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mercoledì 2 gennaio 2013

Gita ad Arezzo!

In Italia abbiamo dei veri e propri scrigni di Bellezza, sparsi su tutto il territorio. La Toscana, però, può vantare, di sicuro, una delle concentrazioni più alte di queste perle. Una di queste è Arezzo, piccolo gioiellino tra la Valdarno, il Casentino e la Valdichiana, città natale di Petrarca e Vasari.

mercoledì 24 ottobre 2012

Weekend fuoriporta a Firenze!



 Adoro viaggiare! Una delle cose che preferisco è conoscere le persone del posto, i loro punti di vista, le loro abitudini, le loro diversità o similitudini con me. Questo vale per tutti i viaggi, fosse anche solo un weekend fiorentino.

Una delle persone che ho conosciuto e che mi ha colpito particolarmente è Don Alessandro Pacchia, sacrista della Cattedrale di Firenze dal 1966. Lascio le convinzioni religiose ad ognuno di voi, di certo non sarà un estratto di catechismo questo, ma penso che due parole su questo personaggio, che accoglie tutti i visitatori della Cattedrale, vadano spese.
Ho visitato Santa Maria del Fiore due volte ed entrambe le volte lui c’era, accogliendo e spendendo una parola con tutti, in linguaggi più o meno maccheronici. Don Pacchia, vestito col classico e abito talare, restituisce l’immagine di ciò che un sacerdote, un uomo di Dio, dovrebbe essere nel 2012: da un lato saldamente legato ai suoi valori, incarnati dall’abito talare, dall’altro aperto all’oggi. Sintesi perfetta è il suo blog, http://ilblogdidonalessandro.wordpress.com/about/, che si pone come scopo far conoscere, amare ed imitare Gesù. E, cosa ancora più sorprendente, è aggiornatissimo! Brevi pensieri, estratti dei Vangeli, commenti, che, come mi ha detto lo stesso Don Alessandro, sono le parole che Gesù gli ispira. I post trasmettono la serenità e la pace interiore che questo giovanotto sull’ottantina trasmette anche alle persone che incontra.
Nel vostro prossimo weekend a Firenze, visto che si avvicina un bel ponte, inserite una visita alla Cattedrale e a Don Alessandro, a prescindere dal vostro sentire religioso, non ve ne pentirete.

Poi, per alimentare la mente non fatevi scappare il battistero, visitato anche dall’interno, e il campanile di Giotto. Mi raccomando, salite fino a su in cima. La vista è meravigliosa e avrete modo di gustare i dettagli architettonici da vicino. Imperdibili sono anche gli affreschi della Cappella Brancacci. Cercate di arrivarci anche se vi fermate solo un weekend. E poi girate, girate e girate, anche la sera. Firenze è talmente bella che ogni angolo è pregno di arte. Scovate le ceramiche dei Della Robbia sparse per la città, potreste farla diventare una caccia al tesoro per i vostri bambini!

Dopo aver nutrito anima e mente è, finalmente, ora di nutrite anche lo stomaco! Partendo dal presupposto che, stando lontani dalle trappole per turisti, la cucina fiorentina e toscana in generale sono tra le più rinomate, consiglio vivamente il ristorante La cucina del Garga. I prezzi non sono economici, ma il posto è molto accogliente e particolare, cosparso di “affreschi contemporanei”, libri e sculture. I proprietari sono come dovrebbero essere, accoglienti e competenti e il cibo è… divino, a partire dalla focaccina con cui si viene accolti appena si arriva al tavolo.

Bene, gli elementi per organizzare una breve visita a Firenze ci sono tutti, a voi fare i biglietti!

martedì 9 ottobre 2012

Turisti per caso: una settimana a Parigi


Quante volte ai nostri gironi si sente parlare di globalizzazione e quante volte ci si sarà chiesti cosa essa sia realmente. Ecco una testimonianza resami da un viaggiatore non abituè che, con grande ironia, denota tutta una serie di affinità false e vere differenze tra il nostro costume e quello degli altri paesi. Tale riflessione, se pur con un taglio decisamente ironico, ha lo scopo di approfondire tematiche fondamentali nella massificazione e mercificazione odierna del turismo che, erroneamente e frettolosamente,  è venduto come qualcosa di “accessibile” e fruibile per tutti.

