Allora i due rivali si vennero incontro, ma ciò non bastò comunque a risollevare un rapporto che è rimasto incrinato per oltre trent'anni. Riusciranno Obama e Rohani ad esorcizzare il fantasma di quanto seguì quest'anniversario?
Una piccola vetrina su politica, cinema e videogiochi. Venite viandanti della rete, ascoltare non ha prezzo.
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lunedì 20 gennaio 2014
Iran - Prende il via l'accordo nucleare di Ginevra
Chissà se la scelta della data per iniziare quello che tutti sperano sia il nuovo corso dell'Iran sia stata casuale o meno. Nello stesso giorno di trentatré anni fa venivano infatti liberati dopo ben 444 giorni di prigionia gli oltre cinquanta ostaggi dell'ambasciata americana a Teheran, mettendo fine ad uno dei momenti più tesi del rapporto Usa-Iran di questi ultimi anni.
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giovedì 2 gennaio 2014
Stati Uniti - Il New York Times e il Guardian chiedono ad Obama di 'graziare' Snowden
Due colossi della stampa americana, il New York Times e il Guardian, si schierano apertamente a favore di Edward Snowden, l'informatico che ha rivelato al mondo le intercettazioni illegali della National Security Agency (NSA) mettendo in profondo imbarazzo l'amministrazione Obama. Da allora il mondo dell'intelligence non sarebbe mai più stato lo stesso.
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venerdì 20 dicembre 2013
Cuba - Raul Castro e le 300 riforme
L'ultima novità annunciata da Cuba potrebbe stravolgere uno dei tratti caratteristici dell'isola. Tra poco tempo sarà possibile acquistare un'automobile senza l'autorizzazione governativa, estendendo un mercato finora limitato solo al listino precedente all'embargo degli anni sessanta.
Addio dunque alle sgargianti Pontiac o Buick, alle vecchie Ford o Chrysler senza le quali le strade dell'Avana non sarebbero quelle che abbiamo imparato a conoscere? Forse visto che con l'attuale reddito medio dei cubani ci vorrà ancora un bel po' di tempo prima di ritrovarli sommersi di Peugeot 208, Toyota Yaris, Opel Corsa e chissà quant'altro. Ma la strada imboccata dal fratello di Fidel per aprire uno degli ultimi regimi comunisti al mondo si profila abbastanza promettente.
martedì 10 dicembre 2013
Siria - Il massacro dimenticato
All'indomani dell'accordo raggiunto tra Stati Uniti e Russia sullo smantellamento dell'arsenale chimico di Bashar al-Asad, la comunità internazionale si è affrettata a salutare questa proposta come un'inaspettata ancora di salvezza. Per Obama era l'unico modo di evitare un conflitto impopolare e dagli esiti molto incerti; a Putin (il principale promotore dell'idea) ciò ha consentito di guadagnarsi un po' di prestigio ed evitare la perdita di un importante alleato regionale; infine ai principali rivali del Golfo (Israele, Arabia Saudita, Iran) non è dispiaciuto il mantenimento di un caos che in fondo garantisce molta più stabilità di un accelerato cambio di regime. Ma nonostante siano già passati alcuni mesi la situazione nonostante la minore attenzione dei media è ben lungi dall'essere migliorata.
venerdì 8 novembre 2013
Iran - Rohani, il nuovo deus ex machina del Medio Oriente?
A Ginevra domina un ottimismo come non lo si sentiva da parecchi anni. Oggi infatti si sono incontrati in Svizzera il segretario di Stato americano John Kerry e il suo omologo iraniano Mohammad Javad Zarif per discutere sul nuovo accordo per il programma nucleare di Teheran. La questione è particolarmente sentita dai suoi vicini (Israele in testa) che temono possa portare l'Iran a dotarsi della bomba atomica, innescando una corsa al nucleare in tutto il Medio Oriente.
Adesso invece ci si spinge a paragonare l'incontro tra Kerry e Zarif addirittura ad un evento di portata storica, ossia la premessa per la riapertura dei canali diplomatici tra USA e Iran interrotti dalla lontana rivoluzione del 1979. Ma la prudenza in questi casi è sempre d'obbligo.
martedì 1 ottobre 2013
Stati Uniti - Shutdown, quando lo Stato rimane all'asciutto
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| (AP) |
Così recita la prima pagina del sito del Parco divenuto celebre per aver ispirato le avventure dell'Orso Yoghi e Bubu. Dopo le estenuanti trattative tra repubblicani e democratici sui finanziamenti al governo federale il presidente Barack Obama infatti si trova costretto ad incassare un fallimento che ha portato immediatamente alla chiusura di parchi, musei e uffici e lascerà senza stipendio e con un futuro incerto quasi un milione di impiegati pubblici.
