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mercoledì 22 gennaio 2014

Siria - Ginevra 2, una perdita di tempo?

Getty Images
Si apre oggi a Montreaux, in Svizzera, la conferenza di pace conosciuta anche come Ginevra 2 per discutere una soluzione alla lunga guerra civile siriana. La vigilia dell'incontro è stata caratterizzata dalla proposta del segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon d'invitare al tavolo dei negoziati l'Iran, incontrando la ferma opposizione dei ribelli siriani che hanno minacciato di boicottare l'appuntamento. Per questo la comunità internazionale ha deciso di fare marcia indietro, lasciando così fuori da questo importantissimo confronto un paese il cui peso regionale risulta invece determinate per un'eventuale accordo.

mercoledì 15 gennaio 2014

Siria - L'ONG che mette in imbarazzo il governo turco

Più di tre anni fa un gruppo di navi cariche di aiuti umanitari salpava dalle coste di Cipro alla volta della Striscia di Gaza. Lo scopo di questo viaggio non era solo quello di portare soccorso ad una popolazione martoriata dall'isolamento, ma soprattutto forzare il blocco navale imposto dall'esercito israeliano sui Territori palestinesi.
Il resto è storia nota: le forze israeliane abbordarono le navi per costringerle ad arrendersi, ma su una di esse, la Mavi Marmara, l'equipaggio si ribellò finendo per contare tra le sue fila nove morti. Le vittime erano tutti militanti dell'IHH, una ONG turca con sede a Istanbul che con quell'incidente sarebbe divenuta nota in tutto il mondo. Oggi l'associazione ha fatto parlare di sé in termini ancora una volta molto controversi.

martedì 3 settembre 2013

Siria - La guerra si avvicina

Dopo due settimane di chiusura estiva riapre finalmente la Tana, che non poteva far mancare il suo commento su quanto sta succedendo negli ultimi giorni intorno alla Siria. 
A due anni dall'inizio della rivolta e migliaia di morti degni di un genocidio l'Occidente sembra intenzionato finalmente a fare i conti con Assad. Fin qui tutto bene se la scelta non proprio azzeccata dei tempi potrebbe trasformare questa nuova avventura in un incubo peggiore di quello iracheno o afghano.

domenica 2 giugno 2013

Diario dal Mondo - XXIII settimana

Non ci sarebbe domenica senza gli Esteri della Tana che vedono come protagonisti questa settimana la Turchia, la Germania e il Niger.
Delle sbandate islamiste del governo Erdogan avevo parlato già di recente, anche se ad ostacolare il difficile progresso verso l'adesione Ue saranno principalmente gli ultimi violenti sviluppi ad Istanbul e Ankara.
Per converso neanche la casa europea se la passa molto bene come dimostra la forte contestazione alle porte di uno dei tempi comunitari per eccellenza, ma anche simbolo dell'austerity made in Germany, ovvero la Banca Centrale Europea di Francoforte.
Concludo con il Niger, dove gli assalti dei terroristi proseguono quasi indisturbati col rischio di destabilizzare un potenziale anello di congiunzione tra due covi dell'islamismo radicale quali il Mali e la Nigeria. Buona lettura ;)

venerdì 26 aprile 2013

Siria - Cultura, l'altra vittima della guerra civile


La guerra, signori miei, è una piaga che non guarda in faccia a nessuno.  Che differenza fa per lei se il filo della sua spada passa sul collo di uomo, donna o bambino? Che scrupolo si fa ad abbattere col proprio soffio le mura di un umile dimora o quelle del più glorioso dei monumenti? Perché lo scempio che avviene nella terra siriana tra il silenzio un po’ colpevole dei potenti non si accontenta di falciare migliaia di vite innocenti. Anche le vestigia della storia sono cancellate dal battito di ciglia di battaglie che hanno potuto molto più del respiro dei secoli. Che meraviglie potremmo essere condannati a perdere per sempre nella lunga agonia di Damasco?

martedì 13 novembre 2012

Siria - Autunno siriano


Molti analisti concordano, o meglio sperano, che l'imbarazzante assenza dell'America durante le rivolte nel mondo arabo venga riscatta dal secondo mandato di Obama, a cominciare proprio dallo scottante dossier siriano che col passare del tempo ha dirottato l'opinione pubblica dalle fiamme dell'indignazione al carbone dell'assuefazione. Considerando gli intoppi operativi a cui deve far fronte la nuova amministrazione (Congresso ostile in primis) è difficile prevedere quale sarà la sua effettiva capacità di manovra, ma intanto il mondo arabo si muove per la sua strada e da Doha sembrano arrivare anche delle buone notizie.

