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mercoledì 19 febbraio 2014

Ucraina - Svoboda, il lato oscuro della protesta


Ieri la guerra tra piazza Maidan e il presidente Yanukovich ha raggiunto il punto più sanguinoso dall'inizio della protesta a novembre. Nel momento in cui vi scrivo si parla di oltre venti morti tra forze di polizia e manifestanti, mentre sugli schermi si susseguono le immagini di una Kiev devastata da settimane di battaglia. Gli Stati Uniti e l'Europa, dove spicca l'accesa indignazione della Germania, condannano severamente la repressione di Yanukovich e si preparano a studiare un pacchetto di sanzioni.
Una parte della violenza scatenata nelle strade della capitale è sicuramente dovuta all'eccessiva brutalità delle forze di sicurezza, specialmente le temibili unità antisommossa Berkut, di cui abbiamo già avuto modo di parlare qualche tempo fa. C'è però un altro responsabile di cui si è parlato molto poco, forse perché nel farlo si teme di delegittimare la causa di tutto lo schieramento anti-Yanukovich.

giovedì 30 gennaio 2014

Serbia - Le elezioni anticipate e lo strano gioco di Vucic

Ora o mai più. Dev'essere stato questo il pensiero del vicepremier serbo Aleksandar Vucic quando ha deciso di spingere verso nuove elezioni, nonostante il suo governo di centro-sinistra godesse di ottima salute. La mossa di Vucic potrebbe suonare a dir poco bizzarra, specialmente perché arriva una settimana dopo l'apertura dei negoziati per l'ingresso di Belgrado nell'Unione Europea, davanti alla quale non fa davvero una bella figura. Ma quello che all'apparenza sembra strano in realtà nasconderebbe una strategia ben congegnata.

martedì 28 gennaio 2014

Ucraina - Yanukovich scricchiola. Si dimette il premier Azarov

Con la rivolta che inizia a diffondersi nel resto del paese e i manifestanti che alzano il tiro occupando il ministero della Giustizia, il governo del presidente Yanukovich perde i suoi primi pezzi. Oggi infatti si è dimesso il suo primo ministro Mykola Azarov, il cui posto in realtà era già in bilico come ha dimostrato l'offerta che Yanukovich aveva fatto invano all'opposizione offrendogli la guida del governo.

mercoledì 22 gennaio 2014

Ucraina - Voci d'interventismo per fermare la carneficina

La situazione ucraina peggiora di giorno in giorno. Ormai non si contano più soltanto feriti, circa 160 se ci limitiamo agli scontri dall'inizio della settimana. Ad aggravare il quadro è la notizia che questa notte a Kiev sarebbero morti tre attivisti, due dei quali uccisi a colpi di arma da fuoco dalla polizia. 
La linea dura adottata dal presidente Yanukovich, che non si è opposto neppure alla recente entrata in vigore delle nuove leggi anti-repressione, sta trasformando il paese in un campo di battaglia che nessuno sembra in grado di evitare. 

martedì 21 gennaio 2014

La Tana alla presentazione di Limes - Polonia, l'Europa senza euro

Mentre in Ucraina si continua a combattere in strada per il futuro della collocazione in Europa, oggi a Roma si è tenuto un interessante dibattito all'Istituto polacco di Roma per presentare l'ultimo numero della rivista di geopolitica Limes: Polonia l'Europa senza euro. 
L'incontro che si è svolto intorno alle 17.30 ha visto nell'ordine l'intervento dell'ambasciatore polacco Wojciech Ponikiewski, l'ex ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema, l'ex premier e ministro degli Esteri polacco Wlodzimierz Cimoszewicz e l'amministratore delegato di Finmeccanica Alessandro Pansa. Tutti e quattro erano moderati dal direttore della rivista Limes Lucio Caracciolo. Moltissimi gli spunti su un paese che a dispetto della scarsa attenzione dei media riveste comunque un ruolo di prim'ordine in Europa e non solo.

venerdì 17 gennaio 2014

Ucraina - Nel silenzio Yanukovich porta avanti la repressione

Dopo le rivolte di fine novembre non si parla più tanto dell'Ucraina, facendo forse accontentare qualcuno delle rassicurazioni del presidente Yanukovich sulla riapertura del negoziato con l'Europa. Ma la situazione politica ha in realtà preso una brutta piega come ha dimostrato la rissa scoppiata al Verchovna Rada, la sede del Parlamento. Non tira davvero una bella aria per le strade di Kiev.

