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martedì 11 giugno 2013

Germania - All'attacco di Draghi e spendaccioni

Quando le banche litigano, i mercati tremano. In queste ore la Corte Costituzionale tedesca dovrà infatti discutere se l'acquisto illimitato di bond (Outright Monetary Transaction) voluto dalla Bce per salvare l'euro sia compatibile o meno con la legge. A mettere in questione le scelte di Mario Draghi è stata la Bundesbank guidata da un combattivo Jens Weidmann, il quale non è solito lasciarsi andare in frasi del tipo: "Deve essere possibile il fallimento degli Stati" oppure "Non può essere compito della politica monetaria comprare tempo per l'azione sui bilanci". Un vero campione dell'austerity che non si lascia per nulla impressionare dai Paesi in difficoltà come Grecia, Portogallo o l'Italia della quale è venuto quello che per lui ed altri è il fin troppo generoso Mario Draghi.

giovedì 18 ottobre 2012

Uniti per la pace?


Lo ammetto, non so ancora se devo interpretare il Premio Nobel per la pace conferito all'Unione Europea come un gesto d'incoraggiamento o di sottile ironia scandinava. Analizzando le ragioni del comitato viene da chiedersi se la decisione non sia arrivata con almeno dieci anni di ritardo e per giunta in un momento che non potrebbe essere più dissonante.
Non c'è dubbio che l'Unione abbia promosso la stabilità del continente favorendo la tanto agognata riconciliazione franco-tedesca e l'avanzamento della democrazia in un vicinato (l'Europa orientale e prima di essa anche Grecia, Spagna e Portogallo) che in tempi non troppo lontani non godeva di piene libertà. Una missione che continua ancora in quel crepaccio balcanico dove la nostra guerra civile era iniziata quasi un secolo fa e dove si spera vi siano state consumate le ultime braci.
C'è però l'altra faccia della medaglia. Quella di un'Europa che spaventa i popoli, i quali si sentono vessati da sacrifici che un'autorità invisibile gli impone scavalcando i governi eletti, la cui impotenza o incompetenza arriva a destabilizzare la società come sta accadendo nella disputa tra Spagna e Catalogna. O facendo il gioco di quei populismi che non quando si parla di casa europea non vi vedono un veicolo d'integrazione, ma uno strumento al servizio di una cerchia inafferrabile.
Per fortuna la maturità degli elettori ha contenuto finora l'avanzata di rigurgiti come Alba Dorata, ma non possiamo illuderci che ciò possa durare in eterno. Gli europei hanno bisogno innanzitutto di essere rassicurati e di capire che restare insieme è un punto di forza, non condividere un'ipoteca sul proprio futuro. L'ultima lite tra Angela Merkel che insiste sull'unione dei bilanci contro François Holland che preme invece per l'unione delle banche rivela quanto nonostante i buoni propositi si continui a perdere tempo in vuote polemiche.
A mio parere la soluzione francese sarebbe quella più adeguata (meglio tenere a bada un settore bancario vulnerabile prima di pensare ai bilanci), ma gli interessi che stanno dietro a questa differenza di vedute ostacolano il raggiungimento di qualunque soluzione duratura. Il bello è che a forza di abbandonarsi a lungaggini del genere i mercati prima o poi fiuteranno l'aria che tira, ricominciando di conseguenza a far salire lo spread con annessi sacrifici, tasse e compagnia bella. E alle prossime elezioni difficilmente gli elettori avranno ancora voglia di essere maturi...

venerdì 7 settembre 2012

Un sospiro di sollievo?


Mario Draghi ha finalmente parlato: la Bce potrebbe acquistare in modo illimitato i titoli di stato a breve scadenza. Erano mesi che si aspettava questo segnale per rassicurare i mercati, per i quali i malati d'Europa come la Spagna o l'Italia (per la Grecia chissà...) hanno finalmente una solida istituzione pronta a garantire per loro. Il voto non è stato unanime, sebbene a votare contro è stata la sola Bundesbank preoccupata che il nuovo piano anti-spread faccia deragliare il treno delle riforme virtuose.
Nonostante gli sviluppi degli ultimi mesi abbiano svelato più volte la dannosità di certi pregiudizi (che sono costati la vita di alcuni governi), c'è ancora chi si ostina a voler intrappolare l'Unione in una morsa deflattiva per il solo amore del rigore o magari per mantenere la posizione di vantaggio commerciale che determinati paesi mitteleuropei hanno saputo costruire grazie all'architettura comunitaria.
Detto ciò gli amanti dell'austerity non hanno di che temere: gli aiuti della Bce saranno comunque vincolati al rispetto dei programmi di risanamento, i quali con questo piano saranno almeno risparmiati dal continuo nervosismo delle borse che non si accontentavano dei sacrifici imposti a mezzo continente per rimandarne il funerale. Questo non vuol dire che la crisi è sul punto di essere invertita, e i suoi effetti purtroppo si faranno sentire ancora a lungo sulla gente, ma che sarà più facile tenere la situazione sotto controllo in attesa di una congiuntura più favorevole.
A Draghi, attualmente uno dei nostri migliori rappresentanti all'estero, va riconosciuto il merito di aver preso la decisione forse più coraggiosa di un'Unione finora troppo timida per le sfide che ha davanti. Speriamo che questo basti a sopravvivere in un mercato impazzito per la troppa ricchezza accumulata e persa nel vuoto della speculazione. Non resta che incrociare le dita.

