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mercoledì 26 febbraio 2014

Oblivion, attacco al libero arbitrio

La realtà non esiste. Il destino di un uomo sarà solo un'illusione, non ci sarà nessun libero arbitrio.

Spettacolare, diverso e cromaticamente accecante, è Oblivion il nuovo film di Joseph Kosinski e interpretato da Tom Cruise.

In un futuro post apocalisse Jack Harper, un tecnico di stanza sulla Terra che ormai è del tutto abbandonata in quanto contaminata dalle radiazioni e stravolta dalla distruzione della Luna, risiede in una tecnologica casa posta a grandissima altezza dal suolo insieme alla sua partner Victoria. Il loro compito consiste nel garantire l'integrità delle Idro-Trivelle, giganteschi macchinari che risucchiano l'acqua degli oceani per creare nuova energia...la promessa? Di partire quanto prima per Titano, il nuovo paradiso dell'umanità...

domenica 24 novembre 2013

Cine-Paura: le nuove frontiere

Qualche giorno fa, leggendo una recensione su un giornale cinematografico, mi domandavo cosa sarebbe accaduto al concetto di paura nel cinema nei prossimi 10 o 15 anni. Appassionato di saghe horror e soprattutto dei grandi cult anni’80 non sono potuto che rimanere sorpreso, sbalordito e un pò incuriosito dai vari The Ring, Paranormal Activity, Rec fino a Chernobyl Diaries, chiedendomi come la paura stessa si sarebbe evoluta ed espansa nelle nuove generazioni.

E’ certo, infatti, che nel mondo di internet e dell’informazione a tutto tondo il concetto di protezione “sociale” ha modificato le soglie del nostro terrore, aumentato le possibilità di espansione delle nostre ansie ma allo stesso tempo ha cambiato per sempre la soglia della paura.

lunedì 2 settembre 2013

Elysium, la Terra dei pochi

Quando non ci sarà più da vivere sulla Terra ne costruiranno un’altra. Il problema? Sarà solo un paradiso per pochi. Questo è Elysium il nuovo film con Matt Damon in uscita il 29 agosto.

domenica 4 agosto 2013

Elysium, dal 29 agosto al cinema

Nell’anno 2154, esistono due classi di essere umani: i benestanti che vivono su una incontaminata stazione spaziale costruita dall’uomo e chiamata Elysium, e il resto della popolazione che vive in un sovrappopolato e disastrato pianeta Terra. Le persone sulla Terra sono disperate e vorrebbero fuggire dal crimine e dalla povertà dilaganti. Inoltre, hanno un drammatico bisogno di cure mediche disponibili soltanto su Elysium.
Purtroppo, ad Elysium le legge anti-immigrazioni e le forze in atto per preservare il lussuoso stile di vita dei propri cittadini sono ferree. L’unica persona che ha qualche possibilità di portare equilibrio tra questi due mondi è Max (Matt Damon), un uomo ordinario con un disperato bisogno di entrare ad Elysium. Con la vita appesa ad un filo, Max dovrà suo malgrado affrontare una missione pericolosissima che lo vedrà ostacolare il Segretario di Elysium Delacourt (Jodie Foster) e le sue forze armate.
Eppure, se Max riuscirà a trovare un varco, potrebbe non soltanto salvare la propria vita ma anche quella di milioni di abitanti del pianeta Terra.


lunedì 1 luglio 2013

Star Trek - Into Darkness, il futuro continua...

Non è semplicemente un nuovo inizio, non è una scontata e temuta rinascita...è Star Trek XII.
Il film di J.J.Abrams si rivela una piacevole sorpresa per i fan che, come me, se pur nostalgici delle vecchie serie e glorie di Star Trek, apprezzano il lavoro svolto per rilanciare il franchise.
Ma veniamo ad un'analisi più dettagliata...

giovedì 30 maggio 2013

Italia - Disoccupazione Giovanile: vincono i Neet


L’Italia non crescerà, nelle migliori delle ipotesi, prima del 2015. Per i giovani si apriranno scenari opachi e nebulosi per il loro futuro lavorativo.

lunedì 10 dicembre 2012

C'era una volta un sogno...


