, Cina e Tunisia.
L'America si è distinta per aver votato su questioni particolarmente sensibili come l'abolizione della pena di morte (Maryland) e il controllo sulle armi (Colorado).
In Cina si è completata l'importante transizione ai vertici iniziata con il congresso dello scorso novembre, ma gli scandali tra élite corrotte e politiche scioccanti non cessano di far discutere nel gigante comunista.
Per concludere una menzione alla Tunisia, che ha finalmente un nuovo governo sebbene la gente inizi a manifestare un'insofferenza che rievoca i fantasmi della rivoluzione. Buona lettura ;)

domenica 10 marzo 2013

Il mondo ogni settimana - Numero undici

Torna l'appuntamento settimanale degli Esteri della Tana. I protagonisti di questo numero sono la Corea del Nord, l'Egitto e l'Iraq. Dopo mesi di calma apparente, Pyongyang ha deciso di alzare nuovamente i toni con adirittura la minaccia di un attacco preventivo contro l'America.
Continua la tensione in Egitto con gli scontri di Port Said e il malessere delle forze di sicurezza. Discorso analogo in Iraq, dove le proteste contro il governo dello sciita di al-Maliki sta approfondendo la spaccatura con la parte sunnita del Paese. Buona lettura ;)

giovedì 15 dicembre 2011

Iraq 2003-2011: Mission accomplished?


Oggi a Baghdad è stata ammainata la bandiera Usa, un gesto simbolico che annuncia la fine della missione statunitense nel paese. La presenza americana era ormai passata dai quasi duecentomila soldati del picco massimo a soli 4mila soldati, i quali se ne andranno a loro volta entro la fine dell'anno. D'ora in poi dunque il governo di al-Maliki dovrà affidarsi alle proprie forze, il che non sarebbe male visto che dopo aver parlato tanto di esportare democrazia sarebbe pure ora di lasciare a questi popoli la facoltà di gestire il proprio spazio e il loro destino.
Peccato solo che il governo iracheno si trovi finalmente emancipato in un contesto alquanto problematico e che non si circoscrive al fatto che in un Medio Oriente pervaso da istanze di cambiamento la politica locale ristagna da quasi dieci anni. Ben più preoccupante sono i fuochi che bruciano nel cortile esterno chiamato Siria, che nel peggiore dei casi potrebbe finire in mille pezzi e contagiare con la divisione settaria anche il suo vicino. E se lo stesso Iraq, che dispone di mezzi e risorse ancora limitate, dovesse spaccarsi anche lui in vari stati a carattere confessionale si aprirebbe un vuoto regionale dalle conseguenze devastanti. L'Iran non aspetta altro per imporsi nella regione, sebbene a quel punto troverebbe un Israele più agguerrito che mai e pronto ad impedirglielo con tutti i mezzi disponibili.
L'unica concessione che al-Maliki ha fatto ai manifestanti è quella di non ripresentarsi per un terzo mandato nel 2014. Speriamo che mantenga la promessa, così da legittimare la democrazia agli occhi dei suoi concittadini. Nel frattempo auguriamoci che egli brilli in saggezza e lungimiranza o dietro l'angolo c'è sempre una catastrofe pronta a colpire.