martedì 27 marzo 2012

Il Portogallo nella tempesta


Se non fosse così determinante per i destini delle politiche nazionali, le oscillazioni dello spread non farebbero battere il cuore a nessuno tranne che agli economisti, Questa febbre del differenziale ha però finito col colpire chiunque e persino chi continua a non avere la più pallida idea del perché ci si peni tanto di un numero. Basta vedere i veri e propri soprassalti dei notiziari quando il Btp a scadenza decennale torna a rompere la fatidica soglia dei 300 nel differenziale dal Bund. Mi chiedo allora cosa dovrebbero fare i portoghesi, che il loro di spread ha superato ampiamente quota 1.000 punti. Sì, perché nonostante la cosa stia passando leggermente in sordina, Lisbona è veramente sul punto di replicare il dramma greco sull'Atlantico, dove le politiche d'austerità chieste dall'Europa hanno già fatto dimettere un governo e stanno scatenando vari episodi di malcontento.
Il possibile naufragio del Portogallo non ha certo colto di sorpresa gli esperti economici, che avevano già da tempo affibbiato ai paesi più vulnerabili (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) l'affettuoso nomignolo di Pigs. Anche l'Italia faceva, e per qualcuno fa ancora, parte di questo club di appestati, ma disponendo di maggiore ricchezza e avendo fatto uso moderato di droghe speculative potrebbe avere (al prezzo di una "cortese" macelleria sociale) buone possibilità di salvarsi.
Tutt'altra storia per i quattro cavalieri dell'apocalisse europea, la cui dipendenza da prestiti e speculazione ne ha gonfiato a dismisura le economie, fino a quando il pallone non è scoppiato e le ha fatte precipitare alla velocità di una meteora. Nel caso del Portogallo il rischio di default sta aumentando in maniera vertiginosa (per dire, il debito pubblico in un anno è praticamente triplicato), ma da parte dell'Eurogruppo stranamente non traspare grande apprensione, a meno di non pensare che vi sia riluttanza a riaprire il portafoglio che è già servito per la Grecia. Si vocifera di un nuovo prestito da 80 miliardi, in cambio ovviamente di altra austerity perché, stando alle parole dello stesso presidente della Bce Mario Draghi, rimanere nell'euro val bene la rinuncia al benessere. E ciò riguarda pure la Spagna che sta mostrando nuovi e pericolosissimi sintomi da intossicazione, contribuendo a diffondere nell'Eurozona il panico di un contagio generalizzato.
Ma torniamo alla domanda di prima: i portoghesi che cosa ne pensano? Da una parte ci sono sempre più proteste come lo sciopero pubblico di giovedì 22 marzo, anche se è difficile credere che riusciranno ad arginare la contrazione degli stipendi e dello stato sociale. Chi può sceglie di emigrare verso le antiche colonie brasiliane o sudafricane, dove si può trovare un'aspettativa di vita anche migliore della madrepatria. E con il cavallo portoghese pronto a mettersi le catene come quello greco si teme che questo differenziale di tenore di vita sia destinato a durare a lungo...

venerdì 13 gennaio 2012

AAbbasso la Francia


Corre voce che la Francia perderà la sua adorata tripla A nel rating di Standard & Poor's, una di quelle simpatiche agenzie che come le pressioni atmosferiche fanno il bello e il cattivo tempo delle economie. La notizia, non confermata ma dovrebbe essere questione di ore, sta già scompigliando i mercati e le borse che registrano chiusure in perdita (Milano, tanto per cambiare, dà prova delle peggiori prestazioni). L'esclusione dal club dei virtuosi potrebbe comportare per i nostri cugini d'oltralpe una serie di conseguenze come un minor accesso al credito delle sterminate banche svizzere, il ritiro di parte degli investitori e l'aumento dei tassi d'interesse e dello spread-tiranno. Tutto per una lettera.
D'altra parte del duetto franco-tedesco che dava lezioni al resto del continente, Parigi era il partner più debole essendo molto esposta sia ai titoli tossici che ai debiti dei cosiddetti Piigs (detenendone oltre 500 miliardi di dollari, di cui 400 solo nel Belpaese). E il declassamento della gagliarda economia francese lascerà sicuramente una bella scottatura al Presidente Sarkozy in vista delle imminenti elezioni. Quel coup pour la superbe Marianne.

P.S.
L'Italia invece potrebbe addirittura scendere nell'alfabeto e ottenere una tripla B, vale a dire momentaneamente affidabile. Vista la trasparenza e l'efficienza del nostro sistema ciò suona quasi come il segreto di Pulcinella.

giovedì 29 dicembre 2011

Lo spread va giù, lo spread va su


I mercati non possono dormire sonni tranquilli, tanto meno i nostri. Nonostante le manovre lacrime e sangue, le borse in leggera ripresa e le svendite di Btp, lo "spread-tiranno" chiude a quota 520 (517 per essere precisi, ma siamo lì) superando il record di ieri e anche dei giorni precedenti. E' come se al malato non venisse concessa la tranquillità necessaria a beneficiare della cura (che godimento poi) che gli viene somministrata.
Non a caso il premier Monti ha sorvolato su quello che potrebbe considerarsi la tolleranza massima di differenziale dal Bund tedesco. Aprendo così le porte al Fondo monetario internazionale e al commissariamento. Tanto rumore per nulla la crisi di governo? Più che altro continuo a chiedermi se sia giusto usare come metro di paragone un titolo che appartiene ad un'economia che nessuno nega sia più affidabile della nostra, ma è pur sempre inserita in un contesto che non vale per l'intera Eurozona, specie dei paesi mediterranei. Ma dell'Europa vogliamo fare una federazione o un'annessione?