“Io devo stare qui. Chi la curerebbe, se me ne andassi? Rimarrebbe sola, lo so. Si spegnerebbe il fuoco, sarebbe freddo e umido come una tomba. Quando si ama qualcuno, non si può lasciare anche se si rende odioso. Capitemi, io non odio lei. Odio ciò che l’ha fatta diventare così. La sua malattia.”
Quando nel 1980 Sean S.Cunningham sviluppava il suo progetto sulla realizzazione di Venerdì 13, horror a basso costo ma di forte impatto estetico ed emotivo, uno dei modelli predefiniti che sicuramente prese in esame fu il film Psyco, grande capolavoro del 1960 diretto da Alfred Hitchcock.
Una piccola vetrina su politica, cinema e videogiochi. Venite viandanti della rete, ascoltare non ha prezzo.
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martedì 17 dicembre 2013
sabato 28 settembre 2013
Alfred Hitchcock: Il Delitto Perfetto, un capolavoro restaurato e in 3D
“Credi davvero nel delitto perfetto? Certo, ma nei libri. Penso che saprei idearne uno meglio di chiunque altro ma dubito che riuscirei a portarlo a termine. Nei romanzi le cose vanno come l'autore vuole che vadano ma nella vita no, mai…” puoi vederlo e rivederlo ma Il Delitto Perfetto di Alfred Hitchcock altro non è che la dimostrazione di questa convinzione.
Pensato e riproposto in 3D dopo un’attenta opera di restauro nell’ambito dell’ iniziativa il Cinema Ritrovato: classici restaurati in prima visione, questa pellicola del 1954 è una delle opere più splendide e significative del maestro della suspense. Particolarità è che per più della metà dell’azione del film l’inquadratura è rinchiusa in un’unica scenografia, come il successivo Rear Window, fornendo al regista un vincolo ma allo stesso tempo un espediente per mantenere l’unità e la logica all’interno della storia.
Pensato e riproposto in 3D dopo un’attenta opera di restauro nell’ambito dell’ iniziativa il Cinema Ritrovato: classici restaurati in prima visione, questa pellicola del 1954 è una delle opere più splendide e significative del maestro della suspense. Particolarità è che per più della metà dell’azione del film l’inquadratura è rinchiusa in un’unica scenografia, come il successivo Rear Window, fornendo al regista un vincolo ma allo stesso tempo un espediente per mantenere l’unità e la logica all’interno della storia.
venerdì 20 settembre 2013
You're Next di Adam Wingard
Ma dove sono finiti i Killer di una volta? Questa è la domanda che non puoi non porti quando vedi You’re Next di Adam Wingard. Freddy Krueger, Jason Voorhees e Michael Myers sono ormai solo dei lontani ricordi in questo horror contemporaneo decisamente incolore.
La famiglia Davison si ritrova in una casa sperduta con lo scopo di ritrovarsi dopo anni di divisioni e di inutili distanze ma soltanto la morte li aspetterà e per mano di tre sconosciuti mascherati.
La famiglia Davison si ritrova in una casa sperduta con lo scopo di ritrovarsi dopo anni di divisioni e di inutili distanze ma soltanto la morte li aspetterà e per mano di tre sconosciuti mascherati.
domenica 5 maggio 2013
Dario Argento: the best

Filmografia:
L'uccello dalle piume di cristallo (1970)
Il gatto a nove code (1971)
Quattro mosche di velluto grigio (1971)
Le cinque giornate (1973)
Profondo rosso (1975)
Suspiria (1977)
Inferno (1980)
Tenebre (1982)
Phenomena (1985)
Opera (1987)
Due occhi diabolici (1990) (episodio: Il gatto nero)
Trauma (1993)
La sindrome di Stendhal (1996)
Il fantasma dell'Opera (1998)
Non ho sonno (2001)
Il cartaio (2004)
La terza madre (2007)
Giallo (2009)
Dracula 3D (2012)
martedì 11 dicembre 2012
Saw VII: la conclusione dello stile "Torture Porn"
Non ci sono dubbi, il film che inaugura il "Torture Porn" è Saw - L'enigmista, diretto nel 2004 da James Wan; Saw VII è dunque la sua degna conclusione.
