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mercoledì 18 settembre 2013

Grecia - Il paese sciopera e intanto gli estremisti si massacrano tra di loro

Ucciso per una banale lite sul calcio che forse (ma non è detto...) sarebbe finita in modo meno cruento se non si fosse tinta anche del fosco colore della politica. Così è morto Pavlos Fyssas, giovane cantante hip hop vicino agli ambienti della sinistra radicale dopo essere stato aggredito in un sobborgo di Atene (Keratsini) da una quindicina di persone di cui uno, l'omicida che lo ha accoltellato, è un sostenitore dei neonazisti di Alba Dorata. Purtroppo questo è solo l'ultimo episodio di un odio che rischia d'incendiare un paese pericolosamente in bilico.

mercoledì 12 giugno 2013

Grecia - Ert tv, lo spettacolo è finito

Da una parte all'altra della casa europea. Nello stesso giorno in cui la potente Bundesbank puntava il dito contro i soldi dispensati dalla Bce ai Paesi potenzialmente insolventi, in uno di questi la crisi costringeva la stessa televisione pubblica ad ammainare la sua bandiera. Stiamo parlando della Grecia, dove ieri sera è avvenuta la chiusura forzata di Ert tv, l'equivalente della nostra Rai. Colpa di una cattiva amministrazione da ristrutturare secondo il governo che ha colto l'occasione per licenziare anche i circa 2.500 dipendenti in esubero. Per una parte del popolo ellenico invece la decisione nasconde il bieco tentativo del premier di centodestra Samaras di zittire una voce critica ma destabilizzante per un'economia sempre più vicina al collasso.

mercoledì 20 marzo 2013

Cipro - Al salvataggio dell'euro (e del gas)

La tempesta su Nicosia purtroppo non è ancora finita. La sonora bocciatura del Parlamento sui prelievi forzosi avrà anche salvato i conti in banca dei ciprioti, ma il disperato bisogno di soldi del governo potrebbe farlo ripiegare sui fondi per le pensioni per ottenere le garanzie che servono a strappare l'assegno all'Europa appena schiaffeggiata. Bruxelles sa tuttavia che non gli conviene inimicarsi troppo l'isola, perché qui la posta in gioco non riguarda solo il salvataggio dell'euro, ma una risorsa strategica che potrebbe rivelarsi tanto una cuccagna che un colossale abbaglio.

sabato 16 febbraio 2013

Il mondo ogni settimana - Numero otto

Rieccoci con il nuovo numero degli Esteri della Tana. I protagonisti scelti questa settimana sono il Vaticano, la Corea del Nord e la Grecia. Per quanto riguarda il Vaticano penso non ci sia molto da aggiungere a quanto già detto lunedì, a parte il presunto collegamento tra la Santa Sede e lo scandalo Mps che rende la posizione della Chiesa ancora più difficile.
Continuano nel frattempo le provocazioni nordcoreane in Estremo Oriente con un nuovo test nucleare che agita i vicini e irrita non solo Washington, ma la Cina la quale teme che l'escalation di Pyongyang possa essere strumentalizzata dagli americani per stringere il loro abbraccio navale sul Pacifico.
Concludo con la Grecia, dove non si ferma l'onda di proteste che sta coinvolgendo praticamente tutti i settori della società, ridotti allo stremo da una politica di austerità che non sembra comunque portare Atene fuori dal tunnel in cui è sprofondata. Buona lettura ;)

sabato 26 gennaio 2013

Il mondo ogni settimana - Numero cinque

Nel numero degli Esteri di questa settimana i protagonisti scelti dalla Tana i protagonisti sono Israele, Grecia e Regno Unito. Nel primo caso ci sono ovviamente le elezioni che hanno ridimensionato le ambizioni di Netanyahu che avrà più difficoltà a far confrontare il suo paese con un'area in perenne fermento.
La Grecia si è distinta invece per il lungo sciopero dei dipendenti della metropolitana di Atene che ha scatenato una durissima reazione del governo con una misura d'emergenza che farà senz'altro discutere.
Concludiamo con il governo conservatore di David Cameron che nella sua oscillazione tra timido europeismo e pulsioni isolazioniste ha seminato malcontento sia nell'Unione che in America. Buona lettura ;)