giovedì 11 ottobre 2012

Ai ferri corti


La diplomazia non sempre è all'altezza delle grandi questioni che si trova ad affrontare e lo è ancor meno quando i grandi versano in momenti di delicata transizione (Cina e Stati Uniti) o di riassestamento (Russia e Ue). Per questo il più delle volte si preferisce temporeggiare o addirittura dimenticare in attesa di tempi più favorevoli nella speranza che la situazione intanto non degeneri fino a tornare alla ribalta con inaspettata violenza.
Purtroppo gli esempi in questo senso non mancano, anche in tempi recenti: è successo in Libia con l'assalto all'ambasciata americana e più di recente in Siria, dove le difficoltà nel trovare una via d'uscita alla rivoluzione si stanno intrecciando ad un allarmante peggioramento dei rapporti con la Turchia. È la tensione aumenta non solo tra i due paesi, ma in tutto il circondario.
L'ultimo caso scoppiato sulle armi russe sequestrate su un aereo di linea diretto a Damasco e la conseguente polemica tra Erdogan e Mosca dimostrano che se determinati contesti vengono trascurati troppo a lungo alla fine possono aprire faglie molto più pericolose. A meno che cotanta colpevole indifferenza non serva proprio a trovare quel casus belli per i cosiddetti tempi più favorevoli...






martedì 21 agosto 2012

Nessuna pietà


La Tana riapre stabilmente i battenti dopo due settimane di viaggi e impegni vari (è estate dopotutto, permettetemelo ^^) e purtroppo lo facciamo con il triste spettacolo a cui stiamo assistendo in Siria. Assistendo, appunto, restando a guardare il massacro che continua indiscriminatamente per ogni dove, anche  nei luoghi di culto se dobbiamo prestar fede alle voci che parlano di un'esecuzione di almeno quaranta persone vicino una moschea a Damasco.
E assieme ad un atto di sangue che sarebbe quanto di più irrispettoso per la stessa religione islamica, se non per qualsiasi religione monoteista, continuano a morire i reporter che tentano di raccontare questa guerra di cui fatichiamo a comprendere gli sviluppi.
Si potrebbe discutere o meno sull'efficacia dell'intervenire in questa tempesta che rischia di disperdere ai quattro venti un intero paese, se tutto questo non sia il solito giochetto tra i grandi che attendono di spartirsi il bottino mentre leggono il loro solito copione, rispolverando l'umanitarismo per fini elettorali o al contrario invocando il diritto dei popoli a scegliere il proprio destino senza praticare tanta saggezza in casa propria. E la gente continua a tremare o a morire...

mercoledì 18 luglio 2012

Il crepuscolo del tiranno?


Non vorrei affrettarmi a definirla una svolta, ma l'offensiva ribelle di questi giorni a Damasco ha sicuramente portato la guerra civile siriana ad un salto di qualità. Per la prima volta il regime è stato colpito nell'intimo con un attentato che ha falciato in un solo colpo il ministro della Difesa, Dasoud Rajiha e il capo dell'Intelligence nonché cognato di Assad, Assef Shawkat. E per poco non si portava via anche il ministro dell'Interno col risultato di decapitare completamente i vertici di sicurezza che ne escono comunque a pezzi.
Un disordine che i rivoltosi sono intenzionati a sfruttare al massimo per la battaglia che hanno cominciato da poco tra le vie della capitale. A dire il vero le notizie sono molte e confuse: si parla di una ritirata precipitosa dei lealisti che pur di raggiungere le periferie si sono lasciate dietro alcuni mezzi, di spari non lontano dalle parti del palazzo presidenziale e di nuove diserzioni da parte di ufficiali e diplomatici.
Difficile dire come andrà a finire. A sciogliere la matassa non ci penserà certo la comunità internazionale che come da copione oscilla sempre tra timidi interventisti (Francia, Gran Bretagna e Usa) e astenuti garantisti (Russia, Cina e Iran). Il futuro è tutto in mano dei siriani... 




giovedì 24 maggio 2012

Nebbia su Damasco


Non si parla più molto della rivolta siriana da quando è entrato in vigore il cosiddetto Piano Annan. Magari i più entusiasti avranno pensato che il cessate il fuoco tra i contendenti supervisionato da ispettori ONU giocasse un ruolo decisivo nel fermare le brutalità consumate finora. Sfortunatamente questi ispettori, come detto in un post in precedenza, sono a dirla tutta insufficienti per monitorare ogni zona sensibile, e la gente non ha smesso di morire se si calcola il solo attentato dello scorso 10 maggio a sud di Damasco, in cui hanno perso la vita 50 persone e i feriti si contano a centinaia.
L'unico effetto del Piano Annan pare essere stato invece di aver rallentato l'andamento di una guerra di per sé inconcludente. Né l'esercito fedele ad Assad né i rivoluzionari hanno nel breve o medio termine la possibilità di ottenere una vittoria decisiva. Nel lungo chissà, l'importante per la schiera di mercanti di armi russi, iraniani, sauditi, qatariani e tanti altri è che questo nuovo mercato fiorente duri il più possibile. Non stanno certo a preoccuparsi di dettagli come il Libano, che tra rapimenti dei suoi cittadini in territorio siriano e violente proteste che coinvolgono sostenitori e oppositori di Assad in casa propria rischia di diventare il nuovo fronte caldo della regione, se non l'atteso casus belli d'Israele per aprire le danze con Teheran. Una bazzecola.