I film che fanno parte di questo genere sono definiti così per la mancanza totale di censure. Sono pellicole nelle quali sono infatti presenti quattro elementi caratteristici: mutilazioni, nudità, sadismo e tortura.
Ma il vento è cambiato in fretta: dalle tendenze degli ultimi anni sembra infatti che le preferenze di pubblico e produttori siano improvvisamente evolute, in questo momento sembrano infatti proiettate per la rinascita di uno stile più sobrio, più accattivante e classico, sul genere dei vari Paranormal Activity e Rec (a breve il terzo capitolo). E Saw VII?
venerdì 15 giugno 2012
Psycho e Profondo Rosso nell’immaginario gotico
Lo stile gotico, successivo allo stile romanico, nasce come prerogativa architettonica verso la metà del XII secolo in Francia. L’origine del termine è legata alla letteratura inglese del XVIII e XIX secolo. Essa deve la sua fortuna ad autori come Horace Walpole, William Beckford fino ad arrivare a Mary Shelley.
Nelle opere di questi autori è costante l’ambientazione in castelli diroccati o case isolate infestati da oscure presenze: a fare da padroni, infatti, sono senza dubbio riti demoniaci e figure mostruose. Charles Brockden Brown, quello che può considerarsi il fondatore insieme a William Dunlap dell’ American Literary Gothicism, preferisce spostare il terrore dall’esterno all’ interno, trovando la sue radici nella psiche umana piuttosto che nell’atmosfera, nell’ambiente o nel soprannaturale.
Nel cinema, in particolar modo nei film che si possono definire di ispirazione e ambientazione gotica, a farla da padrone sono per definizione lo spazio dell’ immaginario e il cosiddetto “sogno oscuro.” Essi sono le espressioni di un’interiorità, sono il bene e il male delle nostre personalità.
Due autori di storie letterarie ispirate alle atmosfere “gotiche”, che possono aver influito su tale genere cinematografico, sono senza dubbio Edgar Allan Poe e Washington Irving. Nella loro evoluzione artistica più diretta essi posso essere considerati gli esponenti di un sistema di pensiero creativo che ha certamente influenzato due grandi registi del novecento: Alfred Hitchcock e Dario Argento (ma si potrebbe citare ad esempio anche Tim Burton) in relazione a due film cult degli anni sessanta e settanta, Psycho e Profondo Rosso.
Tre sono gli elementi comuni delle due pellicole: lo stile oscuro fatto di silenzi, colori freddi e un senso di spaesamento temporale, il rapporto madre-assassina, figlio-vittima e l’oscurità generale delle ambientazioni, il vuoto interiore che esse comunicano allo spettatore. Ma è quest’ultimo aspetto a collegare in particolare i film alla tendenza gotica.
La casa di Norman Bates in Psycho è una struttura tenebrosa, minacciosa, molto simile ai castelli descritti nella tradizione classica del genere horror, in Profondo Rosso ogni strada, ogni costruzione è un rimando al vuoto, al silenzio di un’ interiorità perversa. Il male è espresso con colori freddi contrastati dal color rosso, il sangue delle vittime. Rosso che nel film di Hitchcock è invece sostituito dal nero, l’assenza del colore nella pellicola e il suo essere a tinte fosche ricorda certamente lo stile Poeniano fatto di psicologia cupa e di azioni scellerate.
Hitchcock e Argento si incontrano dunque nella concretizzazione di una forma di espressione demoniaca, le opposizioni tra vita e morte, luce e ombra, rappresentano una tematica sempre viva ed espressa attraverso ombre, riflessi e schizofrenie. Ciò che rende queste due pellicole così spaventose è il fatto che il terrore non è più esterno (come nel primo genere gotico) ma interno, proveniente dalla mente, da se stessi; una forma, insomma, di Neo-Gotico cinematografico.
In ultima istanza c’è da considerare la componente musicale: in Profondo Rosso, grazie allo splendido lavoro dei Goblin (un gruppo progressive rock che creò una colonna musica moderna dalle componenti evocatrici e surreali) e in Psycho grazie a Bernard Hermann (usò solamente la sezione degli archi senza alcun ausilio degli strumenti a fiato.