E al presidente che se la prende con i suoi avversari in televisione ormai non resta che leccarsi le ferite in attesa di una rivincita.
martedì 3 settembre 2013
Siria - La guerra si avvicina
Dopo due settimane di chiusura estiva riapre finalmente la Tana, che non poteva far mancare il suo commento su quanto sta succedendo negli ultimi giorni intorno alla Siria.
A due anni dall'inizio della rivolta e migliaia di morti degni di un genocidio l'Occidente sembra intenzionato finalmente a fare i conti con Assad. Fin qui tutto bene se la scelta non proprio azzeccata dei tempi potrebbe trasformare questa nuova avventura in un incubo peggiore di quello iracheno o afghano.
giovedì 4 luglio 2013
Stati Uniti - Giustizia privata, l'America si divide
Il giorno dell'Indipendenza degli Stati Uniti (Independence Day), noto anche come il 4 luglio, è la festa nazionale degli Stati Uniti d'America che commemora l'adozione della Dichiarazione di indipendenza il 4 luglio 1776, con la quale le Tredici Colonie si distaccarono dal Regno Unito di Gran Bretagna.
Oggi più che mai però ci vogliamo concentrare su un aspetto importante della società statunitense: "Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto".
Oggi più che mai però ci vogliamo concentrare su un aspetto importante della società statunitense: "Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto".
Questo è il secondo emendamento della Costituzione
Americana che tentava di regolare il possesso di un'arma da parte delle milizie
cittadine, pensata durante gli anni delle grandi colonizzazioni europee, è risultato l'unico strumento che gli americani
avevano per difendere territori, case e famiglie. Ma sarà davvero così oggi?
mercoledì 3 luglio 2013
Sudafrica - Nelson Mandela preoccupa il suo popolo. Critiche le condizioni di salute del leader della lotta all’Apartheid.
Il simbolo della lotta contro l'Apartheid Nelson
Mandela è da giorni ricoverato in condizioni critiche per una grave crisi
respiratoria. Sono momenti di apprensione per tutto il Sudafrica che teme per la
vita del suo leader.
domenica 9 giugno 2013
Diario dal Mondo - XXIV settimana
Nuovo appuntamento degli Esteri della Tana che questa volta ha come protagonisti gli Stati Uniti, la Turchia e la Siria.
Mentre facevo la lista ho notato come nelle ultime quattro settimane l'America sia stata nella top three per ben tre volte e sempre a causa degli scandali relativi alle intercettazioni. Per di più l'ultima polemica sorpassa enormemente la portata delle altre, mettendo in grave imbarazzo un'amministrazione come quella di Obama che aveva fatto della discontinuità con l'arbitrario Bush uno dei suoi cavalli di battaglia.
Avevamo lasciato la scorsa settimana con la protesta turca ai primi fuochi che gli sono valsi comunque un posto d'onore nella precedente classifica. Purtroppo visti i successivi sviluppi con diversi morti e agitazioni in altre città il posto lo conserva anche oggi nella speranza che le prime timide aperture del premier Erdogan avvicinino una soluzione tra le parti.
Concludiamo con la Siria innanzitutto per l'ottima notizia che l'inviato Domenico Quirico è ancora vivo, oltre che per la conquista delle truppe lealiste della città di Qusayr, importante tassello strategico per un'eventuale offensiva nelle roccaforti interne dell'ESL. Buona lettura ;)
Mentre facevo la lista ho notato come nelle ultime quattro settimane l'America sia stata nella top three per ben tre volte e sempre a causa degli scandali relativi alle intercettazioni. Per di più l'ultima polemica sorpassa enormemente la portata delle altre, mettendo in grave imbarazzo un'amministrazione come quella di Obama che aveva fatto della discontinuità con l'arbitrario Bush uno dei suoi cavalli di battaglia.
Avevamo lasciato la scorsa settimana con la protesta turca ai primi fuochi che gli sono valsi comunque un posto d'onore nella precedente classifica. Purtroppo visti i successivi sviluppi con diversi morti e agitazioni in altre città il posto lo conserva anche oggi nella speranza che le prime timide aperture del premier Erdogan avvicinino una soluzione tra le parti.
Concludiamo con la Siria innanzitutto per l'ottima notizia che l'inviato Domenico Quirico è ancora vivo, oltre che per la conquista delle truppe lealiste della città di Qusayr, importante tassello strategico per un'eventuale offensiva nelle roccaforti interne dell'ESL. Buona lettura ;)
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venerdì 7 giugno 2013
Stati Uniti - Obama lo spione?
