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martedì 11 giugno 2013

Germania - All'attacco di Draghi e spendaccioni

Quando le banche litigano, i mercati tremano. In queste ore la Corte Costituzionale tedesca dovrà infatti discutere se l'acquisto illimitato di bond (Outright Monetary Transaction) voluto dalla Bce per salvare l'euro sia compatibile o meno con la legge. A mettere in questione le scelte di Mario Draghi è stata la Bundesbank guidata da un combattivo Jens Weidmann, il quale non è solito lasciarsi andare in frasi del tipo: "Deve essere possibile il fallimento degli Stati" oppure "Non può essere compito della politica monetaria comprare tempo per l'azione sui bilanci". Un vero campione dell'austerity che non si lascia per nulla impressionare dai Paesi in difficoltà come Grecia, Portogallo o l'Italia della quale è venuto quello che per lui ed altri è il fin troppo generoso Mario Draghi.

mercoledì 20 marzo 2013

Cipro - Al salvataggio dell'euro (e del gas)

La tempesta su Nicosia purtroppo non è ancora finita. La sonora bocciatura del Parlamento sui prelievi forzosi avrà anche salvato i conti in banca dei ciprioti, ma il disperato bisogno di soldi del governo potrebbe farlo ripiegare sui fondi per le pensioni per ottenere le garanzie che servono a strappare l'assegno all'Europa appena schiaffeggiata. Bruxelles sa tuttavia che non gli conviene inimicarsi troppo l'isola, perché qui la posta in gioco non riguarda solo il salvataggio dell'euro, ma una risorsa strategica che potrebbe rivelarsi tanto una cuccagna che un colossale abbaglio.

sabato 15 settembre 2012

La centrifuga iberica


Per dei lunghi mesi il premier spagnolo Mariano Rajoy ha provato in tutti i modi ad evitare il salvataggio della Spagna. L'importante era che l'opinione pubblica percepisse che Madrid non sarebbe finita sotto tutela della troika Ue-Bce-Fmi, seguendo quindi il destino piuttosto deprimente dei fratelli minori greci o portoghesi.
Con lo spread che saliva di giorno in giorno neanche dovesse andare di pari passo con le torride temperature dell'estate tuttavia anche la più orgogliosa delle cicale è dovuta scendere a patti con le nordiche formiche. Il discorso di Mario Draghi avrà sicuramente indorato una pillola che nel caso di Atene è stata talvolta somministrata con gratuita cattiveria, ma per avere i soldi bisognerà comunque rispettare determinate condizioni, che la popolazione ha già associato all'arrivo di nuove misure d'austerità.
A peggiorare le cose ci si mettono le comunità autonome, le quali fiutando l'aria che tira hanno espresso un'insofferenza come mai prima d'ora. Il caso dei Paesi Baschi è noto a tutti, ma a far parlare di sé ultimamente è la Catalogna con l'ultima "Diada de Catalunya" (11 settembre), una manifestazione intrisa di forte orgoglio nazionalista che ricorda la caduta di Barcellona in mano alle truppe reali borboniche nella guerra di successione spagnola (1700-1714). Di solito questa celebrazione raccoglieva qualche decina di migliaia di persone, mentre quest'anno ha registrato l'incredibile cifra di un milione di partecipanti. Nulla di così sorprendente se un recente sondaggio ha rivelato che i catalani sarebbero per la maggior parte favorevoli ad un divorzio dagli spagnoli, o castigliani a seconda dei punti di vista.
L'integrità del regno non è minacciata soltanto dalle paure della gente, ma anche da quelle di un mondo politico che grazie alle casse di risparmio locali ha saputo costruire una rete di potere ben radicata. Peccato solo che queste reti si siano spesso dimostrate amministratori incompetenti (la Catalogna ad esempio a dispetto della sua grande ricchezza è sull'orlo della bancarotta), contribuendo ad aggravare la crisi in tutto il paese. E adesso che l'Europa chiede alla Spagna riforme strutturali in cambio di aiuti per la sua dissestata economia, il governo di Rajoy si troverà costretto a intervenire anche su questi potentati che hanno messo da parte le loro pulsioni secessioniste proprio in virtù della non-ingerenza. Riuscirà la nave spagnola a uscire dalla bufera senza finire a pezzi? Il braccio di ferro è appena cominciato.



venerdì 7 settembre 2012

Un sospiro di sollievo?


Mario Draghi ha finalmente parlato: la Bce potrebbe acquistare in modo illimitato i titoli di stato a breve scadenza. Erano mesi che si aspettava questo segnale per rassicurare i mercati, per i quali i malati d'Europa come la Spagna o l'Italia (per la Grecia chissà...) hanno finalmente una solida istituzione pronta a garantire per loro. Il voto non è stato unanime, sebbene a votare contro è stata la sola Bundesbank preoccupata che il nuovo piano anti-spread faccia deragliare il treno delle riforme virtuose.
Nonostante gli sviluppi degli ultimi mesi abbiano svelato più volte la dannosità di certi pregiudizi (che sono costati la vita di alcuni governi), c'è ancora chi si ostina a voler intrappolare l'Unione in una morsa deflattiva per il solo amore del rigore o magari per mantenere la posizione di vantaggio commerciale che determinati paesi mitteleuropei hanno saputo costruire grazie all'architettura comunitaria.
Detto ciò gli amanti dell'austerity non hanno di che temere: gli aiuti della Bce saranno comunque vincolati al rispetto dei programmi di risanamento, i quali con questo piano saranno almeno risparmiati dal continuo nervosismo delle borse che non si accontentavano dei sacrifici imposti a mezzo continente per rimandarne il funerale. Questo non vuol dire che la crisi è sul punto di essere invertita, e i suoi effetti purtroppo si faranno sentire ancora a lungo sulla gente, ma che sarà più facile tenere la situazione sotto controllo in attesa di una congiuntura più favorevole.
A Draghi, attualmente uno dei nostri migliori rappresentanti all'estero, va riconosciuto il merito di aver preso la decisione forse più coraggiosa di un'Unione finora troppo timida per le sfide che ha davanti. Speriamo che questo basti a sopravvivere in un mercato impazzito per la troppa ricchezza accumulata e persa nel vuoto della speculazione. Non resta che incrociare le dita.

domenica 1 luglio 2012

Assalto alla cancelliera


La stampa e i media si sono affrettati a celebrare quella che pare una doppia riscossa del nostro paese nei confronti della Germania. Prima di tutto l'ennesima, almeno nelle competizioni ufficiali, e meritatissima vittoria della nazionale di calcio contro i tedeschi nella semifinale degli Europei. Affiancata il giorno dopo dal cosiddetto trionfo di Mario Monti (oltre che dello spagnolo Rajoy e del francese Hollande) nell'ultimo vertice europeo.
Che questo segni l'avvento della tanto attesa coalizione mediterranea negli equilibri dell'Unione è ancora presto per dirlo e al risultato mancano comunque all'appello gli Eurobond. Ma e' sicuramente finita l'era del rigore a tutti i costi, anche a scapito della crescita, che secondo quanto concordato in questi giorni dovrebbe godere di un fondo salva stati per gli stati più virtuosi (come l'Italia o la Spagna, appunto), da una maggior ruolo della Bce come garante e, questa sì che sarebbe un'importante novità, dall'introduzione dell'agognata Tobin Tax sulle transazioni finanziarie. Un buon inizio, purché non siano i soliti annunci da burocrati che poi cadono nel vuoto...