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giovedì 6 febbraio 2014

Turchia - Il governo mette il bavaglio a internet

"Dicevate di voler rinforzare la democrazia e oggi state tentando d'imporre il fascismo" ha detto Hasan Oren (nella foto), del partito d'opposizione turco CHP, commentando la nuova legge sul web che è stata approvata ieri dal parlamento di Ankara. 

mercoledì 29 gennaio 2014

La Tana all'incontro Tutte le strade portano a Roma. Tutte le strade partono da Istanbul


Roma e Istanbul, due città molto più vicine di quello che si può credere. È stato questo il tema dell'incontro intitolato 'Tutte le strade portano a Roma. Tutte le strade partono da Istanbul' che si è tenuto oggi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università La Sapienza di Roma, vedendo tra i partecipanti la rivista di geopolitica Il Nodo di Gordio e l'ambasciata della Repubblica Turca. Più che discutere di questioni geopolitiche, il dibattito ha interessato soprattutto i contatti a livello culturale che per gli organizzatori è il punto focale per costruire una relazione più approfondita non solo tra due paesi, ma anche tra Oriente e Occidente. 

mercoledì 15 gennaio 2014

Siria - L'ONG che mette in imbarazzo il governo turco

Più di tre anni fa un gruppo di navi cariche di aiuti umanitari salpava dalle coste di Cipro alla volta della Striscia di Gaza. Lo scopo di questo viaggio non era solo quello di portare soccorso ad una popolazione martoriata dall'isolamento, ma soprattutto forzare il blocco navale imposto dall'esercito israeliano sui Territori palestinesi.
Il resto è storia nota: le forze israeliane abbordarono le navi per costringerle ad arrendersi, ma su una di esse, la Mavi Marmara, l'equipaggio si ribellò finendo per contare tra le sue fila nove morti. Le vittime erano tutti militanti dell'IHH, una ONG turca con sede a Istanbul che con quell'incidente sarebbe divenuta nota in tutto il mondo. Oggi l'associazione ha fatto parlare di sé in termini ancora una volta molto controversi.

martedì 7 gennaio 2014

Turchia - Erdogan contro tutti

La vendetta del sultano non si è fatta attendere. A nemmeno due settimane da quella che i nostri media hanno ribattezzato la 'Tangentopoli turca', il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ha deciso di prendere in mano la situazione per recuperare consensi anche in vista delle presidenziali previste quest'anno.
Peccato solo che si sia mosso in modo da seminare altro caos in uno scenario politico che già nel 2013 non aveva fatto proprio faville.

martedì 24 settembre 2013

Egitto e Turchia - Morsi e Fazil Say, alterne fortune di un islamismo post rivoluzionario

L'uno cerca di stringere sempre di più il suo cappio sulla società, l'altro è sul punto di non lasciarvi più traccia. Per qualche scherzo del destino Turchia ed Egitto hanno vissuto quasi contemporaneamente lo scontro con il proprio popolo che si opponeva allo strapotere dei rispettivi leader. Il primo, Erdogan, ne è uscito ancora in piedi, mentre Morsi è stato rovesciato assieme al suo partito che adesso rischia addirittura l'estinzione. Esiste però un elemento in comune in entrambe le esperienze: la sconfitta della piazza e forse della primavera araba.

martedì 3 settembre 2013

Siria - La guerra si avvicina

Dopo due settimane di chiusura estiva riapre finalmente la Tana, che non poteva far mancare il suo commento su quanto sta succedendo negli ultimi giorni intorno alla Siria. 
A due anni dall'inizio della rivolta e migliaia di morti degni di un genocidio l'Occidente sembra intenzionato finalmente a fare i conti con Assad. Fin qui tutto bene se la scelta non proprio azzeccata dei tempi potrebbe trasformare questa nuova avventura in un incubo peggiore di quello iracheno o afghano.

lunedì 27 maggio 2013

Turchia - Baci contro coltelli

Erano arrivati a decine nella stazione metro di Kurtulus, ad Ankara, per mettere in scena una protesta singolare: baciarsi in pubblico contro una legge che vieta di farlo. 
La cosa di per sé basterebbe a rendere la vicenda abbastanza assurda, ma sfortunatamente al peggio non c'è mai fine. Durante la manifestazione infatti un gruppo di islamisti sostenitori del partito Akp del premier Erdogan ha messo in atto una contromanifestazione che è degenerata presto in violenza, tanto che uno dei ragazzi a favore della protesta è finito accoltellato. 
Cosa sta succedendo nella Turchia che un tempo era talmente spaventata dallo spettro fondamentalista da rovesciare i suoi stessi governi? 