giovedì 9 gennaio 2014

Kazakistan - La Francia dice sì all'estradizione di Ablyazov in Russia

Fonte Reuters
La giustizia francese ha deciso che l'uomo d'affari e politico kazako Mukhtar Ablyazov sarà estradato in Russia. Ablyazov, che era stato arrestato durante l'estate vicino Cannes su richiesta delle autorità ucraine, era ricercato assieme a quelle di Mosca e di Londra per frode, appropriazione indebita in relazione soprattutto al suo operato al vertice della banca kazaka Bta.
Il suo nome viene comunque ricordato per essere quello del più noto oppositore al presidente kazako Nursultan Nazarbayev, al potere dal lontano 1990 e dalle ambizioni così megalomani da aver voluto costruire una nuova capitale (Astana) in mezzo ad un deserto che era stato scelto come luogo ideale per i gulag stalinisti.

giovedì 19 dicembre 2013

Russia - Soci 2014, le Olimpiadi di Putin non sono più una festa

Quarant'anni fa Bobby Rings, campione di tennis tra gli anni trenta e quaranta, in uno slancio di orgoglio sessista dichiarò che il gioco femminile era così inferiore a quello maschile che anche un cinquantacinquenne come lui sarebbe stato in grado di battere una primatista di trent'anni più giovane senza troppi problemi. 
La diretta interessata di allora, Billie Jeane King - già vincitrice di svariati tornei Wimbleton e U.S. Open - accettò allora la sfida che sarebbe stata ricordata come la 'Battaglia dei Sessi' e si sarebbe disputata il 20 settembre 1973 allo Houston Astrodome, in Texas, dove riuscì ad umiliare Rings e le sue assurde convinzioni. Nelle prossime settimane la King rivivrà in qualche modo il brivido di allora mettendo in imbarazzo un altro uomo dalle idee non meno agghiaccianti: il presidente russo Vladimir Putin e la sua politica aspramente omofoba.

lunedì 2 dicembre 2013

Ucraina - Berkut, la mano nera di Yanukovich

Dopo mesi di strapotere politico del presidente Yanukovich e della sua cerchia, il suo no all'accordo con l'Unione Europea è stato come la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questi giorni infatti la situazione in Ucraina si è fatta a dir poco incandescente al punto da rievocare l'atmosfera della Rivoluzione arancione di nove anni fa, quando sempre Yanukovich dopo aver vinto le elezioni presidenziali facendo un evidente uso di brogli venne costretto a rinunciare da una travolgente manifestazione di piazza guidata da Viktor Jushenko e Julia Tymoshenko.
Con uno slancio ancora più violento di allora, i manifestanti hanno preso d'assalto le principali piazze di Kiev e gli edifici governativi chiedendo la dimissioni di Yanukovich e del premier Azarov. Gli scontri con la polizia hanno causato finora centinaia di feriti anche a causa dell'ingresso tra le forze di sicurezza dei temutissimi agenti antisommossa conosciuti come Berkut.

mercoledì 16 ottobre 2013

Russia - La giustizia a caccia di attivisti

Mentre in Italia si discute di amnistia, ma soprattutto di eventuali beneficiari (leggi Silvio Berlusconi) in Russia le porte delle carceri continuano ad aprirsi per gli oppositori al potere. L'ultima riguarda anche un nostro connazionale, Cristian D'Alessandro attivista di Greenpeace a cui il tribunale di Murmansk (penisola di Kola) ) ha appena negato la libertà su cauzione.

martedì 5 febbraio 2013

Russia - Non è un paese per gay (e non solo...)

Anton Krasovsky non è un giornalista sprovveduto in Russia: ha lavorato per il canale NTV di proprietà della Gazprom, ha condotto diversi programmi ed è stato scelto persino per curare la campagna elettorale di uno dei candidati delle ultime presidenziali, il miliardario Mikhail Prokhorov. Ma il suo ottimo curriculum non gli è comunque bastato ad evitare il licenziamento nella rete Kontr.tv. La sua colpa? Aver ammesso in diretta di essere omosessuale in un paese dove ormai è diventato persino proibito parlarne.

venerdì 2 novembre 2012

Rientro nei ranghi?


A quasi otto anni spaccati dal sogno della rivoluzione arancione, le ultime elezioni legislative in Ucraina confermano il ripensamento che si è avuto su quest'esperienza, visto che il vincitore è lo stesso Yanukovich che nel 2004 si era visto soffiare la presidenza dopo essere stato accusato di brogli. In fondo Yanukovich era il pupillo di quel Kuchma che aveva governato la nazione dall'indipendenza fino ad allora grazie anche al sostegno di Mosca che nella rivolta temette di perdere l'Ucraina com'era accaduto con gli ex-fratelli baltici.
Oggi il copione si ripete tale e quale ad allora, con l'Ocse che denuncia una campagna e uno scrutinio palesemente a favore del governo, mentre l'opposizione versa in difficoltà anche a causa degli arresti eccellenti come la Tymoshenko che continua a marcire in carcere con scarse possibilità di essere raggiunta da qualsiasi osservatore esterno.
L'unica differenza con il passato è che irregolarità o meno sembra che agli ucraini non gliene importi più molto. Dopo il mezzo pantano in cui è incappata la coalizione arancione e con essa il paese, la gente ha preferito rinunciare a visioni troppo audaci (tra cui l'adesione all'Ue e alla Nato) per mantenere una cauta ambiguità e tenersi buono un vicino russo che ai tempi della sollevazione non aveva la forza e la stabilità di adesso. Le aspirazioni europeiste non sono certo morte del tutto, ma la natura di questo voto (in tutti i suoi aspetti) le svuota di contenuto e lascia Kiev in una posizione all'apparenza più tranquilla del tandem Yushchenko-Tymoschenko ma non per questo meno vulnerabile.