“È molto divertente fare l'impossibile”
Walt Disney (Walter Elias Disney).
Con questa breve ma significativa frase più di 50 anni fa il fondatore della più grande casa di produzione di cartoni animati affidava ad animatori, disegnatori e a uomini di passione tutte le sue speranze per un cinema fiabesco ed intelligente.
Ma quale è stato l’apporto delle donne in tutto il percorso creativo del cinema d’animazione disneyano e non? 

mercoledì 21 novembre 2012

Un universo in espansione...la Diegesi Marvel fase II


L'Universo Marvel si basa fortemente sul mondo reale. La Terra-616 possiede le stesse caratteristiche di quella vera: stessi stati, stessi personaggi (politici, attori, ecc.), gli stessi eventi storici (Seconda guerra mondiale, la guerra del Vietnam, 9/11, ecc.) e così via. Comunque contiene anche molti elementi di fantasia: nazioni come Wakanda, la Latveria e Genosha, e organizzazioni varie come l'agenzia di spionaggio governativa S.H.I.E.L.D. e la sua nemica, l'HYDRA.

Inoltre, l'Universo Marvel racchiude in sé esempi della maggior parte degli elementi della fantascienza e del genere fantasy: alieni, Dei, la magia, poteri cosmici e super-tecnologie sviluppate dagli umani sono parte integrante di questo universo fittizio. Grazie a questi elementi, la Terra-616 è popolata anche da un grande numero di supereroi e supercattivi, che hanno ottenuto i loro poteri da uno o più di essi.
A livello cinematografico esiste una micro e macro diegesi in cui si mescolano tutti gli elementi sovrannaturali e non per dar vita a questo irresistibile ed epico universo che, episodio dopo episodio, si va ormai delineando. 

sabato 21 luglio 2012

Il 3D vantaggio o fregatura?

Chi di voi, di questi tempi, non ha visto un film in 3D?
Come ormai risulta evidente, ai giorni nostri, la vita è certamente più frenetica e veloce ed il costo di ogni nostra attività sale esponenzialmente di anno in anno.
È il caso del cinema: se per un film normale toglie dalle nostre tasche circa 8 €, arriva a chiedercene addirittura da 10 a 12 per una proiezione in tridimensione. Ma ne vale la pena?
Il 3D rappresenta il futuro del cinema o è solo un momentaneo revival di tecniche passate? La risposta è apparentemente scontata: il 3D esiste addirittura dagli anni '20 del secolo scorso e solo dal 2003 ha via via ritrovato mercato suscitando un nuovo interesse nel pubblico.
Per quando migliorato da una generazione completamente nuova di apparecchiature (cineprese e occhiali a cristalli liquidi) è comunque chiaro che non potrà mai sostituirsi al “vecchio” cinema: si troverà la maniera di utilizzarlo senza affaticare in modo così manifesto i nostri occhi?
Questo tipo di proiezioni, che tecnicamente vengono definite stereoscopiche, hanno infatti bisogno di specifiche apparecchiature (non solo i classici occhiali che ci danno all’ interno della sala) applicabili alla telecamera. In realtà gli occhiali che ultimamente inforchiamo spesso dividono la nostra visione in due parti: si ha la possibilità di vedere l’ immagine da due punti distinti (lontani circa 6 cm) e il nostro cervello, grazie alle lenti specifiche, riceve segnali differenti dai singoli punti corrispondenti con l’ occhio destro e con il sinistro. Avendo noi esseri umani una visione conica e unica i due punti si fondono dandoci un’immagine unica sfasata in profondità.
La vera svolta arriva negli anni ’50 quando, in una fase assolutamente crescente di popolarità, il 3D passò dalla tecnica dell’anaglifo a quella della luce polarizzata.
È però negli anni ’80 e precisamente tra il 1980 e il 1984 che il 3D torna alla ribalta con uscite cinematografiche come Lo Squalo 3 o AmityVille 3D. Insomma gli autori di cinema hollywoodiani vengono colpiti da una mania delle terza dimensione paragonabile a quella di una trentina di anni prima.
È la storia dunque che dimostra come in realtà il 3D tutto sia tranne che una novità. Esso rappresenta un fenomeno legato al business (visti i rincari dei biglietti) e una sorta di ancora di salvataggio in un momento di crisi.
Molti saranno i film del passato (George Lucas ha riconvertito addirittura la saga di Star Wars) che, riproposti con questa tecnica, torneranno in sala: tutto dunque per colmare la scarsità di originalità che sta colpendo Hollywood. Ed è plausibile che, a crisi conclusa (speriamo), il 3D torni nel dimenticatoio dal quale in realtà non è mai veramente uscito.
E' la storia e l'atmosfera ad appassionarci al cinema, un paio di occhialini non ci potranno mai regalare le emozioni di un'avventura ben scritta ed interpretata....il 2D non offre emozioni minori, a fare la differenza sarà sempre la qualità del soggetto e della sceneggiatura. Quello deve essere il nostro riferimento per la scelta del film da guardare, in tutto questo il 3D sarà un completamento per rari casi in cui come in Avatar di James Cameron, il film, ambiantato in un mondo alieno costruito maestosamente bene per questo tipo di risoluzione visiva, richiedeva una milgioria tecnica nella visione. Se per questo genere di pellicole è comprensibile uno sborso economico maggiore, lo può essere anche per i cinepanettoni o i film minori? la risposta con un pò di buonsenso la sapete già....