Per il New York Times l'amministrazione Obama "ha ormai perso ogni credibilità", mentre i compagni di partito e le associazioni per i diritti umani sono furibondi. Non si ferma lo scandalo delle intercettazioni del governo americano tramite la National Security Agency che secondo le inchieste di vari quotidiani (The Guardian e il Washington Post) avrebbe coinvolto milioni di utenti e i più grandi colossi del web tra cui Google, Facebook, Youtube, Microsoft, Yahoo! e Skype.
A imbarazzare ancor di più il presidente è il fatto che tutto questo prende le mosse dal tanto vituperato Patriot Act, la legge firmata da George W. Bush che nonostante i dubbi d'incostituzionalità della Corte Suprema è stata rinnovato dallo stesso Obama fino al 2015.
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giovedì 2 maggio 2013
Stati Uniti - A cinque anni uccide la sorellina col suo "primo fucile"
Chi si
sognerebbe mai di regalare un fucile ad un bambino? In America succede, signori
miei, ed esiste persino un’industria che per venire incontro al gusto dei più
piccini le decora e colora come dei giocattoli che quando sparano però non
offendono meno di quelle dei grandi. E talvolta uccidono com’è successo nel
lontano Kentucky, antica terra di frontiera e di orgoglio un po’ incosciente che
ha spinto la mano di un genitore ad armare per gioco quella del figlio di
cinque anni, il quale sempre per gioco ha sparato con il suo Crickett alla
sorellina di due (Caroline) e purtroppo per lei la morte non volle stare allo
scherzo.
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sabato 12 gennaio 2013
Il mondo ogni settimana - Numero tre
Dopo la pausa natalizia torna finalmente la rubrica settimanale degli Esteri, scusandomi in anticipi per il madornale vuoto di due settimane.
I tre paesi che la Tana sceglie come protagonisti di questa settimana sono il Venezuela che ha visto la replica del mistero di Los Roques e vive l'incertezza della presidenza Chavez. Segue la Francia che si appresta a intervenire nel disastrato scenario del Mali ed è stata teatro di un misterioso omicidio che risuona fino alle montagne dell'Anatolia. E concludiamo infine con il Pakistan che inizia purtroppo il 2013 con una serie di tensioni interne ed anche esterne. Buona lettura. ;)
I tre paesi che la Tana sceglie come protagonisti di questa settimana sono il Venezuela che ha visto la replica del mistero di Los Roques e vive l'incertezza della presidenza Chavez. Segue la Francia che si appresta a intervenire nel disastrato scenario del Mali ed è stata teatro di un misterioso omicidio che risuona fino alle montagne dell'Anatolia. E concludiamo infine con il Pakistan che inizia purtroppo il 2013 con una serie di tensioni interne ed anche esterne. Buona lettura. ;)
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sabato 22 dicembre 2012
Il mondo ogni settimana - Numero due
Torna la rubrica settimanale degli Esteri, che viene spostata definitivamente il sabato in quanto mi sembrava piuttosto anomalo chiudere la panoramica di giovedì.
Per la Tana i protagonisti di questa settimana sono gli Stati Uniti, l'Egitto, il Giappone e una menzione speciale per l'India che ci riguarda da vicino.
Buona lettura :)
Per la Tana i protagonisti di questa settimana sono gli Stati Uniti, l'Egitto, il Giappone e una menzione speciale per l'India che ci riguarda da vicino.
Buona lettura :)
venerdì 21 dicembre 2012
Stati Uniti - Obama e la minaccia del Fiscal cliff
Esiste una scadenza molto più urgente delle apocalissi maya di cui si è parlato tanto negli ultimi giorni, facendo guadagnare tanti soldini a chi è riuscito ad approfittare di più delle superstizioni di massa. All'inizio del prossimo anno potrebbe aprirsi un nuovo capitolo della crisi economica mondiale, sempre che il presidente Barack Obama non riesca nella titanica impresa di unire gli sforzi di democratici e repubblicani al Congresso. Impedendo così che sull'America si scagli una mazzata che non risparmierà proprio nessuno, rallentanndone l'economia e aprendo la strada ad un ulteriore fase recessiva nel resto del globo.
martedì 11 dicembre 2012
Limes 6/12: Usa contro Cina
Con un intervallo veramente ridotto dal numero precedente esce oggi l'ultimo libro di Limes del 2012, dedicato alla competizione tra Stati Uniti e Cina, due potenze che nonostante molti si affrettino a riconoscere come i protagonisti di una nuova guerra fredda globale sono anche molto più interdipendenti e complessati degli attori che interpretarono l'epico bipolarismo Usa-Urss.
