Una piccola vetrina su politica, cinema e videogiochi. Venite viandanti della rete, ascoltare non ha prezzo.
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venerdì 14 febbraio 2014
Venezuela - Prove di rivolta generale
venerdì 7 febbraio 2014
Brasile - I mondiali della vergogna

L'agitazione, che ha causato una decina di feriti e molti arresti, ha rievocato nel paese lo spettro delle grandi rivolte dell'anno scorso, causate dai rincari nei trasporti e dal sentimento che la gente comune stia beneficiando poco o nulla dell'organizzazione degli imminenti mondiali di calcio in Brasile.
martedì 28 gennaio 2014
Brasile - Mariel, il filo che lega i Caraibi e Panama

lunedì 16 dicembre 2013
Cile - Il ritorno della Bachelet
Michelle Bachelet torna in trionfo al Palacio de La Moneda. La candidata della coalizione di centrosinistra Nueva Mayoria ha incassato oltre il 60% dei voti alle ultime presidenziali contro il 37% ottenuto dalla rivale Evelyn Matthei, vicina al presidente Sebastian Pinera e dalle controverse simpatie nei confronti dell'ex dittatore Pinochet.
lunedì 9 dicembre 2013
Colombia - Farc, cinquant'anni di guerra e pace
In molti si chiedono se questa sarà davvero la volta buona, anche se la tensione resta comunque alta. È passato poco più di un anno dall'inizio dei negoziati tra il governo colombiano e i guerriglieri delle Farc a Cuba per raggiungere un accordo di pace tra le due fazioni. Proprio ieri tuttavia nella città sud-occidentale di Inzá è tornato a farsi sentire l'eco di quella che è stata una guerra civile lunga quasi un mezzo secolo.
mercoledì 20 novembre 2013
Brasile - Mensalao, la Tangentopoli in salsa carioca
In questi giorni il Supremo Tribunal Federal - che in Brasile è l'equivalente della nostra Corte Costituzionale ha ordinato l'arresto di dodici persone, per la maggior parte politici, dopo la loro condanna per lo scandalo conosciuto come Mensalao. La parola che in portoghese indica uno "stipendio mensile" molto generoso ha battezzato un sistema di corruzione scoperto nel 2005 che è arrivato a toccare l'acclamatissimo presidente Luiz Inàcio Lula da Silva, costringendolo a pubbliche scuse verso il suo popolo. E ancora oggi il Mensalao continua a far parlare di sé, con una piccola tappa anche nella nostra malandata Italia.
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venerdì 15 novembre 2013
Venezuela - Maduro, il superpresidente che cerca di tenere a galla ilchavismo
A otto mesi dalla scomparsa di Hugo Chavez, il suo erede Nicolas Maduro trovandosi nella difficile situazione di tenere alta la sua eredità ha deciso di fare le cose in grande. Per continuare a lottare contro l'odioso nemico capitalista - a cui qualcuno non ha mancato di attribuire le colpe per la morte del caro leader - il parlamento venezuelano ha da poco approvato un disegno di legge chiamato 'Ley Habilitante', che pone il capo dello Stato ad un livello quasi pari a quello di un monarca assoluto.
venerdì 21 giugno 2013
Brasile - La rabbia dietro la festa
Ma alla fine gli azzurri taglieranno la corda? In queste ore si rincorrono voci e smentite sulla possibile interruzione della Confederations Cup, dove sta partecipando anche la nostra nazionale di calcio che ha battuto seppur con qualche difficoltà il Messico e Giappone in vista del grande match di domani proprio con gli ospiti di casa.
Nel frattempo per le strade di Brasilia, Rio De Janeiro, Belem e molte altre città un'ondata di manifestanti come non si era mai vista sta sfidando apertamente il governo di Dilma Roussef e con lei un'idea di Brasile forse troppo ebbra dei suoi ultimi successi per vedere la bomba sociale pronta ad esplodere da un momento all'altro.
venerdì 17 maggio 2013
Argentina - Muore Jorge Videla, il generale dei desaparecidos e dei furti di bambini
"La sua morte eliminerà la presenza fisica, ma non quello che ha fatto al Paese" commenta a caldo l'attivista argentino premio Nobel Adolfo Perez Esquivel sulla morte del generale dittatore Jorge Videla nel carcere di Marcoz Paz (Buenos Aires).
