L’amore di una notte o l’amore per tutta la vita?
Questo il quesito di “Amore e altri
rimedi” una commedia diretta da
Edward Zwick.
Con protagonisti Jake Gyllenhaal (Donnie Darko) e
Anne Hathaway (Alice in Wonderland) la pellicola tratta trasversalmente alcune
delle più attuali tematiche sociali quali l’amore in relazione alla carriera e
il rapporto di coppia tra incontri occasionali e stabili relazioni.
"Quando puoi vivere per sempre, per cosa vivi per davvero?".
Nel 2008, nella sale usciva una pellicola tratta dai cosiddetti Paranormal Romance di Stephenie Meyer dal titolo Twilight, un film di "nuova concezione" facente parte di una categoria innovativa e suggestiva che raccolse una grande quantità di pubblico. Oggi, 4 anni dopo, è possibile effettuare un'analisi approfondita su un'intera saga (il 14 Novembre scorso usciva Breaking Dawn parte 2, l'ultimo episodio) che in una comparazione tra testo e immagine, tra libro e film, ne esce certamente ridimensionata.
L'amore nel periodo della giovinezza, dell’età matura e della terza età. Il film è diviso in tre episodi (nei precedenti erano quattro) con un unico filo conduttore: Cupido (interpretato da un non totalmente convincente Emanuele Propizio).
A pochi giorni dall’uscita dell’ultimo episodio
della saga di Twilight (Breaking Down parte 2 esce il 14 Novembre prossimo) vi
presentiamo un’analisi sul secondo capitolo.
Sceneggiato da Melissa Rosenberg distributivo dalla Eagle Pictures
e diretto da Chris WeitzNew Moon è il secondo capitolo della celeberrima saga di Twilight tratta
dagli omonimi libri di Stephenie Meyer. Il suo inequivocabile successo porta però ad inevitabili approfondimenti
sulla sua effettiva qualità . Sarà davvero la rappresentazione simbolica delle
problematiche delle generazioni attuali? O è solo un mediocre fenomeno di massa
costruito ad arte dai media e dai produttori?
A dirvi la verità chi vi scrive ha la sensazione di una eccessiva sopravvalutazione
sia del testo sia dei relativi film, è cultura squisitamente commerciale e non
può essere equiparata cinematograficamente e artisticamente parlando a epopee
del calibro del “ Signore degli Anelli” o ad altre, un po' più retrodatate nel
tempo, che costituivano veramente per i giovani dell’ epoca un modello
culturale non generico ma preciso.
Interpretato da Robert Pattinson e da Kristen Stewart questo secondo episodio tratta in modo troppo
indefinito e superficiale alcune tematiche amorose adolescenziali
rendendole troppo semplicistiche ( limite riscontrato anche nei testi
scritti). I personaggi sembrano non
vivere o meglio non esternare fino in fondo le paure, le esitazioni e i
conflitti tipici e caratteristici di questa età: la sostanza narrativa essenziale
si trasforma nel racconto “precario” delle difficoltà “vampiresche” di vivere
in un mondo indifferente e freddo, proprio (questo si) dei nostri tempi.
In ultima analisi: è
essenziale valutare che la qualità cinematografica espressa dalla
pellicola non è soddisfacente per poter considerare la candidatura a cult-movie
del film, la spettacolarizzazione degli effetti speciali non aggiunge nulla di
nuovo e la filosofia del “già visto” prende inesorabilmente il sopravvento.
Solo il montaggio e la passione recitativa degli attori sono elementi
sufficientemente elaborati e strategicamente applicati all’interno dell’intreccio narrativo. New Moon è a tutti gli effetti un film
comune, non innovativo e assolutamente lontano dalle grandi rappresentazioni
della storia del cinema: solo grazie al relativismo giovanile attuale è
riuscito a percorrere le strade di un successo che è stato
altresì favorito attraverso un' eccessiva commercializzazione del
marchio mascherando, automaticamente ,la bassa qualità dello
stesso.
Cosa significa amare ? cosa significa vivere? Queste sono alcune delle domande che sicuramente vi sarete posti durante il film "Quasi amici" (film del 2011 diretto da Olivier Nakache e Éric Toledano) recensito molto bene dal mio collega Aexar qualche mese fa. Questo secondo articolo ha inceve come scopo quello di soffermarsi un secondo sul concetto di diversità e normalità. Questa è sicuramente una pellicola che con grande capacità stilistica e senza grandi pretese dimosta come la straordinarietà, cioè la non ordinarietà, può essere nella vita non solo un punto di forza ma anche una straordinaria arma contro l'indifferenza.
Driss, l'immigrato senegalese all'apparenza anarchico, irrispettoso ed eccentrico e Philippe, milionario tetraplegico apparentemente calmo, riflessivo e acculturato in questo film rappresentano la forza della diversità. Ognuno di loro lungo la storia si arricchisce dell'altro (commovente e di grandissima forza concettuale è la scena dell'orchestra musicale nella quale Driss ha un primo approccio con la musica classica per poi avvicinare improvvisamente Philippe alla "sua musica"alla sua cultura).
La storia, raccontata con audace ironia, evidenzia come il vero handicap per entrambi è la componente caratteriale, troppo disinolta da un lato e troppo austera sall'altra. Cosa li aiuterà? E' questa l'idea geniale che stà dietro al film: l'irruenza e la sfrontatezza di Driss unita alla calma e alla cultura di Philippe. Il risultato? Sarà la voglia di vivere e la capacità di apprezzarsi, di stimarsi. Insomma ognuno di loro migliora facendo propri i limiti dell'altro che a questo punto non rappresenteranno più un ostacolo ma una forza.
Insomma una storia che ben si adatta alle nostre vite e che ci fornisce spunti per una riflessione importante sul valore e l'importanza che il nostro carattere ha nella realizzazione dei nostri progetti; l'interiorità prende il sopravvento su un reale handicap fisico che, in ultima analisi, è forse l'aspetto meno approfondito (volutamente) per dar risalto, invece, alla straordinaria capacità di entrambi di conoscersi senza pregiudizi, dimenticando il passato e le circostanze avverse.
L'eterogeneità dei due personaggi amplifica tutto questo, non solo una diversità fisica e caratteriale ma potremmo affermare una polifonica diseguagliaza. La musica sembra infatti esser cara ad entrambi, rappresentare una via di fuga e allo stesso tempo essa possiede i codici identitari di entrambi ma alla fine le due sonorità amate finiscono per confluire dando vita ad una nuova realtà musicale a metà strada tra i due gusti.
Insomma, Signori miei, un film di qualità, un'eccezione in un panorama di piattume, una pellicola intelligente che non potrete perdere....
Riconoscimenti
Premi César 2012
Miglior attore (Omar Sy)
Candidato per il miglior film
Candidato per il miglior regista
Candidato per il miglior attore (François Cluzet)
Candidato per la migliore attrice non protagonista (Anne Le Ny)
Candidato per la migliore sceneggiatura originale
Candidato per la migliore fotografia
Candidato per il miglior montaggio
Candidato per il miglior sonoro
Lumière 2012
Miglior attore (Omar Sy)
Candidato per il miglior filmTokyo International Film Festival 2011
Grand Prix al miglior film
Premio per il miglior attore (François Cluzet e Omar Sy)