Il tempismo dell'uscita non poteva essere più perfetto visto che siamo a nemmeno un mese da un'importante transizione politica in entrambi i paesi,con tutte le differenze del caso è ovvio, avvenuta a pochi giorni l'una dall'altra.
Questo passaggio a dire è vero non è stato particolarmente epocale, tanto in America che ha riconfermato l'amministrazione precedente quanto in Cina dove il ricambio dirigenziale è stato misurato pressoché al millimetro. Tutto questo in un mondo che ormai viaggia sempre più velocemente di questi giganti, i quali potranno scegliere se affrontare questa crescente complessità unendo le forze oppure contribuire a confondere le acque imboccando la strada dell'aperta rivalità.
Il tempismo dell'uscita non poteva essere più perfetto visto che siamo a nemmeno un mese da un'importante transizione politica in entrambi i paesi,con tutte le differenze del caso è ovvio, avvenuta a pochi giorni l'una dall'altra.
Questo passaggio a dire è vero non è stato particolarmente epocale, tanto in America che ha riconfermato l'amministrazione precedente quanto in Cina dove il ricambio dirigenziale è stato misurato pressoché al millimetro. Tutto questo in un mondo che ormai viaggia sempre più velocemente di questi giganti, i quali potranno scegliere se affrontare questa crescente complessità unendo le forze oppure contribuire a confondere le acque imboccando la strada dell'aperta rivalità.
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martedì 13 novembre 2012
Siria - Autunno siriano
martedì 6 novembre 2012
Una grigia campagna - seconda puntata
Il gran voto è dunque arrivato e l'America si prepara a scegliere la guida che vorrà nei prossimi quattro anni. Scelgo tuttavia di non attendere il responso delle urne, che al di qua dell'Atlantico avremo solamente a notte inoltrata, perché molte delle cattive impressioni che mi hanno trasmesso queste presidenziali si confermano anche al momento conclusivo di questa lunga campagna.
Dal mio punto di vista la sfida tra Barack Obama e Mitt Romney è la competizione più fiacca a cui abbia mai assistito dai tempi di Bush jr. e Al Gore. Entrambi i candidati non hanno saputo offrire alcuna visione di ampio respiro e la cosa è alquanto grave per un paese come l'America che ha fatto dei sogni e dei grandi progetti uno dei suoi tratti fondamentali.
L'Obama di oggi è solo un pallido ricordo del fenomeno che quattro anni fa era stato capace di accendere le speranze non solo del suo popolo, ma quasi del mondo intero. Certo, bisogna sempre evitare facili entusiasmi perché ogni politico, anche il più idealista, si trova costretto a scendere a patti con una realtà molto più cinica. D'altronde l'America che aveva ereditato versava in una condizione fin troppo problematica, tra la crisi economica e l'overstretching internazionale che apriva dei vuoti subito riempiti dai competitors geopolitici come Cina o Brasile. L'attuale presidente è stato perciò costretto a riconoscere la difficoltà a rilanciare la superpotenza a stelle e strisce come promesso, il che ha sì il pregio di riportare l'America coi piedi per terra ed eventualmente ritrovare un qualche equilibrio, ma si tratta sempre di un'intollerabile umiliazione per un popolo che ha sempre creduto di essere diverso dagli altri e per questo di non doverne vivere gli stessi problemi.
Anche Romney dal canto suo cerca di stuzzicare l'elettorato con il ritorno dei bei tempi andati e la fine di un'amministrazione che a suo parere sta dirottando l'America sulla strada di una depressione simile a quella spagnola o italiana (grazie). Ma anche lui in caso di vittoria dovrà fare i conti con un mondo che lascia sempre meno spazio all'America e che in caso di avventure azzardate come la guerra del terrore potrebbe scatenare conseguenze ben più disastrose. Ad ogni modo i vari scivoloni fatti nelle interviste e nei dibattiti, nonché la debolezza del candidato stesso che non è poi così amato dalla pancia del partito hanno tolto mordente e credibilità alla sua proposta, senza le quali è quasi impossibile scalzare un presidente così indebolito da avere dalla sua giusto la garanzia di continuità.
