Visualizzazione post con etichetta Amore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amore. Mostra tutti i post

domenica 16 dicembre 2012

La Tana consiglia: Amore e altri rimedi


L’amore di una notte o l’amore per tutta la vita? Questo il quesito di “Amore e altri rimedi” una commedia diretta  da Edward Zwick.
Con protagonisti Jake Gyllenhaal (Donnie Darko) e Anne Hathaway (Alice in Wonderland) la pellicola tratta trasversalmente alcune delle più attuali tematiche sociali quali l’amore in relazione alla carriera e il rapporto di coppia tra incontri occasionali e stabili relazioni.

lunedì 3 dicembre 2012

Stephenie Meyer Tetralogy: un cinematografico sguardo d'insieme

"Quando puoi vivere per sempre, per cosa vivi per davvero?".

Nel 2008, nella sale usciva una pellicola tratta dai cosiddetti Paranormal Romance di Stephenie Meyer dal titolo Twilight, un film di "nuova concezione" facente parte di una categoria innovativa e suggestiva che raccolse una grande quantità di pubblico. Oggi, 4 anni dopo, è possibile effettuare un'analisi approfondita su un'intera saga (il 14 Novembre scorso usciva Breaking Dawn parte 2, l'ultimo episodio) che in una comparazione tra testo e immagine, tra libro e film, ne esce certamente ridimensionata.

martedì 27 novembre 2012

Manuale d'Amore 3: un film di qualità?



L'amore nel periodo della giovinezza, dell’età matura e della terza età.
Il film è diviso in tre episodi (nei precedenti erano quattro) con un unico filo conduttore: Cupido (interpretato da un non totalmente convincente Emanuele Propizio).

domenica 4 novembre 2012

Twilight, solo un fenomeno di massa? Analizziamo ad esempio New Moon


A pochi giorni dall’uscita dell’ultimo episodio della saga di Twilight (Breaking Down parte 2 esce il 14 Novembre prossimo) vi presentiamo un’analisi sul secondo capitolo.

Sceneggiato da Melissa Rosenberg distributivo dalla Eagle Pictures e diretto da Chris Weitz New Moon è il secondo capitolo della celeberrima saga di Twilight tratta dagli omonimi libri di Stephenie Meyer. Il suo inequivocabile successo porta però ad inevitabili approfondimenti sulla sua effettiva qualità . Sarà davvero la rappresentazione simbolica delle problematiche delle generazioni attuali? O è solo un mediocre fenomeno di massa costruito ad arte dai media e dai produttori?                                                                                               

A dirvi la verità chi vi scrive ha la sensazione di una eccessiva sopravvalutazione sia del testo sia dei relativi film, è cultura squisitamente commerciale e non può essere equiparata cinematograficamente e artisticamente parlando a epopee del calibro del “ Signore degli Anelli” o ad altre, un po' più retrodatate nel tempo, che costituivano veramente per i giovani dell’ epoca un modello culturale non generico ma preciso.  Interpretato da Robert Pattinson e da Kristen Stewart  questo secondo episodio tratta in modo troppo indefinito e superficiale alcune tematiche amorose adolescenziali rendendole troppo semplicistiche ( limite riscontrato anche nei testi scritti).
I personaggi sembrano non vivere o meglio non esternare fino in fondo le paure, le esitazioni e i conflitti tipici e caratteristici di questa età: la sostanza narrativa essenziale si trasforma nel racconto “precario” delle difficoltà “vampiresche” di vivere in un mondo indifferente e freddo, proprio (questo si) dei nostri tempi.                                                                                                                   