"Amo la vita, comoda e tranquilla e rifuggo da qualsiasi evento possa procurarmi stress; odio i ritmi frenetici delle città metropolitane. Dopo averle fatte e disfatte innumerevoli volte però anche in  questa occasione tre valige sono pronte: destinazione Parigi. 
Ho volato sinora solo con la fantasia e dunque per il decollo mi affido a S. Antonio (quello di Padova), il mio preferito, per l’ atterraggio, considerando che l’ aereo è di una compagnia Low cost, preferisco affidarmi alla madre suprema , si proprio lei: la Madonna. Sbarco finalmente all’aeroporto parigino e a chiunque mi parli rispondo stupidamente “thank you” . Sono ormai in città, arrivo alla metropolitana e devo raggiungere l’ albergo…Consulto la pianta e mi accorgo che Parigi ha ben 14 linee ( e ripenso alle 2 misere linee di Roma..); dopo vari thank you e grazie seminati in ordine sparso (non conosco il francese) raggiungo l’hotel, ubicato in centro accanto al maestoso ed esagerato centro commerciale La- Fayette. Mia moglie esperta di enigmistica riesce a capire subito il modo giusto di entrare in un ambiente di 9 metri quadrati circa ..cioè la nostra minuscola stanza. 
Dopo un po’ di meritato riposo entriamo in un Bistrot dal nome altisonante “Napoleon” dove alla faccia della privacy e del romanticismo francese ceniamo esposti all’occhio dei passanti: siamo letteralmente in vetrina come una merce esposta. Un gruppo di Giapponesi ci fotografa e ci guarda incuriosito…esco allora dal bistrot nella consapevolezza che in Francia non ci sia solo la pittura espressionista ma anche la “cucina impressionista’, si ha solo l’impressione di mangiare. Cominciamo la nostra visita culturale e molti saranno i luoghi, indubbiamente affascinanti, che visiteremo, Notre-Dame spicca per l’ assenza di Quasimodo ( la cui presenza era stata garantita dall’agenzia) e poi l’arco di Trionfo, la Torre Eiffel, il Louvre, il museo d’Orsey, Champ Elisee attraversando giardini vari, orribilmente puliti, fino allo strepitoso quartiere latino, forse il più assomigliante a casa nostra, senza dimenticare la patria del re Sole: Versailles. Ahimè l’ultimo giorno è arrivato e come mi aveva consigliato mia suocera mi dirigo al Sacro Cuore (nel quartiere Montmartre): la basilica si trova nella parte più alta della città e osservo la mia signora far foto a tutto ciò che gli capita a tiro. Scendo il giardino terrazzato, in processione, con gruppi di suore e prelati e raggiungiamo Place Pigalle, una piazza neppure troppo grande che divide quanto di più sacro da quanto è di più profano ( il quartiere a luci rosse e il Moulin Rouge). Qui si nota tutta la differenza rispetto ai nostri costumi:  questi due elementi, che fanno parte dell’ essere umano, convivono pacificamente ed in modo equilibrato dando ai miei occhi la sensazione che, in Italia, su questo si sia ancora lontani anni luce. Dopo 6 giorni e pioggia a non finire arriva la partenza e difficile a credersi c è il sole, dopo aver sostenuto al check-in ogni sorta di controllo e perquisizione finalmente decollo… atterrerò alla ormai  trentottesima “Ave Maria “. All’aeroporto di Roma ritrovo mio figlio e la fidanzata: baci, abbracci, sorrisi accorgendomi che, ebbene si, a Roma intanto diluvia. Torno alla normalità ma tutto sembra di nuovo diverso… penso a coloro che ogni giorno , secondo me erroneamente, si battono per far diventare questo mondo tutto uguale e quanto essi fin’ ora abbiano fallito..non ci sono solo differenze concrete e culturali...ci sono le scelte, il vero fulcro della questione, quelle saranno sempre diverse in un mondo standardizzato…la forza di esse distinguerà sempre gli uomini…più del colore della pelle, più di pregiudizi culturali, più degli stessi interessi economici…". Una testimonianza geniale e che risulta espressa con funzionale loquacità ed ironia che, nella speranza di chi vi scrive, può servire a riflettere veramente su una delle più importanti tematiche del XXI secolo.                                                           



venerdì 5 ottobre 2012

Prossima destinazione: Lisbona!