domenica 24 marzo 2013

Il mondo ogni settimana - Numero tredici

Questa settimana degli Esteri della Tana si concentra sul Mediterraneo orientale, con protagonisti la piccola Cipro, la Turchia e il Libano. 
Come ho già scritto qualche giorno, la gestione della crisi cipriota è una posta che sorpassa la sopravvivenza della moneta unica, inserendosi nella più ampia competizione energetica tra Europa e Russia. 
La Turchia vive da parte sua una fase di distensione tanto interna con i curdi del Pkk che esterna, in particolare con Israele, il cui governo sembra aver finalmente chiesto scusa per l'incidente della Mavi Marmara. 
Infine abbiamo il Libano in preda ad una crisi di governo che non potrebbe accadere in un momento peggiore, avendo il Paese dei cedri una tremenda guerra civile alle porte con un forte rischio contagio. Buona lettura ;)

venerdì 22 marzo 2013

Turchia - Ocalan depone le armi, i curdi forse

Trent'anni di lotta e quarantamila morti si chiudono in uno storico annuncio di Abdullah Ocalan. Il grande patriarca del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), ha scritto appositamente una lettera dalla sua isola-prigione di Irmali, uno scoglio che venne sgomberato apposta per controllare il leader curdo catturato in Kenya nel 1999. Ocalan si rivolge ai suoi militanti chiedendo di cessare immediatamente le ostilità con i soldati turchi e di abbandonare il Paese "per passare dal conflitto armato al confronto democratico". E i seguaci guidati da Murat Karayilan obbediscono immediatamente con grande soddisfazione del governo di Ankara che per il momento non si sbilancia più di tanto sul futuro della riconciliazione nazionale. E questo forse perché nonostante la svolta di Ocalan la pace non è affatto da dare per scontata.

mercoledì 20 marzo 2013

Cipro - Al salvataggio dell'euro (e del gas)

La tempesta su Nicosia purtroppo non è ancora finita. La sonora bocciatura del Parlamento sui prelievi forzosi avrà anche salvato i conti in banca dei ciprioti, ma il disperato bisogno di soldi del governo potrebbe farlo ripiegare sui fondi per le pensioni per ottenere le garanzie che servono a strappare l'assegno all'Europa appena schiaffeggiata. Bruxelles sa tuttavia che non gli conviene inimicarsi troppo l'isola, perché qui la posta in gioco non riguarda solo il salvataggio dell'euro, ma una risorsa strategica che potrebbe rivelarsi tanto una cuccagna che un colossale abbaglio.

sabato 9 febbraio 2013

Il mondo ogni settimana - Numero sette

Rieccoci con l'appuntamento settimanale degli Esteri. Questa settimana i protagonisti della Tana sono la Tunisia, Cina e la Turchia. Con l'assassinio del leader laico tunisino Chokri Belaid la crisi delle primavere si estende dunque dall'Egitto alla Tunisia, dove il premier Jebali si trova assediato sia dagli oppositori che dai suoi stessi alleati di governo. 
In Cina abbiamo la presunta rivoluzione del sindacato introdotto dalla Foxconn dopo gli scandali delle sue fabbriche cinesi, mentre che in Tibet continua una repressione che mette in dubbio sulla genuinità di questa riforma. Chiudiamo con la Turchia che pare allontanarsi dal cammino europeo e guardare molto più alle sue radici islamiche. Buona lettura ;)

sabato 2 febbraio 2013

Il mondo ogni settimana - Numero sei

I protagonisti di questa settimana della Tana appartengono tutti al mondo arabo e mediorientale visto che si tratta dell'Egitto, d'Israele e del Mali. Continua la contrapposizione tra il presidente Morsi e il movimento di piazza Tahrir con il preoccupante rafforzamento dell'esercito che sta rendendo la terra dei Faraoni un vero e proprio stato di polizia.
Israele da parte sua vive un parziale disgelo con l'Autorità Nazionale palestinese, anche se proprio per la Cisgiordania raccoglie una condanna da parte della comunità internazionale mentre agisce in modo non molto chiaro nei cieli dell'arcinemesi siriana.
Resta infine il Mali che vede l'irresistibile avanzata della coalizione franco-maliana sebbene la vittoria a portata di mano non garantirà come in molti scenari simili una completa risoluzione del problema. Buona lettura :)

martedì 20 novembre 2012

Gaza - Il pugno sulle formiche

Dopo un'anno e mezzo di chiusura a riccio dovuta alla lunga stagione d'incertezza regionale, lo stato israeliano ha finalmente ripreso l'iniziativa, anche purtroppo lo fa ancora una volta con un uso spropositato della violenza. E se la prende di nuovo con Gaza, che a sei giorni dall'inizio dell'operazione Colonna di Nuvole (nome poetico per descrivere quello che è in sostanza un fitto bombardamento) ha registrato un centinaio di vittime e almeno settecento feriti. Inoltre lo schieramento di migliaia di truppe israeliane al confine con la Striscia lascia presagire addirittura un'imminente campagna via terra.