sabato 19 gennaio 2013

Il mondo ogni settimana - Numero quattro

Eccoci con il consueto appuntamento settimanale delle notizie dal mondo. I protagonisti che la Tana ha scelto in questa settimana sono innanzitutto l'Algeria per lo spettacolare quanto controverso sequestro in un impianto energetico che funge da esplicita rappresaglia per l'intervento occidentale nel Mali.
Seguono gli Stati Uniti che dopo la serie di stragi e assalti in varie città del paese sembrano determinati ad applicare un controllo molto più severo delle armi.
Torna infine il Pakistan che vede un aumento dell'incertezza politica per l'ordine d'arresto del premier Ashraf. Buona lettura :)

sabato 22 dicembre 2012

Il mondo ogni settimana - Numero due

Torna la rubrica settimanale degli Esteri, che viene spostata definitivamente il sabato in quanto mi sembrava piuttosto anomalo chiudere la panoramica di giovedì.
Per la Tana i protagonisti di questa settimana sono gli Stati Uniti, l'Egitto, il Giappone e una menzione speciale per l'India che ci riguarda da vicino.
Buona lettura :)


giovedì 18 ottobre 2012

Uniti per la pace?


Lo ammetto, non so ancora se devo interpretare il Premio Nobel per la pace conferito all'Unione Europea come un gesto d'incoraggiamento o di sottile ironia scandinava. Analizzando le ragioni del comitato viene da chiedersi se la decisione non sia arrivata con almeno dieci anni di ritardo e per giunta in un momento che non potrebbe essere più dissonante.
Non c'è dubbio che l'Unione abbia promosso la stabilità del continente favorendo la tanto agognata riconciliazione franco-tedesca e l'avanzamento della democrazia in un vicinato (l'Europa orientale e prima di essa anche Grecia, Spagna e Portogallo) che in tempi non troppo lontani non godeva di piene libertà. Una missione che continua ancora in quel crepaccio balcanico dove la nostra guerra civile era iniziata quasi un secolo fa e dove si spera vi siano state consumate le ultime braci.
C'è però l'altra faccia della medaglia. Quella di un'Europa che spaventa i popoli, i quali si sentono vessati da sacrifici che un'autorità invisibile gli impone scavalcando i governi eletti, la cui impotenza o incompetenza arriva a destabilizzare la società come sta accadendo nella disputa tra Spagna e Catalogna. O facendo il gioco di quei populismi che non quando si parla di casa europea non vi vedono un veicolo d'integrazione, ma uno strumento al servizio di una cerchia inafferrabile.
Per fortuna la maturità degli elettori ha contenuto finora l'avanzata di rigurgiti come Alba Dorata, ma non possiamo illuderci che ciò possa durare in eterno. Gli europei hanno bisogno innanzitutto di essere rassicurati e di capire che restare insieme è un punto di forza, non condividere un'ipoteca sul proprio futuro. L'ultima lite tra Angela Merkel che insiste sull'unione dei bilanci contro François Holland che preme invece per l'unione delle banche rivela quanto nonostante i buoni propositi si continui a perdere tempo in vuote polemiche.
A mio parere la soluzione francese sarebbe quella più adeguata (meglio tenere a bada un settore bancario vulnerabile prima di pensare ai bilanci), ma gli interessi che stanno dietro a questa differenza di vedute ostacolano il raggiungimento di qualunque soluzione duratura. Il bello è che a forza di abbandonarsi a lungaggini del genere i mercati prima o poi fiuteranno l'aria che tira, ricominciando di conseguenza a far salire lo spread con annessi sacrifici, tasse e compagnia bella. E alle prossime elezioni difficilmente gli elettori avranno ancora voglia di essere maturi...

martedì 24 luglio 2012

Eurosfascio?


Passata l'euforia delle elezioni di maggio e giugno, che facevano ben sperare in un rilancio del progetto europeo dopo l'ondata di rigore che l'aveva asfissiato, siamo arrivati verso un agosto infuocato da un'Unione più debole che mai e incalzata da tutte le parti. Da dove possiamo cominciare?
Dalla Spagna dove le regioni autonome di Valencia e della Catalogna chiedono soccorso al governo centrale per non finire del baratro e i bonos galoppano oltre quota 600? Dall'Italia che vede il governo dei tecnici ostaggio di partiti impazienti di ricominciare il solito teatrino condito da ambizioni presidenzialiste e ricandidature che vanno e vengono per la gioia dello spread che vola sopra i 500? Dalla Francia in cui la rinascita di Hollande stenta a decollare e i campioni dell'industria continuano a perdere terreno com'è successo alla Peugeot e alla Citroen costretti a licenziare migliaia di dipendenti? O dai paesi germanici leggermente scossi dalla revisione di Moody's del loro outlook da "stabile" a "negativo", magari perché la Grecia complice per l'ennesima volta è sul punto di uscire dall'Eurozona complice una leggerezza da parte dei membri forti di prospettare l'eventualità?
Federico Fubini sul Corriere ha paragonato un simile scenario alle micce che hanno causato la disgregazione di federazioni come quella sovietica o jugoslava. Non è così improbabile se la Bce e l'Ue non si daranno una svegliata con interventi tipo il fondo salva-stati o lo scudo anti-spread, rimasto al palo dagli accordi di giugno. L'Europa infatti continua ad essere sonnolenta in attesa di un'illuminazione o del botto finale. Anche se nessuno ha da guadagnarci in questo ristagno, tantomeno il Bund.