State già pensando dove andare per il ponte dei Morti o dell’Immacolata o magari a cavallo tra Natale e Capodanno? Se ancora brancolate nel buio ho la meta perfetta per voi: Lisbona!

Mi sono innamorata di questa città e della sua atmosfera in una splendida settimana passata lì a fine Luglio, ma vi consiglio fortemente di andarci in autunno-inverno. Le condizioni climatiche, dovute alla particolare posizione geografica di Lisbona la rendono temperata (15°-18° C) in quel periodo dell’anno, mentre in estate, pur avendo un clima sempre molto piacevole, presenta sbalzi di temperatura non indifferenti durante l’arco della giornata.

Lisbona può essere visitata in un weekend lungo, l’unico sconveniente è il volo di circa tre ore, che può essere facilmente mantenuto low cost! I prezzi degli hotel sono in linea con quelli italiani, ma si mangia benissimo ovunque, anche a prezzi irrisori (a patto che stiate lontani dalle trappole per turisti) e le attrazioni turistiche sono per la maggior parte da visitare dall’esterno o gratuite, come l’imperdibile The Berardo Collection. Tra i punti d’interesse a pagamento che consiglio assolutamente ci sono la Torre del Belem ed il Monastero e la Fundação Calouste Gulbenkian.

Dal punto di vista eno-gastronomico, non si può che citare l’eccellente vino, sperimentate anche vini diversi dal famosissimo Porto. Il cibo è una gustosa commistione di tradizioni mediterranee, sudamericane ed asiatiche, di terra e di mare, spesso combinate in un unico piatto. In particolare va menzionato il pesce, freschissimo e buonissimo ovunque, sia che siano delle semplici sardine alla griglia o un fumante piatto di baccalà alla portoghese.
Capitolo a parte sono i dolci… Potrebbero essere definiti barocchi: ricchi, dolcissimi e gustosi, per la maggior parte a base di crema e tuorli d’uovo montati con lo zucchero. Potremmo paragonarli, ideologicamente, a quelli siciliani. Nessun viaggio a Lisbona sarebbe completa senza aver mangiato i pastel (o pasteis) de nata: “crostatine” a base di pasta sfoglia ripiene di una profumata crema e cosparsi di zucchero a velo e cannella. In particolare vanno mangiati quelli del Belem, si mangiano in una pasticceria proprio accanto al Monastero che da il nome al quartiere e si riconosce dalla fila di avventori (non spaventatevi, il servizio è rapidissimo) e dalla quantità di azulejos, le tipiche piastrelle blu portoghesi, che decorano la pasticceria.

Dal punto di vista artistico-architettonico Lisbona colpisce molto, perché, pur essendo in teoria un paese mediterraneo, è piuttosto lontana da ciò che siamo abituati a vedere in paesi come l’Italia, la Spagna o la Grecia. Questo è profondamente legato alla storia e ai contatti che i portoghesi, popolo di navigatori, hanno avuto nel corso della storia. La città è impregnata di elementi fiamminghi, inglesi sudamericani, asiatici, africani e di tutti quei popoli che proprio i portoghesi hanno incontrato per primi (ricordiamoci che il Brasile, tanto per fare un esempio, è stato colonizzato prima dai portoghesi) o con cui hanno avuto importanti rapporti commerciali. Tutto ciò si amalgama con le tradizioni delle radici mediterranee.

A parte la bellezza della città colpisce l’atmosfera che si respira: la città e le sue attrattive vissute anche dagli abitanti di Lisbona, tutti estremamente gentili e civili, basti pensare che tutti i bagni pubblici erano pulitissimi, quanto quello di casa propria. È anche molto piacevole constatare che Lisbona è un po’ meno “globalizzata” di altre città. I McDonald’s e gli Starbucks ci sono anche lì, certo, ma ristoranti che offrono pizza, spaghetti, paella, kebab e sushi nello stesso menù sono proprio pochini.