Ma tra i tanti che odiavano il leader del regime che fu al potere in Argentina dal 1976 al 1981, condannato poi a due ergastoli per crimini contro l'umanità non ci sono ovviamente solo celebrità come Esquivel o il campione di calcio Maradona.
lunedì 22 aprile 2013
Brasile - Carandiru, giustizia è fatta vent'anni dopo
Volevano dignità e in cambio hanno ricevuto una morte brutale. La storia non è recente, ma non per questo merita di essere dimenticata poiché chi ha usato violenza e con essa ha ucciso soltanto oggi trova finalmente la punizione che gli spetta. Stiamo parlando del carcere conosciuto come Carandiru, dove un giorno di vent'anni fa (2 ottobre 1992) la polizia per sedare una rivolta tra prigionieri finì col ritrovarsi una montagna di cadaveri.
mercoledì 6 marzo 2013
Venezuela - La morte di Chavez apre uno squarcio nella rampante America Latina
La fine di Chavez negli ultimi tempi era quasi annunciata, lo si sentiva nell'aria. I viaggi sempre più frequenti a Cuba per curarsi, un ritorno a Caracas apparentemente incoraggiante se non fosse per un silenzio quasi totale del caudillo che dava già di che pensare. E come ignorare il progressivo cambiamento d'umore del fedelissimo vicepresidente Maduro che dalle rassicurazioni iniziali non riusciva più a nascondere la propria apprensione. Ora per il Venezuela si apre improvvisamente un vuoto che il suo leader carismatico aveva fatto in tempo solo a coprire e non a colmare. Quale futuro attende il dopo-Chavez?
martedì 15 gennaio 2013
Venezuela - Maduro, l'erede di Chávez venuto dalla strada
Nonostante l'aria bonaria ha lo spirito del combattente che quando parla non usa certo mezze parole. Adora Simón Bolívar, Fidel Castro e naturalmente il suo padrino Hugo Chávez, che ricambia tanto affetto concedendogli il raro privilegio di assisterlo dopo l'operazione al tumore nel 2011. Il suo nome è Nicolas Maduro, colui che Chávez ha designato alla vigilia del nuovo ricovero a Cuba per motivi di salute come vicepresidente e potrebbe esserne il successore se la malattia dovesse piegare il caudillo in maniera irreversibile. Ma chi è quest'uomo emerso quasi dal nulla come il delfino di uno dei leader più carismatici del Sud America?
mercoledì 10 ottobre 2012
Mercosur d'accaio
Alla fine il caudillo ce l'ha fatta. Gli applausi non saranno più scroscianti come un tempo (55% contro il 63% di sei anni prima), ma per Chavez l'importante è l'esser riuscito a strappare un quarto mandato presidenziale nonostante gli acciacchi che soffrono tanto il suo modello quanto la salute del suo leader.
Come ho già accennato in un post del mese scorso, l'era del socialismo-bolivarismo al XXI secolo deve fare i conti con un processo d'integrazione del continente che potrebbe ridimensionarne la portata. Si prendano il giganti brasiliano o la rampante Argentina, due paesi in cui la crescita economica riesce a coniugarsi con una democrazia molto più in salute che nel Venezuela, il quale ora che gli si sono finalmente spalancate le porte del Mercosur dovrà per forza di cose ridiscutere certe eccentricità se vuole continuare a far parte di questo club prestigioso.
L'ingresso del Venezuela nell'unione doganale nata quasi vent'anni riunisce infatti tre giganti ricchi di risorse che grazie a questa e ad altre piattaforme come il Celac o l'Unasur (Unione dei Paesi Sudamericani) potranno approfondire la reciproca collaborazione diventando un polo estremamente attraente per l'Occidente e in particolare per altre economie in ascesa e affamate d'idrocarburi come la Cina o l'India. Ma per vedere quali frutti raccoglierà questo colosso energetico in gestazione bisognerà attendere ancora molto. Magari nel 2019, quando con l'uscita definitiva (?) di Chavez e di altri retaggi del passato l'America Latina sarà veramente entrata nel suo XXI secolo...
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sabato 1 settembre 2012
La ritirata del Bolivar
I leader sono figli del momento storico e in mancanza della capacità di adattarsi ai venti che cambiano arriva inesorabilmente il momento che i riflettori che contano si spostano altrove. Uno di essi potrebbe essere Hugo Chavez, il presidente di un Venezuela che si era distinto soprattutto per essere stato uno dei pochi statisti ad opporsi apertamente all'America anche nella fase più muscolare dell'amministrazione Bush jr.
Poco ci mancava che il Venezuela, reo soprattutto di voler controllare le proprie risorse petrolifere, non venisse inserito nell'asse del male assieme a Iraq, Iran o la Corea del Sud. E a questo riguardo permangono ancora dei dubbi sul coinvolgimento o meno di Washington nel colpo di stato che per poco non ha rovesciato il governo di Caracas nel 2002.
Di sicuro con le sue provocazioni Chavez si era guadagnato la stima di quanti contestavano l'imperialismo americano e i suoi valori, diventando un mito di chi voleva invertire la rotta di un capitalismo che il trionfo sulla guerra fredda aveva reso ancor più aggressivo e prevaricatore. Quando i suoi più acerrimi nemici hanno iniziato ad uscire di scena però la stella del novello Bolivar ha mostrato di brillare perlopiù di luce riflessa, laddove altri protagonisti pur muovendosi con discrezione hanno saputo ritagliarsi alla fine un ruolo più decisivo nella regione.
