Visualizzazione post con etichetta Xi Jinping. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Xi Jinping. Mostra tutti i post

lunedì 27 gennaio 2014

Cina - Il campione dei diritti civili Xu Zhiyong condannato a 4 anni di carcere

"Avete spazzato via l'ultima traccia di credibilità per lo stato di diritto" è il primo commento a caldo di Xu Zhiyong alla sua condanna di ieri a quattro anni di carcere con l'accusa di 'assembramenti illegali e minaccia all'ordine pubblico'.
Ma per molti Xu, fondatore del Movimento dei nuovi cittadini (Xin gongmin yundong), starebbe pagando semplicemente il suo essere critico della situazione dei diritti nel suo paese. Ma a rendere ancora più paradossale la vicenda è l'impegno di Xu nella lotta contro la corruzione e a favore della trasparenza, un tema che a parole starebbe molto a cuore allo stesso governo dal quale è stato arrestato.  

martedì 12 novembre 2013

Cina - Il partito punta ad un Dragone più sostenibile

Avanti con le riforme. Con questa frase - che nel nostro Paese ha riecheggiato talmente tante volte in bocca ai nostri politici da aver perso significato - si conclude la quattro giorni del Terzo Plenum del XVIII Congresso del potentissimo Partito Comunista Cinese.
A differenza dei primi due Plenum che hanno scelto rispettivamente la nuova classe dirigente e determinato l'indirizzo del partito, il terzo appuntamento definirà invece il piano di programmazione economica dei prossimi dieci anni, comprese le riforme necessarie a far fronte ai nuovi problemi che essendo tanti danno a quest'appuntamento un'importanza più grande che mai.

venerdì 19 luglio 2013

Cina - Laojiao, la rieducazione alla pechinese

Tang Hui fotografata da New American Media
Quando sentiamo parole come gulag, lager o campi di concentramento la mente va subito a tempi lontani, alla seconda guerra mondiale o la Russia di Stalin. Una notizia di pochi giorni fa ci ha ricordato che in alcuni paesi quest'orrore è ancora una realtà attualissima e le autorità vi ricorrono per motivazioni così assurde da essere riuscite ad indignare un popolo che credevano a torto assuefatto. Tutto è partito da una madre cinese, Tang Hui, che nel 2006 visse quello che si potrebbe definire uno dei peggiori incubi di una madre.

giovedì 16 maggio 2013

Cina - Studente fa massacrare la famiglia per i troppi compiti


La storia se confermata avrebbe dell’incredibile. Si dice che un ragazzino dell’Henan, nella Cina centrale, ha assoldato due killer conosciuti su internet per fargli uccidere il padre e la sorella maggiore. 
Il motivo? Studiava troppo e non sopportava più le pressioni della famiglia. Si tratta dello sfogo estremo di uno dei tanti principini a cui in vista di una rampante carriera si chiede di andare sempre oltre il limite? Oppure c’è sotto un gioco più sottile, ad esempio un delitto politico mascherato da tragedia familiare?

domenica 17 marzo 2013

Il mondo ogni settimana - Numero dodici

Torna il nostro sguardo su quanto successo nel mondo durante l'ultima settimana. I protagonisti della Tana questa volta sono Stati Uniti, Cina e Tunisia.
L'America si è distinta per aver votato su questioni particolarmente sensibili come l'abolizione della pena di morte (Maryland) e il controllo sulle armi (Colorado).
In Cina si è completata l'importante transizione ai vertici iniziata con il congresso dello scorso novembre, ma gli scandali tra élite corrotte e politiche scioccanti non cessano di far discutere nel gigante comunista.
Per concludere una menzione alla Tunisia, che ha finalmente un nuovo governo sebbene la gente inizi a manifestare un'insofferenza che rievoca i fantasmi della rivoluzione. Buona lettura ;)

