Torna il nostro sguardo su quanto successo nel mondo durante l'ultima settimana. I protagonisti della Tana questa volta sono Stati Uniti, Cina e Tunisia.
L'America si è distinta per aver votato su questioni particolarmente sensibili come l'abolizione della pena di morte (Maryland) e il controllo sulle armi (Colorado).
In Cina si è completata l'importante transizione ai vertici iniziata con il congresso dello scorso novembre, ma gli scandali tra élite corrotte e politiche scioccanti non cessano di far discutere nel gigante comunista.
Per concludere una menzione alla Tunisia, che ha finalmente un nuovo governo sebbene la gente inizi a manifestare un'insofferenza che rievoca i fantasmi della rivoluzione. Buona lettura ;)
Una piccola vetrina su politica, cinema e videogiochi. Venite viandanti della rete, ascoltare non ha prezzo.
Visualizzazione post con etichetta Viktor Orban. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Viktor Orban. Mostra tutti i post
domenica 17 marzo 2013
Il mondo ogni settimana - Numero dodici
Etichette:
Al-Maliki,
alcol avvelenato,
Ali Larayedh,
Argo,
Aung San Suu Kyi,
Cecenia,
Colorado,
Falkland,
Guantanamo,
Maryland,
Michael Baker,
Muscat,
Netanyahu,
O'Malley,
Pakistan,
Sud Sudan,
Viktor Orban,
Xi Jinping
mercoledì 13 marzo 2013
Ungheria - Orban e la guerra alla Costituzione
"La gente si preoccupa delle bollette, non della Costituzione" così taglia corto il premier ungherese Viktor Orban sull'ennesima modifica alla Carta costituzionale. Un passaggio che non è stato per nulla difficile visto il parlamento dominato dal partito di Orban, Fidesz, che appare sordo agli appelli di un'Europa consapevole di essere una delle cause, o meglio un pretesto, di questa deriva dal sapore autoritario.
giovedì 5 gennaio 2012
Il rigurgito ungherese
Non tira una bella aria a Budapest. La nuova Costituzione ungherese sembra infatti spostare le lancette dell'orologio indietro di almeno mezzo secolo e rischia d'isolare un paese che ultimamente non sta proprio brillando in fatto di vocazione internazionale. Ma esaurire la questione nel puro e semplice nazionalismo, un tratto che ha sempre accompagnato questo popolo (incredibile la diffusione di nostalgiche cartine sull'antico regno), equivale a voler sottovalutare una deriva assai pericolosa.
Una deriva che trasferisce al governo ampi poteri come quello sulla Banca Centrale, sulla stampa e sulla giustizia e complica questioni come l'aborto, i matrimoni gay e la libertà religiosa. Un paese d'ora in poi esplicitamente benedetto da Dio (cristiano) e chissà che magari un giorno non ritorni anche il Re, visto che il paese non si chiamerà più "Repubblica Ungherese" ma "Ungheria" e la Carta contiene anche qualche vago riferimento alla Corona di Santo Stefano.
L'Europa è preoccupata tanto quanto le migliaia di ungheresi che hanno manifestato per le strade della capitale. E intanto i mercati e il fiorino crollano. Chissà se dall'alto della sua maggioranza di due terzi al premier Viktor Orban gliene importi qualcosa...
Iscriviti a:
Post (Atom)