L'ultimo biennio in particolare ha visto il duetto Caracas-L'Avana perdere progressivamente terreno a vantaggio della triade Brasile-Argentina-Messico, la quale si candida a nuovo motore di un Sud America prospero ed assertivo. Al danno si aggiunge anche la beffa del vecchio alleato Rafael Correa, il presidente ecuadoriano, che scegliendo di concedere asilo politico al giornalista di Wikileaks, Julian Assange, gli ha rubato la scena con una facilità sorprendente.
Chavez ha certamente contribuito a ridare orgoglio ad un'America Latina lungamente subordinata agli Stati Uniti, ma difficilmente potrà recuperare il carisma di una volta, neppure dopo un'eventuale rielezione ad ottobre che sta cercando faticosamente di ottenere tra la stanchezza generale e le ultime calamità che hanno colpito i suoi campioni petroliferi.
martedì 14 agosto 2012
Andale Celac!
Eccomi di nuovo dopo una settimana abbastanza impegnativa e un'altra che si annuncia altrettanto movimentata. E voglio ricominciare parlando dell'America Latina, i cui paesi stanno cercando negli ultimi anni di unire le forze per creare un blocco in competizione con il gigante yankee. Le potenzialità del resto ci sono tutte: circa 600 milioni di abitanti e un prodotto interno lordo di settemila trilioni di dollari che nonostante sia ancora la metà di quello statunitense gode di ritmi di crescita decisamente più sostenuti.
Per questo nei prossimi anni potremmo sentire sempre più spesso parlare del Celac, il gruppo di cooperazione istituito tra il 2010 e il 2011 che raccoglie praticamente tutti i paesi del Centro e Sud America, Caraibi compresi. Proprio nella scorsa settimana il Celac è andato in missione nel continente asiatico allo scopo di rafforzare la collaborazione con l'India e la Cina. Un eventuale sinergia tra le due regioni non solo consoliderebbe lo sviluppo di entrambe le parti, ma potrebbe creare un polo economico veramente alternativo a quello occidentale. Una ricchezza enorme anche se sfortunatamente ancora mal redistribuita...
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lunedì 23 aprile 2012
La riscossa dell'America Latina
Mi capita raramente di parlare del Sud America, colpa di un abitudine che fa, ingiustamente, considerare questa terra un luogo remoto e allo stesso tempo irrilevante per l'ingombrante vicino a stelle e strisce. Ma quante cose sono cambiate negli ultimi anni e quante ne stanno cambiando ancora, come dimostra questa bella foto delle donne latinoamericane al potere (altro che la Minetti o la Santaché nostrane...) che considero l'emblema di un continente in ascesa.
L'America latina non vuole più essere sottomessa né taciturna, ma dare prova di assertività e orgoglio come stanno facendo, seppur in modi diversi, la presidente brasiliana Dilma Rousseff e l'argentina Cristina Férnandez de Kirchner. La prima facendo tesoro dell'eredità di Lula per proiettare un gigante che nei prossimi anni ospiterà due importantissimi eventi internazionali (Mondiali e Olimpiadi) e si sta impegnando assieme agli altri paesi emergenti (Brics) per un ordine alternativo/complementare a quello occidentale. L'altra battendo il tasto dello spirito nazionale con l'annosa questione delle Falkland e giocando mosse azzardate come la parziale nazionalizzazione della compagnia petrolifera Repsol-Yof, una tattica che al di là della sua legalità o meno (a rimetterci saranno soprattutto gli spagnoli) sul lungo termine della caccia sempre più serrata delle risorse potrebbe risultare molto vantaggiosa per il paese.
A caratterizzare il Sud America quindi non è più l'autocompiacente machismo alla Chavez, uno schieramento che nell'ultimo Vertice delle Americhe ha confermato la sua parabola discendente con una partecipazione frammentata ed inconcludente, ma una forza ed una concretezza tutta al femminile. Questa storia potrebbe insegnare qualcosa pure al buon vecchio stivale...
martedì 27 dicembre 2011
Brasilia batte Londra
Il Brasile è la sesta economia mondiale, scaraventando la Gran Bretagna al settimo posto. Così ha decretato l'istituto di ricerca britannico Cebr, confermando un sorpasso lungamente annunciato e favorito da un pil di tre volte superiore a quelli ormai inconsistenti della vecchia Europa. Certo, la crescita sostenuta non equivale automaticamente a un benessere diffuso, come dimostra la povertà in cui versano gran parte dei quasi 200 milioni di individui che compongono la popolazione brasiliana. Il ruolo crescente di Brasilia nei mercati internazionali è però destinato ad impensierire non solo gli inglesi, ma anche la balia a stelle e strisce dell'emisfero occidentale. Qualcuno ha parlato di fine della storia?
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