giovedì 19 luglio 2012

Le nuove frontiere della Paura

Qualche giorno fa, leggendo una recensione su un giornale cinematografico, mi domandavo cosa sarebbe accaduto al concetto di paura nel cinema nei prossimi 10 o 15 anni. Appassionato di saghe horror e soprattutto dei grandi cult anni ’80 non sono potuto che rimanere sorpreso, sbalordito e un pò incuriosito dai vari The Ring, Paranormal Activity, Rec fino al più recente Chernobyl Diaries, chiedendomi come la paura stessa si sarebbe evoluta ed espansa nelle nuove generazioni. E’ certo, infatti, che nel mondo di internet e dell’informazione a tutto tondo il concetto di protezione “sociale” ha modificato le soglie del nostro terrore, aumentato le possibilità di espansione delle nostre ansie ma allo stesso tempo ha cambiato per sempre la soglia della paura.
I più classici dei mostri e i più importanti horror – movie anni ’70 e ’80 hanno perduto infatti nella maggior parte dei casi la loro capacità di generare ansia e turbamento. Da una piccola ricerca condotta da me su un campionario di una cinquantina di persone più della metà concorda ed esenta da questo abisso solo L’Esorcista (1973) e Nightmare – Dal profondo della Notte (1984).
Ed è questo l’elemento che ha convinto le grandi industrie cinematografiche a virare sull’approfondimento di un concetto: in un mondo costituito da ragazzi che grazie alla rete hanno accesso a qualsiasi tipo di immagine anche la più “terrificante” che ne ha di fatto abituato gli occhi e le menti, l’unico modo per ricostruire la paura visiva è quello di infrangere il muro diegetico del film facendo entrare le storie horror nella realtà.

Già da qualche anno infatti con The Blair Witch Project (1999) e The Ring (2002) si è cercato di portar fuori dallo schermo, in un gioco virtuoso di verisimiglianza, la componente soprannaturale: il male di turno. Nel film di Verbinski infatti la bambina mostro usciva non solo metaforicamente ma materialmente dallo schemo di una tv. Questo concetto base è divenuto oggi il fulcro del nuovo cinema horror: ad una uscita concreta oggi corrisponde un’evoluzione concettuale nella quale una telecamera amatoriale prende il posto delle tecniche diegetiche del secolo scorso. Ed ecco il successo della trilogia di Paranormal Activity, di Rec e del recentissimo Chernobyl Diaries.
Film nei quali le barriere del racconto decadono, dove non esistono regole e confini prefigurati: la paura esiste laddove non vengono predisposti punti di riferimento convenzionali all’interno dei quali si possa affermare: “tranquilli è solo un film…”.
La tecnica documentaristica nell’horror ha di fatto sostituito la componente diegetico-fiabesca: tutta la nuova generazione di film ha abbandonato la componente più ingenua e, se vogliamo, meno veritiera per sconvolgere le regole di tutto ciò che, forse, crediamo di conoscere ma che è in grado di crearci maggior squilibrio.
Paradossalmente, oggi, nel genere horror sembra vincere il film a basso costo, il film documentario, l’antifilm. Presenze, ombre, impressioni hanno di fatto sostituito gli antichi stereotipi: zombie, vampiri (se non per saghe “sentimentali” stile Twilight) e i Freddy Krueger di turno vengono così dimenticati e surclassati.
Vedere il mostro in un retorico stile splatter non sembra attrarre più le nuove generazioni che preferiscono sperimentare, scoprire e girare film indipendenti, senza attori famosi e con un livello di scene violente solo apparentemente più soft. In definitiva tutto il genere ha apparentemente effettuato un salto all’indietro, preistorico, alle origini, in cui l’effetto speciale regredisce a semplice contorno, diviene solo uno strumento marginale in una storia che, nella nuova concezione, punta ad essere un “mostro” peggiore e più atroce di una faccia butterata.