giovedì 27 settembre 2012

La roccaforte d'Europa


Per quanto possa suonare strano anche nell'algida quanto remota Bielorussia si vota. Si è votato per modo di dire (per chi fosse interessato erano le legislative) visto che non esiste un'opposizione in grado di impedire al presidente Alexander Lukashenko di arrivare a festeggiare vent'anni di regno incontrastato. E purtroppo più passa il tempo e meno sono le speranze che l'ultima dittatura d'Europa imbocchi la strada della democrazia.
Fino a qualche anno fa il contesto era abbastanza favorevole: Minsk si trovava in mezzo a vicini dove tra alti e bassi il multipartitismo aveva stabilmente attecchito e persino l'Ucraina con la rivoluzione arancione sembrava destinata a finire nell'orbita occidentale come la Georgia, una delle più fervidi sostenitrici dell'ingresso nella Nato per goderne in primo luogo del prezioso ombrello protettivo. Se tale processo fosse giunto a piena maturazione, la Russia Bianca si sarebbe trovata in una situazione alla lunga imbarazzante e potenzialmente esposta ad un rischio contagio anche nei suoi confini.
Ma un bel giorno la Russia ha ricominciato a ruggire e il povero Lukashenko si è finalmente sentito meno solo. Poi anche gli allievi più promettenti (Ucraina e Georgia) hanno cambiato idea e sono scivolati in rigurgiti autoritari che invece di riportarli nell'abbraccio di Mosca li ha resi invece più vulnerabili per un'eventuale spartizione tra chi è rimasto fedele alla bandiera dello zar.
A questo proposito nel 2012 è stato mosso il primo passo per la costruzione dell'Unione Euroasiatica, una sorta di Unione Europea orientale, con la creazione di un'apposita Commissione e l'abbattimento delle frontiere tra Russia, Kazakistan e ovviamente Bielorussia. I più entusiasti parlano già di moneta unica e di estendere le adesioni persino a vecchi compagni come Ungheria o Repubblica Ceca. Il nuovo spazio sarà ancora immaturo, sebbene la sua nascita rappresenti una legittimazione per quei regimi che ai diritti costituzionali preferiscono offrire un'alternativa a quel modello occidentale che per poco non li ha assorbiti. Il problema è se questi paesi nella fretta di sfuggire uno squalo non finiscano per incappare nelle fauci di un altro...



martedì 7 agosto 2012

Queste ragazzacce...


Come stanno filando lisce le cose in Russia, dove l'amato sovrano Vladmir è finalmente ritornato dopo un fastidioso intervallo durato quattro lunghi anni. Peccato che la dolce quiete venga guastata di tanto in tanto da coloro che non sanno apprezzare chi dona al suo popolo tanta sicurezza. Prendi ad esempio quei giovani che corrono dietro a un gruppo di cantanti scostumate che si fanno chiamare Pussy Riot e per essere alla moda si mettono ad attaccare il governo. Ma che aspettano a togliere di mezzo queste piantagrane?
Detta così la scena può suonare ridicola, ma è proprio quello che sta accadendo in Russia al gruppo punk sopracitato, la cui colpa di aver intonato una canzone contro Putin e per di più dentro una chiesa minacciava di costargli addirittura sette anni di carcere. La pena sarebbe stata poi ridotta a tre durante il processo, giusto perché l'illuminato zar di fronte alle proteste dentro (l'ex-patron di Yukos, Khodorkovsky ha parlato d'inquisizione) e fuori (Bono e Madonna tra i nomi più eccellenti) non ci teneva a fare una figura da tiranno sfacciato, anche se nel frattempo le giovani accusano una carcerazione che non brilla per cortesia. Ed è di pochi giorni la notizia che un altro gruppo musicale, i Makulatura, sarebbero finiti in prigione per un motivo simile, merito delle nuovissime leggi anti-dissidenza approvate a giugno. Un'atmosfera davvero incoraggiante a quattro anni esatti dall'inizio della guerra tra Russia e Georgia...