giovedì 11 ottobre 2012

Ai ferri corti


La diplomazia non sempre è all'altezza delle grandi questioni che si trova ad affrontare e lo è ancor meno quando i grandi versano in momenti di delicata transizione (Cina e Stati Uniti) o di riassestamento (Russia e Ue). Per questo il più delle volte si preferisce temporeggiare o addirittura dimenticare in attesa di tempi più favorevoli nella speranza che la situazione intanto non degeneri fino a tornare alla ribalta con inaspettata violenza.
Purtroppo gli esempi in questo senso non mancano, anche in tempi recenti: è successo in Libia con l'assalto all'ambasciata americana e più di recente in Siria, dove le difficoltà nel trovare una via d'uscita alla rivoluzione si stanno intrecciando ad un allarmante peggioramento dei rapporti con la Turchia. È la tensione aumenta non solo tra i due paesi, ma in tutto il circondario.
L'ultimo caso scoppiato sulle armi russe sequestrate su un aereo di linea diretto a Damasco e la conseguente polemica tra Erdogan e Mosca dimostrano che se determinati contesti vengono trascurati troppo a lungo alla fine possono aprire faglie molto più pericolose. A meno che cotanta colpevole indifferenza non serva proprio a trovare quel casus belli per i cosiddetti tempi più favorevoli...






sabato 4 agosto 2012

Che fine ha fatto la Turchia in Europa?


Sono passati quasi sette anni dall'inizio ufficiale dei negoziati tra Unione Europea e Turchia per l'adesione di quest'ultima al club di Bruxelles. Il processo di avvicinamento (che risale fin dagli anni sessanta) è stato e continua ad essere lungo e tortuoso per varie ragioni: quella religiosa di chi vuole che l'Unione resti un'entità coesa dalle comuni radici cristiane, quella immigratoria che vede nell'ingresso di Ankara una corsia preferenziale per milioni di immigrati turchi (mentre prima si gridava all'idraulico polacco...), quella politica che osteggia l'entrata di un paese che forte dei suoi ottanta milioni di abitanti sconvolgerebbe gli equilibri del Parlamento europeo.
All'inizio i turchi furono molto dispiaciuti di essere trattati da candidati di serie B rispetto ad un est europeo che è stato invece inglobato a tempo di record. Dovevano sentirlo come una specie di tradimento di quell'occidente a cui dopo il collasso ottomano-asiatico avevano deciso di guardare con crescente insistenza. E così la Turchia di oggi ha deciso di diversificare le sue aspirazioni, tenendo in vita quanto basta il processo di adesione ma sfruttando anche il suo maggiore grado di sviluppo nell'area mediorientale per esercitarvi un'influenza come all'epoca della Sublime Porta.
Oggi questa ristrutturazione strategica, per la quale alcuni hanno coniato appositamente il termine di neo-ottomanesimo, pare aver rovesciato le priorità di una volta. Ciò è particolarmente sentito con la primavera araba di cui Ankara vuole sfruttare la scia di cambiamento e apertura per consolidare la sua presenza in una regione un tempo più inaccessibile. Al contrario l'Unione Europea in crisi non è più un'opportunità tanto appetibile, tanto che il governo turco non ha esitato a provocare Bruxelles interrompendo le relazioni con la Presidenza della Commissione Europea quando questa è stata affidata all'ostile Cipro. Anche il popolo che magari teme di venir contagiato dal ristagno economico dell'Eurozona conferma tale disaffezione con una percentuale favorevole all'adesione scesa in dieci anni dal 76% al 38%.
Questa situazione probabilmente farà comodo a quei burocrati che preferiscono rimandare i negoziati per non assumersi la responsabilità di prendere decisioni impopolari. La Turchia potrebbe essere un buon valore aggiunto per l'Europa, ma i tempi si annunciano veramente molto lunghi. Affrontare la questione con tanta leggerezza potrebbe tuttavia essere deleterio, soprattutto se l'Ue dovesse uscire indebolita dal momento cruciale che sta vivendo attualmente. Perché chi è stato tanto disprezzato potrebbe un giorno tramutarsi in un temibilissimo rivale...

