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domenica 17 marzo 2013

Il mondo ogni settimana - Numero dodici

Torna il nostro sguardo su quanto successo nel mondo durante l'ultima settimana. I protagonisti della Tana questa volta sono Stati Uniti, Cina e Tunisia.
L'America si è distinta per aver votato su questioni particolarmente sensibili come l'abolizione della pena di morte (Maryland) e il controllo sulle armi (Colorado).
In Cina si è completata l'importante transizione ai vertici iniziata con il congresso dello scorso novembre, ma gli scandali tra élite corrotte e politiche scioccanti non cessano di far discutere nel gigante comunista.
Per concludere una menzione alla Tunisia, che ha finalmente un nuovo governo sebbene la gente inizi a manifestare un'insofferenza che rievoca i fantasmi della rivoluzione. Buona lettura ;)

mercoledì 13 marzo 2013

Ungheria - Orban e la guerra alla Costituzione

"La gente si preoccupa delle bollette, non della Costituzione" così taglia corto il premier ungherese Viktor Orban sull'ennesima modifica alla Carta costituzionale. Un passaggio che non è stato per nulla difficile visto il parlamento dominato dal partito di Orban, Fidesz, che appare sordo agli appelli di un'Europa consapevole di essere una delle cause, o meglio un pretesto, di questa deriva dal sapore autoritario.

giovedì 5 gennaio 2012

Il rigurgito ungherese


Non tira una bella aria a Budapest. La nuova Costituzione ungherese sembra infatti spostare le lancette dell'orologio indietro di almeno mezzo secolo e rischia d'isolare un paese che ultimamente non sta proprio brillando in fatto di vocazione internazionale. Ma esaurire la questione nel puro e semplice nazionalismo, un tratto che ha sempre accompagnato questo popolo (incredibile la diffusione di nostalgiche cartine sull'antico regno), equivale a voler sottovalutare una deriva assai pericolosa.
Una deriva che trasferisce al governo ampi poteri come quello sulla Banca Centrale, sulla stampa e sulla giustizia e complica questioni come l'aborto, i matrimoni gay e la libertà religiosa. Un paese d'ora in poi esplicitamente benedetto da Dio (cristiano) e chissà che magari un giorno non ritorni anche il Re, visto che il paese non si chiamerà più "Repubblica Ungherese" ma "Ungheria" e la Carta contiene anche qualche vago riferimento alla Corona di Santo Stefano.
L'Europa è preoccupata tanto quanto le migliaia di ungheresi che hanno manifestato per le strade della capitale. E intanto i mercati e il fiorino crollano. Chissà se dall'alto della sua maggioranza di due terzi al premier Viktor Orban gliene importi qualcosa...