Nel numero degli Esteri di questa settimana i protagonisti scelti dalla Tana i protagonisti sono Israele, Grecia e Regno Unito. Nel primo caso ci sono ovviamente le elezioni che hanno ridimensionato le ambizioni di Netanyahu che avrà più difficoltà a far confrontare il suo paese con un'area in perenne fermento.
La Grecia si è distinta invece per il lungo sciopero dei dipendenti della metropolitana di Atene che ha scatenato una durissima reazione del governo con una misura d'emergenza che farà senz'altro discutere.
Concludiamo con il governo conservatore di David Cameron che nella sua oscillazione tra timido europeismo e pulsioni isolazioniste ha seminato malcontento sia nell'Unione che in America. Buona lettura ;)
Una piccola vetrina su politica, cinema e videogiochi. Venite viandanti della rete, ascoltare non ha prezzo.
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sabato 26 gennaio 2013
Il mondo ogni settimana - Numero cinque
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giovedì 17 gennaio 2013
Francia - Hollande, alla ricerca del consenso perduto
Una delle ragioni che hanno spinto i francesi a bocciare Nicolas Sarkozy nelle ultime presidenziali era il protagonismo fine a se stesso del presidente, con l'aggravante di aver subordinato la Francia all'egemonia tedesca senza riuscire per questo a proteggere la Francia dalla crisi economica. Forse anche per questo lo sfidante François Hollande aveva scelto come slogan elettorale 'Un presidente normale', evocando una sobrietà che avrebbe riportato Parigi al posto che le spetta. E allora perché a meno di un anno dal voto il nuovo presidente è già in caduta libera nei sondaggi?
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mercoledì 19 dicembre 2012
Mali - Dalla democrazia all'anarchia
Tutti contro tutti. Bastano tre parole a descrivere gli sconvolgimenti che in un anno hanno quasi spazzato via l'entità statale un tempo conosciuta come Repubblica del Mali. A rendere le cose più difficili è il numero degli attori in campo sono tanti e il fatto che alcuni di loro non sono neppure collocabili in uno schieramento ben definito. Dimentichiamoci il lusso di uno scontro bipolare, perché ci troviamo piuttosto davanti un'epidemia che ha seminato ovunque il caos e ha trasformato quello che era considerato un modello di democrazia regionale in un vero buco nero.
sabato 27 ottobre 2012
Monsieur Lazhar
Ad essere onesti la trama di Monsieur Lazhar sulla carta non offriva nulla di particolarmente originale: un maestro arriva in una scuola per sostituirne un altro cambiando le abitudini di una classe talaltro neanche troppo disagiata. Ma le similitudini tra l'opera di Philippe Falardeau e altre come L'attimo fuggente per fortuna si fermano qui.
Quello che il professore Bachir Lazhar si troverà a combattere non è un metodo particolarmente tradizionalista (anzi è lui ad avere un approccio più chiuso dei suoi colleghi), ma la paura che la scuola e i genitori hanno di affrontare un'esperienza dolorosa come il recente suicidio di una professoressa. Lazhar si rende subito conto che quest'omertà sta tuttavia lasciando dei profondi strascichi sugli alunni e, forse a sua insaputa, il suo impegno a sconfiggerla rappresenta anche una rivincita sulla sua vita precedente. Nessuno sa infatti che il nuovo professore è in realtà un rifugiato in cerca di asilo politico, dopo che ha perso l'intera famiglia in Algeria per un libro che la moglie ha scritto proprio per rompere il muro di silenzio sul perdono di tanti criminali della guerra civile durante la riconciliazione nazionale.
Lo stile del film è asciutto quanto la fotografia e il montaggio che vogliono parlare di una storia di traumi senza scivolare eccessivamente nell'enfasi e capace comunque di commuovere nella sua semplicità. D'altronde, come c'insegna questo film, se diamo troppa importanza al dolore che proviamo o possiamo provare non avremo mai la forza per superarlo del tutto. Splendido anche l'accompagnamento al pianoforte di Martin Léon. Consigliato.
venerdì 6 luglio 2012
La lunga battaglia di Algeri
Ieri sono passati esattamente cinquant'anni dalla fine del dominio coloniale in Algeria, il fiore all'occhiello dell'impero d'oltremare francese e verso la fine anche parte integrante del suo territorio nazionale. Per capire questo profondo legame si pensi che la battaglia per l'indipendenza degli algerini ha lasciato scatenato una profondissima crisi politica a Parigi, spingendo il presidente francese De Gaulle a farla finta con il parlamentarismo della Quarta Repubblica per passare ad un sistema semi-presidenziale che molti hanno letto a lungo come una sbandata verso l'autoritarismo.
Ma la lotta per la libertà ha lasciato ferite profondissime anche all'interno. Dall'indipendenza alla fine degli anni ottanta l'Algeria è stata praticamente dominata da un sistema monopartitico di stampo socialista, messo in difficoltà solo dall'arrivo di un'enorme massa di giovani senza lavoro e prospettive. Il governo del Front de Libération Nationale (FLN) ha deciso allora d'indire libere elezioni, ma siccome il risultato non era soddisfacente sono intervenuti i militari che hanno annullato le libertà concesse al prezzo di una decennale guerra civile e l'imposizione di uno stato d'emergenza che è stato sospeso soltanto l'anno scorso durante la primavera araba.
Le proteste non avranno raggiunto i livelli di violenza dei paesi vicini, ma questo non significa che la situazione algerina sia effettivamente migliore. Le elezioni legislative avutesi a maggio ad esempio non hanno ancora formato un governo nonostante l'ampia maggioranza ottenuta dalla coalizione del FLN. Uno stallo politico che assieme al ruolo ancora forte dell'esercito, alla corruzione endemica ed allo sviluppo economico per i soliti noti non devono rendere queste celebrazioni particolarmente liete...
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