Nelle opere di questi autori è costante l’ambientazione in castelli diroccati o case isolate infestati da oscure presenze: a fare da padroni, infatti, sono senza dubbio riti demoniaci e figure mostruose. Charles Brockden Brown, quello che può considerarsi il fondatore insieme a William Dunlap dell’ American Literary Gothicism, preferisce spostare il terrore dall’esterno all’ interno, trovando la sue radici nella psiche umana piuttosto che nell’atmosfera, nell’ambiente o nel soprannaturale.
Nel cinema, in particolar modo nei film che si possono definire di ispirazione e ambientazione gotica, a farla da padrone sono per definizione lo spazio dell’ immaginario e il cosiddetto “sogno oscuro.” Essi sono le espressioni di un’interiorità, sono il bene e il male delle nostre personalità.

Tre sono gli elementi comuni delle due pellicole: lo stile oscuro fatto di silenzi, colori freddi e un senso di spaesamento temporale, il rapporto madre-assassina, figlio-vittima e l’oscurità generale delle ambientazioni, il vuoto interiore che esse comunicano allo spettatore. Ma è quest’ultimo aspetto a collegare in particolare i film alla tendenza gotica.
La casa di Norman Bates in Psycho è una struttura tenebrosa, minacciosa, molto simile ai castelli descritti nella tradizione classica del genere horror, in Profondo Rosso ogni strada, ogni costruzione è un rimando al vuoto, al silenzio di un’ interiorità perversa. Il male è espresso con colori freddi contrastati dal color rosso, il sangue delle vittime. Rosso che nel film di Hitchcock è invece sostituito dal nero, l’assenza del colore nella pellicola e il suo essere a tinte fosche ricorda certamente lo stile Poeniano fatto di psicologia cupa e di azioni scellerate.

In ultima istanza c’è da considerare la componente musicale: in Profondo Rosso, grazie allo splendido lavoro dei Goblin (un gruppo progressive rock che creò una colonna musica moderna dalle componenti evocatrici e surreali) e in Psycho grazie a Bernard Hermann (usò solamente la sezione degli archi senza alcun ausilio degli strumenti a fiato.
La scena del primo omicidio, che in origine doveva essere priva di un commento musicale, resta invece fra le più entusiasmanti dell’intera colonna sonora per le glosse agghiaccianti dei violini) all’armonia melodica si sostituisce la stravaganza e l’imprevedibilità del “gesto” musicale che si codifica attraverso suoni veloci, rapidi, evocatori di una degenerazione maniacale. Nel film di Argento inoltre c’è una voluta contrapposizione tra la bambinesca melodia pre-omicidi e la spettrale figura dell’assassino. Ascoltiamo in effetti un’anima, un lamento, la morte che sopraggiunge. Ciò che scrittori come Poe e Irving hanno espresso con le parole, Hitchcock e Argento lo hanno esternalizzato attraverso immagini e musica, scavando nel profondo dell’anima più nera dell’essere umano. Il Gotico dunque è parte del loro essere, è il preambolo alla cerimonia delle loro capacità creative, è l’overture delle loro “perversioni artistiche”.
martedì 12 giugno 2012
Quando il cinema Thriller incontrò quello Horror: quando Psyco incontrò Jason Voorhees
“Io devo stare qui. Chi la curerebbe, se me ne andassi? Rimarrebbe sola, lo so. Si spegnerebbe il fuoco, sarebbe freddo e umido come una tomba. Quando si ama qualcuno, non si può lasciare anche se si rende odioso. Capitemi, io non odio lei. Odio ciò che l’ha fatta diventare così. La sua malattia.”
Quando nel 1980 Sean S.Cunningham sviluppava il suo progetto sulla realizzazione di Venerdì 13, horror a basso costo ma di forte impatto estetico ed emotivo, uno dei modelli predefiniti che sicuramente prese in esame fu il film Psyco, grande capolavoro del 1960 diretto da Alfred Hitchcock.
Quando nel 1980 Sean S.Cunningham sviluppava il suo progetto sulla realizzazione di Venerdì 13, horror a basso costo ma di forte impatto estetico ed emotivo, uno dei modelli predefiniti che sicuramente prese in esame fu il film Psyco, grande capolavoro del 1960 diretto da Alfred Hitchcock.
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