In ultima analisi: è essenziale valutare  che la qualità cinematografica espressa dalla pellicola non è soddisfacente per poter considerare la candidatura a cult-movie del film, la spettacolarizzazione degli effetti speciali non aggiunge nulla di nuovo e la filosofia del “già visto” prende inesorabilmente il sopravvento. Solo il montaggio e la passione recitativa degli attori  sono elementi sufficientemente elaborati e strategicamente applicati all’interno dell’intreccio narrativo.
New Moon è a tutti gli effetti un film comune, non innovativo e assolutamente lontano dalle grandi rappresentazioni della storia del cinema: solo grazie al relativismo giovanile attuale è riuscito a percorrere le strade di un successo che è stato altresì favorito attraverso un' eccessiva commercializzazione del marchio mascherando, automaticamente ,la bassa qualità dello stesso.                      
                                                                                                             

mercoledì 8 agosto 2012

La forza della diversità

Cosa significa amare ? cosa significa vivere? Queste sono alcune delle domande che sicuramente vi sarete posti durante il film "Quasi amici" (film del 2011 diretto da Olivier Nakache e Éric Toledano) recensito molto bene dal mio collega Aexar qualche mese fa. Questo secondo articolo ha inceve come scopo quello di soffermarsi un secondo sul concetto di diversità e normalità. Questa è sicuramente una pellicola che con grande capacità stilistica e senza grandi pretese dimosta come la straordinarietà, cioè la non ordinarietà, può essere nella vita non solo un punto di forza ma anche una straordinaria arma contro l'indifferenza.

Driss, l'immigrato senegalese all'apparenza anarchico, irrispettoso ed eccentrico e Philippe, milionario tetraplegico apparentemente calmo, riflessivo e acculturato in questo film rappresentano la forza della diversità. Ognuno di loro lungo la storia si arricchisce dell'altro (commovente e di grandissima forza concettuale è la scena dell'orchestra musicale nella quale Driss ha un primo approccio con la musica classica per poi avvicinare improvvisamente Philippe alla "sua musica"alla sua cultura).
La storia, raccontata con audace ironia, evidenzia come il vero handicap per entrambi è la componente caratteriale, troppo disinolta da un lato e troppo austera sall'altra. Cosa li aiuterà? E' questa l'idea geniale che stà dietro al film: l'irruenza e la sfrontatezza di Driss unita alla calma e alla cultura di Philippe. Il risultato? Sarà la voglia di vivere e la capacità di apprezzarsi, di stimarsi. Insomma ognuno di loro migliora facendo propri i limiti dell'altro che a questo punto non rappresenteranno più un ostacolo ma una forza.
Insomma una storia che ben si adatta alle nostre vite e che ci fornisce spunti per una riflessione importante sul valore e l'importanza che il nostro carattere ha nella realizzazione dei nostri progetti; l'interiorità prende il sopravvento su un reale handicap fisico che, in ultima analisi, è forse l'aspetto meno approfondito (volutamente) per dar risalto, invece, alla straordinaria capacità di entrambi di conoscersi senza pregiudizi, dimenticando il passato e le circostanze avverse.

L'eterogeneità dei due personaggi amplifica tutto questo, non solo una diversità fisica e caratteriale ma potremmo affermare una polifonica diseguagliaza. La musica sembra infatti esser cara ad entrambi, rappresentare una via di fuga e allo stesso tempo essa possiede i codici identitari di entrambi ma alla fine le due sonorità amate finiscono per confluire dando vita ad una nuova realtà musicale a metà strada tra i due gusti.

Insomma, Signori miei, un film di qualità, un'eccezione in un panorama di piattume, una pellicola intelligente che non potrete perdere....

Riconoscimenti 
 Premi César 2012
Miglior attore (Omar Sy)
Candidato per il miglior film
Candidato per il miglior regista
Candidato per il miglior attore (François Cluzet)
Candidato per la migliore attrice non protagonista (Anne Le Ny)
Candidato per la migliore sceneggiatura originale
Candidato per la migliore fotografia
Candidato per il miglior montaggio
Candidato per il miglior sonoro
Lumière 2012
Miglior attore (Omar Sy)
Candidato per il miglior filmTokyo International Film Festival 2011
Grand Prix al miglior film
Premio per il miglior attore (François Cluzet e Omar Sy)