martedì 11 dicembre 2012

Limes 6/12: Usa contro Cina

Con un intervallo veramente ridotto dal numero precedente esce oggi l'ultimo libro di Limes del 2012, dedicato alla competizione tra Stati Uniti e Cina, due potenze che nonostante molti si affrettino a riconoscere come i protagonisti di una nuova guerra fredda globale sono anche molto più interdipendenti e complessati degli attori che interpretarono l'epico bipolarismo Usa-Urss.
Il tempismo dell'uscita non poteva essere più perfetto visto che siamo a nemmeno un mese da un'importante transizione politica in entrambi i paesi,con tutte le differenze del caso è ovvio, avvenuta a pochi giorni l'una dall'altra.
Questo passaggio a dire è vero non è stato particolarmente epocale, tanto in America che ha riconfermato l'amministrazione precedente quanto in Cina dove il ricambio dirigenziale è stato misurato pressoché al millimetro. Tutto questo in un mondo che ormai viaggia sempre più velocemente di questi giganti, i quali potranno scegliere se affrontare questa crescente complessità unendo le forze oppure contribuire a confondere le acque imboccando la strada dell'aperta rivalità.

giovedì 8 novembre 2012

Il conclave del Dragone

Per un'incredibile coincidenza nella stessa settimana le due maggiori potenze del pianeta stanno attraversando  una fase di importante transizione politica, sulla cui differenza di metodo si potrebbero spendere fiumi e fiumi di parole. La prima delle due, gli Stati Uniti, si è appena lasciata alle spalle un'elezione che com'era facilmente intuibile ha confermato l'attuale presidente in carica. Nonostante Obama si sia finalmente liberato dall'ansia da rielezione e possa trovare il coraggio di lasciare un segno duraturo nella storia, la Casa Bianca si troverà a fare i conti con una Camera di tutt'altro colore (retaggio di un sistema da molti considerano antiquato, ma rimasto sempre intoccato) che per la morsa della sconfitta non gli concederà sicuramente tregua.

martedì 18 settembre 2012

Estremizzato Oriente


Non si può negare che Toru Hashimoto (nella foto qui sopra) abbia la faccia da bravo ragazzo. Per questo risulta ancora più incredibile scoprire che questo giovane avvocato di 43 anni potrebbe scatenare uno sconvolgimento politico in Giappone come non lo si vedeva dalla fine della guerra. L'attuale sindaco di Osaka infatti ha intenzione di lanciare un movimento chiamato nientemeno che Partito per la Restaurazione del Giappone, il quale si propone di restituire all'arcipelago i mezzi che l'avevano reso una delle più grandi potenze mondiali. A tale proposito si notano nel programma riforme come un rafforzamento dell'esecutivo e anche un referendum sull'abolizione dell'articolo 9 della costituzione (rinuncia alla guerra) da associare al ridimensionamento della presenza militare statunitense all'interno dei confini nazionali.
Niente a che vedere con il cauto immobilismo del Partito Liberale, il quale assieme al Partito Democratico che solo pochi anni fa è riuscito a romperne il cinquantennale dominio sulla politica, scontano la crescente disaffezione dell'elettorato che potrebbe vedere proprio in Hashimoto un motivo per tornare a sognare. 
Il problema è cosa vuole sognare il Giappone. Forse la gloria di un passato di fronte al quale l'attuale polemica per le isole Senkaku è solo un pallido riflesso (ricco comunque di giacimenti di gas)? Oppure ambisce semplicemente a tornare una nazione normale come le altre? Da qui alle elezioni legislative manca ancora un anno, ma l'ingresso del Partito della Restaurazione nella scena politica giapponese potrebbe avere una forte risonanza sul dibattito in questo paese.
In Cina la situazione non è affatto più tranquilla, perché anche qui la disputa sulle isole, qui chiamate Diaoyu, ha raggiunto livelli di escandescenza soprattutto dopo l'annuncio di Tokyo di aver acquistato la maggior parte degli isolotti da un privato. A Beijing ad esempio si è svolta oggi una manifestazione davanti all'ambasciata giapponese e come se non bastasse cadeva pure l'anniversario dell'invasione nipponica. Non ci saranno state delle folle oceaniche, sebbene a preoccupare di più sono i vari episodi di discriminazione che si sono verificati contro i giapponesi presenti nel continente.
C'è chi vuole ricollegare l'agitazione ad un pretesto per distrarre la popolazione dalla fase di profonda incertezza politica che sta attraversando il Politburo da quando è caduto Bo Xilai. Proprio in questi giorni infatti è suonato un nuovo campanello d'allarme quando il delfino Xi Jinping, colui che molto probabilmente diventerà il prossimo presidente cinese, si è eclissato per circa due settimane per poi ricomparire come se nulla fosse. Non si capisce ancora bene se ciò fosse dovuto a problemi di salute o a tensioni mai sopite nel partito tra la fazione che si richiama al focoso Bo e i seguaci del pragmatico Xi. Impossibile decifrare la verità nella terra degli eterni mandarini.
Ad ogni modo gli sviluppi che stanno avvenendo in queste ultime settimane in Cina e in Giappone offrono molto di che discutere. Alla faccia di chi parlava di fine della storia...

sabato 17 marzo 2012

Primarie cinesi?