giovedì 12 aprile 2012

L'illusione di Kofi


Dopo una lunga pausa pasquale la Tana riapre i battenti con qualche accenno alla missione in Medio Oriente di Kofi Annan, un tempo segretario dell'Onu e richiamato da poco dal Palazzo di Vetro come inviato speciale per la Siria. Proprio in questi giorni il traballante regime di Assad avrebbe iniziato ad applicare il piano di pace elaborato dallo stesso Annan, ma anche così rimane molta, moltissima strada da fare per ricomporre le profonde spaccature nel paese.
Innanzitutto le misure che il regime dovrà adottare non saranno particolarmente incisive. Si prendano gli osservatori internazionali che saranno in numero limitato, disarmati e pure scortati dall'esercito siriano così da rendere qualsiasi indagine un tour confezionato in anticipo dal governo. Ci doveva essere anche una tregua, ma il regime ha pensato bene di mantenere una forte presenza militare nelle città più contese come Homs, dove sono bastate poche ore dall'inizio del cessate il fuoco per ricominciare a parlare di bombardamenti.
Nulla di risolutivo insomma perché Assad può sempre accampare la scusa che sono i "terroristi" e i loro "complici" (Turchia e Israele in testa) a costringerlo alla lotta. La quale se dovesse riprendere con la stessa intensità di prima potrebbe metterlo molto più in difficoltà di prima, viste le posizioni più distaccate di Russia e soprattutto dell'Iran, la cui iniziativa regionale ha subito un duro colpo con la sconfitta di Ahmadinejad nelle elezioni legislative. Intanto ai rivoltosi siriani non resta che ridere della propria sfortuna.

martedì 28 febbraio 2012

Referendum al sangue


La scorsa domenica nella Siria di Assad è stato votato un referendum che ha introdotto una nuova Costituzione entrata in vigore già da ieri. Stando alle dichiarazioni del regime l'affluenza è stata discreta (oltre il 50%) e ha registrato una preferenza quasi plebiscitaria per la nuova Carta, che introdurrebbe un sistema multipartitico e il limite a due mandati presidenziali di 7 anni ciascuno. Un trionfo della democrazia dunque? Per la comunità internazionale non tanto vista la sua tiepida accoglienza del risultato.
Da una parte ci sono i vecchi amici di Damasco come la Russia che salutano il voto come una manifestazione di progresso democratico; dall'altra abbiamo l'Occidente e il gruppo degli "amici della Siria" che considerano invece il referendum uno spettacolo montato apposta da Assad per delegittimare la causa dei rivoltosi. Fatto sta che mentre gli elettori siriani partecipavano al voto, l'esercito continuava nella sua offensiva muscolare contro le principali postazioni ribelli, tra cui Homs dove sono rimasti coinvolti anche dei reporter stranieri.
E' difficile credere alla volontà riformatrice di un Presidente con la possibilità di rimanere comunque in sella fino al 2028, ma Assad ha dalla sua diverse scadenze elettorali (Francia e Stati Uniti in primis) che gli faranno guadagnare tempo prezioso per vincere il suo braccio di ferro con gli insorti. Lasciando una scia di sangue che macchierebbe in modo indelebile questo suo fantoccio di democrazia.

sabato 7 gennaio 2012

Assad come Gheddafi?


S'infoltiscono le file dei generali disertori del regime di Bashar al-Assad. Ieri un ufficiale dell'esercito di nome Al-Sheikh ha lanciato un appello direttamente dalla rete qatarina Al Jazeera (che ha avuto un ruolo non da poco nella cosiddetta primavera araba), esortando i militari ad abbandonare la causa lealista e ad unirsi ai manifestanti. E i civili intanto continuano a subire attacchi ogni venerdì del mese in una macabra, quanto tragica ricorrenza da quando è iniziata la rivolta.
Come insegna l'esperienza della storia, l'esercito è una componente fondamentale per il successo o meno delle rivoluzioni. Se esso abbraccia totalmente la causa dei rivoltosi la transizione può compiersi in modo poco sanguinoso com'è accaduto in Egitto, laddove in caso di defezioni in ordine sparso può degenerare in una guerra civile sull'esempio libico.
La Siria sembra propendere per il secondo scenario, anche per via dei legami che la famiglia del regime intrattiene nel mondo economico e sociale. Con uno stato che rischia di disintegrarsi a causa delle varie anime settarie che lo compongono. In tal caso la comunità internazionale avrà voglia di prodigarsi in una nuova "guerra umanitaria"? La Siria non avrà forse le risorse della Libia, ma ignorare del tutto il suo destino e lasciarla alla mercé di vicini rapaci o altrettanto instabili avrebbe conseguenze assai deleterie.