venerdì 29 giugno 2012

Greci ammazza greci


Nel mare in tempesta su cui naviga l'Unione Europea gli sforzi dell'equipaggio sono tutti concentrati a non lasciarsi arenare sulle spiagge greche o spagnole. Ma tra le acque agitate della crisi si nasconde un piccolo scoglio che minaccia di aprire nuove e pericolose falle nello scafo. Quel pezzo di roccia è l'isola di Cipro.
Ancora una volta a complicare la vita dei ciprioti è il sempiterno legame con la Grecia, che negli anni settanta fu sul punto di annetterla scatenando per questo l'intervento turco che da allora ha diviso con le armi e i mattoni la minoranza turca dal resto della popolazione. 
Qualche anno più tardi arrivò la riscossa con l'Europa e un benessere nutrito in buona parte dall'euforica quanto fumosa crescita di Atene, una cuccagna che le banche cipriote hanno provato ad agganciare anche in vista del futuro sfruttamento dei giacimenti marini di gas appena scoperti. 
Infine l'amaro epilogo con l'Acropoli che cade in frantumi e lascia in eredità alle banche di Nicosia delle somme in perdita per loro inimmaginabili. Il presidente Dimitris Christofias (nella foto a sinistra) si è perciò trovato a dover scegliere tra chi avrebbe salvato il proprio paese, andando prima a bussare alle porte di Russia e Gran Bretagna che però nel sentire l'aria che tirava non hanno dimostrato particolare entusiasmo. Per rimediare i soldi necessari al più presto non restava dunque che ricorrere al temutissimo piano B, ossia chiedere i soldi alla troika Ue-Bce-Fmi nella speranza che l'imminente presidenza di Cipro nell'Unione (un sovrano malato per un regno cagionevole, quale migliore coincidenza) gli risparmi i diktat imposti da tempo agli altri Stati in affanno...

venerdì 23 dicembre 2011

La battaglia dei genocidi


Si ritorna a parlare di genocidio armeno. Ormai è passato quasi un secolo da quel tragico evento che ha macchiato la storia della Turchia alla rincorsa della modernità. La decisione dell'Assemblea Nazionale francese di punire chiunque neghi la strage del 1915 ha scatenato le ire di Erdogan che ha ritirato il proprio ambasciatore e per ripicca ha accusato i francesi di aver fatto piazza pulita di algerini durante il dominio coloniale. L'iniziativa francese, per quanto lodevole voglia essere, può essere letta anche come semplice tattica elettorale che guarda alle imminenti presidenziali e tocca un tasto caro ai francesi quale l'opposizione all'ingresso della Turchia nell'Ue.
Rimane però la questione essenziale: perché il governo di Ankara si ostina tanto a negare un orrore che non è neppure responsabilità dell'odierna Repubblica quanto dell'estinto Impero ottomano? In fondo nella Turchia di oggi sopravvive ancora qualche riflesso dei fantasmi che hanno spinto verso il dramma tristemente noto.
Uno di essi è l'attuale nazionalismo turco che ha origine alla fine dell'Ottocento in aperto contrasto con il multiculturalismo che agli occhi di alcuni era stata la causa principale dell'indebolimento del sultanato. In un'epoca quale il XIX secolo, caratterizzata da nazionalismi tendenti all'omogeneità, la tolleranza verso le minoranze veniva considerata un elemento destabilizzante e soggetto ad essere sfruttato a vantaggio di potenze vicine, come aveva fatto la Russia con il suo panslavismo per frammentare la vecchia Turchia Europea.
La prima contromisura dei turchi fu di ricompattare ciò che rimaneva dell'impero attraverso la "turchicità", una sorta di assimilazione culturale spinta all'estremo durante la Grande Guerra, quando gli armeni vennero sospettati di fomentare rivolte per riunirsi ai loro confratelli russi e per questo furono deportati con la forza per impedire ulteriori frammentazioni territoriali.
E qui si ricollega il secondo spettro, quello dell'integrità nazionale, che potrebbe spiegare anche la dura lotta contro i curdi nelle regioni orientali, le quali neanche a farlo apposta sono adiacenti o corrispondenti alle aree maggiormente interessate dal genocidio del 1915. Chissà quanto tempo passerà ancora prima che la faccenda si possa dire conclusa. Di certo un paese che non fa i conti con il suo passato è un paese che non conosce veramente se stesso.