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venerdì 17 maggio 2013

Argentina - Muore Jorge Videla, il generale dei desaparecidos e dei furti di bambini

"La sua morte eliminerà la presenza fisica, ma non quello che ha fatto al Paese" commenta a caldo l'attivista argentino premio Nobel Adolfo Perez Esquivel sulla morte del generale dittatore Jorge Videla nel carcere di Marcoz Paz (Buenos Aires). 
Ma tra i tanti che odiavano il leader del regime che fu al potere in Argentina dal 1976 al 1981, condannato poi a due ergastoli per crimini contro l'umanità non ci sono ovviamente solo celebrità come Esquivel o il campione di calcio Maradona.

mercoledì 13 marzo 2013

Vaticano - Papa Francesco tra discrezione e Opus Dei

Lo sono andati a prendere dalla fine al mondo come dice lui stesso. In meno di due giorni il Conclave ha già eletto il nuovo Papa che per la prima volta in assoluto nella storia della Chiesa viene dal continente americano. Si tratta infatti dell'argentino Jorge Mario Bergoglio, gesuita ed arcivescovo di Buenos Aires, che d'ora in poi sarà conosciuto come Francesco, un nome che dovrebbe suggerire una Chiesa molto più umile del passato. Sarà davvero all'altezza delle aspettative?

Di sicuro un tratto che contraddistingue Papa Bergoglio è il fatto di aver voluto sempre tenersi fuori da incarichi di una certa importanza nella Curia, un requisito che in teoria dovrebbe renderlo meno colluso con gli stessi ambienti che hanno macchiato di recente la reputazione del Vaticano. Ma può essere anche uno svantaggio per riformarla nel caso non abbia la forza necessaria a combattere un sistema che non conosce fino in fondo.
La sua vicinanza all'Opus Dei, istituzione di stampo conservatrice e discussa per via della sua collusione con i poteri forti - in particolare le dittature nelle quali Bergoglio sarebbe implicato in un controverso caso sollevato dal giornalista Horacio Verbitsky su alcuni gesuiti denunciati alla giunta militare argentina, non è un requisito che lascia supporre una politica abbastanza audace. Come neppure la veneranda età di 76 anni. Pesa anche il suo relativo silenzio sul tema pedofilia che era stato affrontato in modo molto più energico dall'Arcivescovo di San Paolo, Scherer, anche lui uno dei candidati al soglio.
Un nome che pare insomma una scelta più di compromesso che di reale discontinuità con un'eredità comunque piena di questioni irrisolte. Anche il debutto in pubblico è stato piuttosto timido, il che è pure comprensibile vista l'importanza dell'evento, ma se c'è una cosa di cui la Chiesa ha più bisogno in questo momento è una figura decisamente più carismatica del già riservato Ratzinger. Ai posteri l'ardua sentenza.

Ecco il primo saluto al popolo del nuovo Pontefice:

mercoledì 6 marzo 2013

Venezuela - La morte di Chavez apre uno squarcio nella rampante America Latina

La fine di Chavez negli ultimi tempi era quasi annunciata, lo si sentiva nell'aria. I viaggi sempre più frequenti a Cuba per curarsi, un ritorno a Caracas apparentemente incoraggiante se non fosse per un silenzio quasi totale del caudillo che dava già di che pensare. E come ignorare il progressivo cambiamento d'umore del fedelissimo vicepresidente Maduro che dalle rassicurazioni iniziali non riusciva più a nascondere la propria apprensione. Ora per il Venezuela si apre improvvisamente un vuoto che il suo leader carismatico aveva fatto in tempo solo a coprire e non a colmare. Quale futuro attende il dopo-Chavez?

mercoledì 31 ottobre 2012

Gli occhi di Brie



Venerdì andrò a vedere uno spettacolo di e con César Brie. Non ne so assolutamente nulla, l’ho scovato casualmente con le offerte Groupon, ma è bastato leggere il nome di questo grande uomo di teatro per comprare immediatamente i biglietti. Sabato vi racconterò dello spettacolo, ma intanto colgo al volo l’occasione di parlarvi di lui.

Fino a pochi mesi fa era un nome che a malapena risuonava lontano nella mia testa, sentito o magari letto da chissà dove per caso, ma nulla di più. Ad un certo punto, poi, ho avuto modo di avvicinarmi al suo lavoro studiando la sua versione dell’Iliade, vedendolo a teatro in Karamazov e, soprattutto, avendo la fortuna di partecipare ad un incontro con gli studenti tenutosi nella mia università.
I suoi occhi e le sue mani difficilmente non ti si imprimono dentro. A prima vista è una sorta di hippy curatissimo, dall’età non definita, con una lunga coda di cavallo di capelli bianchi che parla un eccellente italiano con un interessante accento, forse di qualche paese di lingua spagnola. Le cose che dice, con una voce profonda, che si esprime al di là delle parole catturano e rimangono, diventano tue, come se fossero ataviche.
Brie è argentino, profondamente legato alla sua terra, ma ha vissuto per moltissimi anni in esilio a Milano. La sua cultura è spaventosa, racchiude il mondo europeo e quello sudamericano, spazia dall’Iliade alla cultura popolare boliviana (“Finchè qualcuno ci ricorda non si è morti”, detto boliviano).