Non ci sono elezioni in vista per la Cina, anche se i fatti di questa settimana hanno il sapore di una campagna elettorale. Tutto parte da Chongqing, una delle quattro municipalità controllate direttamente dal Partito Comunista, dove il segretario locale Bo Xilai ha saputo costruirsi con il tempo la reputazione di uomo di successo grazie al "modello Chongqing": crescita economica a due cifre, pugno duro contro la criminalità organizzata e soprattutto una rinnovata enfasi sull'ideologia politica. A tale scopo Bo ha rispolverato nientemeno che i vecchi slogan della Rivoluzione Culturale, sollevando una critica non tanto malcelata all'affarismo che avrebbe svuotato di sostanza l'attuale classe dirigente e secondo lui avrebbe buone probabilità di proseguire con il delfino Xi Jinping. Con queste premesse il Congresso del Partito del prossimo autunno, dove si sceglierà la prossima generazione politica alla guida di Pechino, si annunciava più agitato che mai.
Un giorno accadde però qualcosa d'insolito: un'uomo entra nell'ambasciata americana a Chengdu e ne esce soltanto 24 ore più tardi per essere condotto a Pechino, dove sarà sottoposto a "cure mediche per stress da troppo lavoro". Il protagonista di questa curiosa vicenda è Wang Lijun, vicesindaco di Chongqing e capo della polizia locale, recentemente coinvolto in uno scandalo di corruzione per salvarsi dal quale, si dice, abbia venduto informazioni compromettenti proprio del suo capo Bo. E neanche a farlo apposta questi è stato da poco rimosso dal suo incarico per venire sostituito da un uomo vicino al decano ed ex-presidente Jiang Zemin.
Ancora una volta il potere centrale sembra risolvere a modo suo le proprie divisioni interne, cercando di riassorbire il più velocemente le tensioni con il recente intervento di Wen Jiabao. Nel suo ultimo discorso da premier Wen ha infatti richiamato all'attenzione per una seria riforma politica che allontani lo spettro di pericolose nostalgie e renda più difficile l'emergere di spaccature come quella avvenuta nel Chongqing. La strada di Xi Jinping, che ha approfittato della questione per lanciare un'appello all'unità del partito, appare sempre più spianata...


sabato 18 febbraio 2012

Il debutto in società di Xi


Si è conclusa da poche ore la visita ufficiale negli Stati Uniti di Xi Jinping, il vice presidente della Repubblica Popolare Cinese e capo della Segreteria del Partito comunista cinese. Nei cinque giorni d'incontri Xi ha avuto modo d'incontrare Obama, Joe Biden e molti esponenti politici locali per discutere di cooperazione tra due giganti che da anni stanno sviluppando una  crescente interdipendenza. A tale proposito sono stati firmati molti contratti e accordi, ma non meno importante è la portata simbolica della trasferta.
In autunno si terrà infatti il diciottesimo congresso del Partito, dal quale emergerà la classe dirigente alla guida del paese per i prossimi dieci anni. E il candidato più papabile per succedere al Presidente Hu Jintao è proprio Xi Jinping, che con questo viaggio ha forse consacrato definitivamente il suo ruolo nell'immaginario internazionale.
Burocrate dal "sangue reale" (figlio di un rivoluzionario divenuto poi un discusso funzionario) Xi non è solo un volto più sorridente dell'algido Hu. La sua appartenenza all'élite economico-finanziaria di Shanghai suggerisce degli interessanti sviluppi nella futura politica di Pechino. Se non bisogna illudersi che alla fine del suo regno vi saranno finalmente in Cina delle libere elezioni, la sua apertura ai mercati e il sostegno per una maggiore partecipazione politica dei cittadini lasceranno di sicuro un segno nel paese. Ma questo è un capitolo ancora tutto da scrivere.