Sarà probabilmente proprio quest'ultima ad offrire ad Obama maggiori possibilità di vittoria. Si potrebbe quasi dire che è il suo unico asso nella manica visto che la parità nei sondaggi di cui si è tanto parlato in questi giorni è comprensibile alla luce dei limiti sopracitati, dove i due candidati purtroppo si trovano a condividere la stessa tragica mancanza d'immaginazione. Queste grige presidenziali rappresentano dunque lo specchio di una nazione che pur avendo all'orizzonte ancora molti anni di supremazia ha già imparato a pensarsi non più così speciale.
giovedì 20 settembre 2012
Una grigia campagna
Devo confessarlo Mitt Romney non mi ha mai suscitato particolari emozioni. Lasciamo perdere le distanze ideologiche che vanno bene per discutere nei salotti non per conquistare l'elettorato e invece parliamo proprio della sua capacità di trascinare le folle come seppe fare Obama grazie al suo "Yes, we can!". Se i sondaggi fino a pochi giorni fa davano i due candidati delle presidenziali con percentuali da fotofinish lo si doveva infatti più alla relativa debolezza di Obama che ai meriti del suo sfidante.
Pare di assistere ad un remake delle elezioni del 2004, quando a dispetto dell'insofferenza generalizzata sul suo operato George W. Bush riuscì comunque a spuntarla contro un avversario privo di mordente, regalando all'America altri quattro anni di declino che probabilmente neppure lui (colpevole ad ogni modo di clamorose manchevolezze) poteva riuscire ad invertire del tutto.
Considerando il disastro ereditato dal suo predecessore, Barack Obama ha fatto senz'altro di meglio, ma è innegabile che si è lasciato definitivamente alle spalle le visioni dall'ampio respiro di una volta. Meglio puntare allora su una più sobria continuità e convincere la gente che solo così è possibile consolidare il fragile equilibrio raggiunto, laddove l'elezione di un repubblicano lo metterebbe a serio repentaglio. Noi saremo pure spenti ma almeno siamo tranquilli, loro invece sono divisi e finirebbero col creare soltanto confusione: questo è il messaggio su cui i democratici stanno puntando per vincere delle elezioni che non suscitano grandissime aspettative.
Gli elementi a sostegno della mina repubblicana sono certo tanti: il populismo del Tea Party, la logorante lotta delle primarie che hanno compromesso l'unità del partito e persino degli imperdonabili scivoloni dello stesso Romney che secondo alcuni opinionisti hanno già suonato la campana a morto per la sua corsa alla Casa Bianca. E i democratici, rassicurati, non si sbilanciano più di tanto. Una noia mortale, non c'è che dire...
giovedì 13 settembre 2012
Brucia il Levante
Quando l'Islam e la libertà d'espressione s'incontrano la cosa non sempre va a buon fine. A volte ci scappa addirittura il morto come avvenne nel 2004 con l'omicidio del regista Theo Van Gogh a causa del suo corto Submission e episodi di questo genere hanno stimolato fior di dibattiti sulla giusta misura da intraprendere al riguardo. Intanto la storia purtroppo si è ripetuta dopo la comparsa di recente su internet di un presunto documentario anti-islam, più una provocazione che un onesto sforzo intellettuale, il quale ha scatenato una feroce reazione in vari paesi di fede musulmana come l'Egitto, lo Yemen e la Libia.
Proprio in quest'ultimo paese, orgoglio della buona transizione democratica (l'Occidente non invade più, ma si accontenta di offrire supporto logistico ai ribelli), è rimasto ucciso l'ambasciatore americano assieme ad alcuni suoi collaboratori. La strage oltre a mettere in allarme la comunità internazionale e a confermare i timori di chi vedeva nel crollo del tirannico status quo l'arrivo di un'ondata islamista nella regione, rappresenta un gravissimo smacco per Obama. E il presidente americano non volendo mostrarsi debole all'indomani dell'anniversario dell'11 settembre ha subito inviato due navi da guerra verso Tripoli.
A giudicare da questa misura dissuasiva e dalla tiepida condanna delle violenze da parte del presidente egiziano Mohamed Morsi, potenziale capofila di un Medio Oriente meno accondiscendente di un tempo, di acqua sotto i ponti dalla mano tesa di Obama al Cairo ne è proprio passata tanta. Occorre comunque mantenere il sangue freddo, anche perché il pericolo che gli attori regionali approfittino delle tensioni in corso per lanciarsi in disperate rese dei conti è più alto che mai...
A giudicare da questa misura dissuasiva e dalla tiepida condanna delle violenze da parte del presidente egiziano Mohamed Morsi, potenziale capofila di un Medio Oriente meno accondiscendente di un tempo, di acqua sotto i ponti dalla mano tesa di Obama al Cairo ne è proprio passata tanta. Occorre comunque mantenere il sangue freddo, anche perché il pericolo che gli attori regionali approfittino delle tensioni in corso per lanciarsi in disperate rese dei conti è più alto che mai...
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