martedì 17 aprile 2012

Gli europei della Tymoshenko


Mancano meno di due mesi all'inizio degli europei di calcio in Polonia e Ucraina, un evento di grande prestigio internazionale nonché motivo di forte orgoglio per due paesi che in un passato non troppo lontano erano ancora imprigionati nella cortina di ferro. Le difficoltà non sono certo mancate, ma nonostante i dubbi iniziali della FIFA lo Stadio Nazionale di Varsavia è già pronto per la prima sfida dell'8 giugno che vedrà i padroni di casa affrontare i greci di Fernando Santos
La Polonia sarà dunque la prima ad inaugurare la manifestazione, mentre l'Ucraina seguirà il giorno dopo con un match che però non riguarderà la sua stessa nazionale, che invece giocherà ben tre giorni dopo l'inizio degli europei. Un ritardo che sembra ricalcare le profonde differenze tra i due paesi: l'uno, dopo la torbida parentesi dei gemelli Kaczynski, quasi pienamente integrato in Europa; l'altro che nella sua oscillazione tra la democrazia e l'autoritarismo sconta numerosi deficit di legalità.
Lo si può vedere nell'esagerato opportunismo delle strutture alberghiere che hanno aumentato fino a dieci volte i prezzi delle loro camere, dove magari i turisti già spennati consumeranno qualche notte con prostitute a cui il governo sembra disposto a concedere un temporaneo beneplacito. Per non parlare del massacro di cani e gatti randagi per dare una "ripulita" alle strade.
C'è poi una questione ancora più importante che va avanti da mesi e che gli europei di calcio non possono certo occultare, vale a dire il destino dell'ex-premier Yulia Tymoshenko. Alle accuse di abuso d'ufficio, malversazione ed evasione fiscale che hanno portato al suo arresto nell'ottobre scorso si è da poco aggiunta quella di alto tradimento votata dallo stesso Parlamento. E non è tutto visto che l'eroina della rivoluzione arancione rischia di essere condannata addirittura per l'omicidio dell'imprenditore e politico Yevhen Shcherban avvenuto negli anni Novanta.
Considerando la vicinanza delle elezioni parlamentari di ottobre, molti sospettano che gli scandali della Tymoshenko non siano altro che il tentativo indiretto del Presidente Yanukovich di sbarazzarsi di una rivale troppo scomoda. Per il momento la ripercussione più significativa di questa faccenda è stato l'ammonimento dell'Europa durante l'avvio dell'Accordo d'associazione tra Ucraina e Ue, andato comunque a buon fine. La festa può dunque cominciare, tranne forse per i sostenitori della Tymoshenko che, tra il lungo iter giudiziario e uno stato di salute che si aggrava di giorno in giorno, avra' sicuramente ben poco di che entusiasmarsi.


venerdì 9 dicembre 2011

Vent'anni dopo l'Urss, la Russia rispolvera i carri armati in piazza

L'8 dicembre 1991 veniva firmato a Belavezha l'atto che sanciva la scomparsa dell'Unione Sovietica e poneva fine non solo ad una superpotenza ma anche ad un sistema politico dai meccanismi rigidi ed oppressivi. E quando il successivo 26 dicembre venne definitivamente ammainato il rosso telo del comunismo per lasciare il posto al nuovo tricolore bianco, blu e rosso, si alimentarono fin da subito le speranze che anche la Russia si sarebbe aperta al libero mercato, ma innanzitutto alla democrazia.
Ora sono passati vent'anni da quel doloroso passaggio e guardando all'economia si può affermare tranquillamente che molte cose sono cambiate: la Russia di oggi è un protagonista rilevante dello scenario economico internazionale, grazie alle sue sterminate (ma non eterne) riserve di idrocarburi con cui alimenta Occidente e Oriente e ai suoi stretti legami commerciali con l'Europa, a cominciare dal nodo tedesco.
Si può dire lo stesso della politica? A ben vedere pare di avere di fronte la parodia di uno stato democratico tra leader osannati a livelli quasi staliniani, una stampa imbavagliata ed elezioni palesemente sabotate. Ci sarebbe anche da sorridere se non fosse giunta la notizia che Mosca potrebbe essere presidiata addirittura dall'esercito e dai carri armati. Direi che lo Zar Putin sta decisamente esagerando. Il malcontento verso di lui è senza dubbio aumentato, ma non ancora al punto da minacciare la sua posizione. Ha senz'altro fallito miseramente nel presentare al pubblico un risultato elettorale "credibile" e le proteste sono il minimo che poteva aspettarsi. Speriamo solo che il suo nervosismo non conduca ad una versione moscovita di Tiananmen.

P.S.
Il ventennale dalla dissoluzione dell'Urss merita comunque di essere ricordato con quello che considero come uno degli inni nazionali più belli della storia (non a caso è stato ripristinato anche come inno dell'attuale Federazione Russa, sebbene con un nuovo testo):