venerdì 29 giugno 2012

Greci ammazza greci


Nel mare in tempesta su cui naviga l'Unione Europea gli sforzi dell'equipaggio sono tutti concentrati a non lasciarsi arenare sulle spiagge greche o spagnole. Ma tra le acque agitate della crisi si nasconde un piccolo scoglio che minaccia di aprire nuove e pericolose falle nello scafo. Quel pezzo di roccia è l'isola di Cipro.
Ancora una volta a complicare la vita dei ciprioti è il sempiterno legame con la Grecia, che negli anni settanta fu sul punto di annetterla scatenando per questo l'intervento turco che da allora ha diviso con le armi e i mattoni la minoranza turca dal resto della popolazione. 
Qualche anno più tardi arrivò la riscossa con l'Europa e un benessere nutrito in buona parte dall'euforica quanto fumosa crescita di Atene, una cuccagna che le banche cipriote hanno provato ad agganciare anche in vista del futuro sfruttamento dei giacimenti marini di gas appena scoperti. 
Infine l'amaro epilogo con l'Acropoli che cade in frantumi e lascia in eredità alle banche di Nicosia delle somme in perdita per loro inimmaginabili. Il presidente Dimitris Christofias (nella foto a sinistra) si è perciò trovato a dover scegliere tra chi avrebbe salvato il proprio paese, andando prima a bussare alle porte di Russia e Gran Bretagna che però nel sentire l'aria che tirava non hanno dimostrato particolare entusiasmo. Per rimediare i soldi necessari al più presto non restava dunque che ricorrere al temutissimo piano B, ossia chiedere i soldi alla troika Ue-Bce-Fmi nella speranza che l'imminente presidenza di Cipro nell'Unione (un sovrano malato per un regno cagionevole, quale migliore coincidenza) gli risparmi i diktat imposti da tempo agli altri Stati in affanno...

lunedì 18 giugno 2012

Ritenta, sarai più fortunato



Eccoci di nuovo a parlare del voto in Grecia, dove la politica in perfetto stile trial and error sta cercando faticosamente di mettere ordine in un quadro politico tormentato dalla crisi e dal malessere sociale. La prima volta (6 maggio) non era andata bene: troppe le forze entrate in Parlamento e poche quelle disposte effettivamente ad unire le forze per mantenere il rigore che sta dissanguando il suo popolo. I mercati ovviamente non hanno apprezzato e in mancanza di meglio si è deciso di riprovare un mese e mezzo più tardi, con gli opinionisti che ammazzavano il tempo suonando in maniera più o meno assordante le campane a morto per Atene e forse l'Europa.
Uno dei partiti più favorite, e temute, della seconda tornata era la sinistra radicale Syriza guidata da Alexis Tsipras (nella foto), che nonostante il sorprendente aumento di consensi dal 17% al 27% si è piazzata dietro al partito di centrodestra Nea Dimokratia di Antonis Samaras (29%). Un risultato che soddisfa l'Europa e il resto del mondo perché Samaras rappresenta per loro un interlocutore molto più accomodante. 
Tutto risolto? Naturalmente no, perché le borse dopo l'euforia iniziale sono andate nuovamente in rosso, a dimostrazione che neppure la buona volontà dei greci è sufficiente ad allontanare lo spettro del tracollo generale. Sarebbe il caso di valutare seriamente una riforma della Bce e l'introduzione di Eurobond invece di evocare fantomatiche unioni politiche che non si realizzano certo nell'arco di sei mesi.
Ultima curiosità: il caso ha voluto che il prossimo 22 giugno a Danzica si giocherà un quarto di finale degli Europei di calcio tra la nazionale tedesca e quella greca. Una partita che dati i recenti trascorsi non proprio idilliaci avrà una carica fortemente emotiva e simbolica. A voi la scelta per chi tifare :)




sabato 2 giugno 2012

Ho una banca da mantenere...