In occasione dell’incontro con gli studenti ha raccontato la sua visione del Teatro o, per meglio dire, ci ha fatto vivere cos è il Teatro, la sua essenza, semplicemente grazie alla sua presenza e alle sue parole d’amore per la forma d’arte.
Arte, che deve inquietare, deve essere una terapia che porta alla conoscenza attraverso la bellezza. Il teatro è la forma d’arte più intima e, infatti, raramente ho provato delle emozioni così forti, come se le stessi vivendo io in prima persona, come vedendo Karamazov. La violenza, semplicemente evocata in scena, perché il teatro è il luogo della metafora, non per forza naturalista, era come se la stessi subendo io e non un attore pagato per compiere dei gesti studiati e recitare delle battute scritte da altri anni e anni prima. Brie definisce il teatro come poesia di scena, perché il testo da un lato spiega, dall’altro è poesia. L’azione, invece, non deve per forza coincidere pedissequamente col testo. Testo e azione, insieme, formano un concetto unitario, che poi diventa poesia di scena, appunto. Per questo è inutile leggere e studiarsi il testo mentre si assiste ad uno spettacolo come fanno in molti, che spesso vorrebbero spacciarsi forse per più intellettuali degli altri…

Le cose da raccontare sarebbero mille, ogni frase aprirebbe una parentesi di un pezzo a sé stante, ma purtroppo per ora mi fermo qui.
Vi consiglio vivamente di andare a vedere uno spettacolo di Brie, anzi ve lo impongo! Vi resterà impresso e vi catturerà a prescindere dal testo e da ciò che dice. Non ve ne pentirete!

mercoledì 10 ottobre 2012

Mercosur d'accaio


Alla fine il caudillo ce l'ha fatta. Gli applausi non saranno più scroscianti come un tempo (55% contro il 63% di sei anni prima), ma per Chavez l'importante è l'esser riuscito a strappare un quarto mandato presidenziale nonostante gli acciacchi che soffrono tanto il suo modello quanto la salute del suo leader.
Come ho già accennato in un post del mese scorso, l'era del socialismo-bolivarismo al XXI secolo deve fare i conti con un processo d'integrazione del continente che potrebbe ridimensionarne la portata. Si prendano il giganti brasiliano o la rampante Argentina, due paesi in cui la crescita economica riesce a coniugarsi con una democrazia molto più in salute che nel Venezuela, il quale ora che gli si sono finalmente spalancate le porte del Mercosur dovrà per forza di cose ridiscutere certe eccentricità se vuole continuare a far parte di questo club prestigioso.
L'ingresso del Venezuela nell'unione doganale nata quasi vent'anni riunisce infatti tre giganti ricchi di risorse che grazie a questa e ad altre piattaforme come il Celac o l'Unasur (Unione dei Paesi Sudamericani) potranno approfondire la reciproca collaborazione diventando un polo estremamente attraente per l'Occidente e in particolare per altre economie in ascesa e affamate d'idrocarburi come la Cina o l'India. Ma per vedere quali frutti raccoglierà questo colosso energetico in gestazione bisognerà attendere ancora molto. Magari nel 2019, quando con l'uscita definitiva (?) di Chavez e di altri retaggi del passato l'America Latina sarà veramente entrata nel suo XXI secolo...

lunedì 23 aprile 2012

La riscossa dell'America Latina


Mi capita raramente di parlare del Sud America, colpa di un abitudine che fa, ingiustamente, considerare questa terra un luogo remoto e allo stesso tempo irrilevante per l'ingombrante vicino a stelle e strisce. Ma quante cose sono cambiate negli ultimi anni e quante ne stanno cambiando ancora, come dimostra questa bella foto delle donne latinoamericane al potere (altro che la Minetti o la Santaché nostrane...) che considero l'emblema di un continente in ascesa.
L'America latina non vuole più essere sottomessa né taciturna, ma dare prova di assertività e orgoglio come stanno facendo, seppur in modi diversi, la presidente brasiliana Dilma Rousseff e l'argentina Cristina Férnandez de Kirchner. La prima facendo tesoro dell'eredità di Lula per proiettare un gigante che nei prossimi anni ospiterà due importantissimi eventi internazionali (Mondiali e Olimpiadi) e si sta impegnando assieme agli altri paesi emergenti (Brics) per un ordine alternativo/complementare a quello occidentale. L'altra battendo il tasto dello spirito nazionale con l'annosa questione delle Falkland e giocando mosse azzardate come la parziale nazionalizzazione della compagnia petrolifera Repsol-Yof, una tattica che al di là della sua legalità o meno (a rimetterci saranno soprattutto gli spagnoli) sul lungo termine della caccia sempre più serrata delle risorse potrebbe risultare molto vantaggiosa per il paese. 
A caratterizzare il Sud America quindi non è più l'autocompiacente machismo alla Chavez, uno schieramento che nell'ultimo Vertice delle Americhe ha confermato la sua parabola discendente con una partecipazione frammentata ed inconcludente, ma una forza ed una concretezza tutta al femminile. Questa storia potrebbe insegnare qualcosa pure al buon vecchio stivale...