Tragico ricatto quello del danaro, non c'è quasi idea che regga alla sua smisurata, delirante potenza. Mentre il nuovo corso europeo (quello per la crescita, s'intende) è ancora in via di costruzione, il vecchio (quello per il rigore) preme ancora sugli stati che tra mille problemi sono chiamati a sottoscriverne l'eredità.
Per fare un esempio in Irlanda si è votato da poco il referendum previsto sul Fiscal Compact e nonostante l'appuntamento non fosse vincolante per la sua approvazione (serve appena la metà dei 25 firmatari), la cattiva reputazione di Dublino come guastafeste antieuropeista suscitava qualche preoccupazione. I rigoristi possono comunque stare tranquilli, perché i risultati registrano una vittoria del sì intorno al 60%: pericolo scampato. 
Non che l'Irlanda avesse molta scelta, altrimenti le navi europee cariche di oro destinato al salvataggio delle sue banche avrebbero sicuramente girato al largo. Ma Berlino non può neppure accontentarsi di questo risultato per rialzare la testa dopo la perdita di Sarkozy, sempre che gli sviluppi futuri non rendano tutto quanto una vittoria di Pirro.
Con l'avvicinarsi delle nuove elezioni greche infatti emergono dei contendenti (Nuova Democrazia e la sinistra radicale di SYRIZA) che pur volendo proseguire il sogno europeo sono anche determinati a rinegoziare le misure d'austerity imposte finora ad Atene. E se questo fronte per la crescita dovesse un giorno venire a maturare, non si potrà dire al sicuro nemmeno il Fiscal Compact accolto or ora nell'Isola Smeralda. I prossimi mesi saranno molto interessanti...

lunedì 7 maggio 2012

Le domeniche elettive


Se dobbiamo dar retta a chi aveva parlato della democrazia come di un noioso intralcio agli illuminati del rigore, allora le elezioni tenutesi domenica in Europa devono aver trasmesso a questi signori un emozione leggermente più intensa, magari non una vera e propria bastonatura, ma almeno una forte scrollata. E il futuro sull'Europa resta comunque tutto da scrivere.
Le promesse di Hollande (in primis la ridiscussione dell'arcigno Fiscal Compact) sono allettanti e la mai sopita grandeur della Francia così maltrattata durante il cosiddetto "Merkozy" potrebbe far passare qualcosa all'atto pratico, sempre che il nuovo presidente si affretti a trovare alleati alla sua causa che altrimenti rischia di finire in un vicolo cieco e aprire scenari ben peggiori del voto greco.
Anche qui infatti si sono tenute delle elezioni molto attese e dalle urne, come previsto, è venuto fuori un equilibrio che definire precario è abbastanza riduttivo: i partiti europeisti (Pasok e Nea Dimokratia) non hanno i numeri nemmeno per governare insieme e hanno lasciato terreno a una galassia di forze radicali (tra cui gli pseudofascisti dell'Alba Dorata con l'urlante Michaloliakos della foto) che esprime un disincanto più che comprensibile ma difficilmente componibile. Una strada dunque ancora più in salita per Atene, sebbene un'eventuale ridiscussione della politica d'austerity adottata finora potrebbe evitare un'uscita dall'euro, se non dall'Europa e i greci almeno questo non lo vogliono, che sembra quasi inevitabile.
Anche la Merkel in fondo ha ricevuto un buffetto con le elezioni, sempre domenica, dello Schleswig-Holstein, in cui l'erosione della sua coalizione con i liberali potrebbe avere effetti deleteri per il voto della prossima settimana nel dieci volte più popoloso Nord Renania-Vestafalia. Non c'è che dire: il popolo è uno stramaledetto guastafeste.

domenica 5 febbraio 2012

La marionetta greca


Sono ore difficili per la Grecia, il cui premier Lucas Papademos si sta consultando con tutte le forze politiche per discutere del nuovo pacchetto di riforme "lacrime e sangue" da far digerire all'opinione pubblica. Anche perché l'alternativa è semplice: no austerity, no al piano di aiuti di Fmi, Bce e Bruxelles per mantenere a galla la moribonda economica ellenica. E senza questi soldi (oltre 100 miliardi di euro) ben poco si potrebbe fare per arginare una bancarotta che minaccia di aprire una breccia fatale nella cittadella europea.
La Grecia non sarà in un commissariamento in piena regola, ma poco ci manca. Il suo destino, e quello della sua gente, è veramente appeso ad un filo o meglio ai tanti fili di coloro che in cambio di denaro ne condizioneranno profondamente il futuro.