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lunedì 3 febbraio 2014

Iran - La svolta di Teheran sull'Olocausto

"È stata una crudele tragedia [...] che non deve mai ripetersi mai più". Così ha definito l'Olocausto il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif in un'intervista rilasciata ieri al network tedesco Phoenix. La dichiarazione ha un tono diametralmente opposto a quella del precedente governo di Ahmadinejad, con il quale l'Iran ha peraltro vissuto uno dei suoi momenti più difficili a livello internazionale.

giovedì 30 gennaio 2014

Israele - La guerra delle bollicine

Nella macchina macinasoldi conosciuta come Super Bowl, la finale del campionato di football americano, le star della televisione o di Hollywood non potrebbero trovare occasione migliore per mettersi in mostra con i famosi spot dell'evento. Eppure lo spot che l'attrice Scarlett Johansson ha registrato per la 48sima edizione, che si terrà al MetLife Stadiun del New Jersey il prossimo 2 febbraio, ha innescato una polemica che ha tirato in ballo paesi lontani migliaia di chilometri dall'evento.

giovedì 16 gennaio 2014

Libano - Rafiq Hariri, inizia il processo per il suo omicidio

Il tribunale speciale per il Libano istituito dalle Nazioni Unite all'Aja, nei Paesi Bassi, ha aperto oggi il processo per la morte di Rafiq Hariri, ex primo ministro libanese ucciso a Beirut assieme ad altre venti persone da un autobomba esplosa il 14 febbraio del 2005. I quattro imputati appartenenti al movimento sciita di Hizbullah non saranno però presenti al processo. E i lavori, che si preannunciano lunghi e difficili, rischiano di aggravare le tensioni di una società già profondamente divisa.

sabato 11 gennaio 2014

Israele - È morto Ariel Sharon

Dopo un coma durato otto anni l'ex generale e premier israeliano Ariel Sharon è deceduto all'età di 85 anni all'ospedale di Tel Ha Shomer vicino Tel Aviv. Negli ultimi tempi Sharon, soprannominato da molti Arik, aveva subito un drastico peggioramento delle sue condizioni di salute. I medici avevano comunque lodato la sua resistenza, commentando come stesse "combattendo come un leone" nelle sue ultime ore.

martedì 31 dicembre 2013

Israele - Grazia in cambio di pace. Ma i coloni avanzano in Cisgiordania

È di poche ore la notizia che il governo israeliano ha rilasciato 26 detenuti palestinesi condannati a 20 o 30 anni di carcere per le violenze commesse prima degli accordi di Oslo del 1993, quando l'Olp venne finalmente riconosciuto come interlocutore da Israele.
L'atto di clemenza s'inserisce in realtà nel solco dei negoziati tra israeliani e palestinesi promossi dal segretario di Stato americano John Kerry, di cui è previsto nei prossimi giorni l'arrivo in Medio Oriente per rilanciare un processo di pace rimasto ultimamente nel dimenticatoio. Ma ciò che il premier Netanyahu ha concesso con una mano è molto meno di quanto sta nel frattempo prendendo con l'altra.

venerdì 8 novembre 2013

Iran - Rohani, il nuovo deus ex machina del Medio Oriente?

A Ginevra domina un ottimismo come non lo si sentiva da parecchi anni. Oggi infatti si sono incontrati in Svizzera il segretario di Stato americano John Kerry e il suo omologo iraniano Mohammad Javad Zarif per discutere sul nuovo accordo per il programma nucleare di Teheran. La questione è particolarmente sentita dai suoi vicini (Israele in testa) che temono possa portare l'Iran a dotarsi della bomba atomica, innescando una corsa al nucleare in tutto il Medio Oriente. 
Adesso invece ci si spinge a paragonare l'incontro tra Kerry e Zarif addirittura ad un evento di portata storica, ossia la premessa per la riapertura dei canali diplomatici tra USA e Iran interrotti dalla lontana rivoluzione del 1979. Ma la prudenza in questi casi è sempre d'obbligo.

martedì 5 novembre 2013

Palestina - Dall'oppressione della Sharia alla ragazza portavoce. Hamas si tinge di rosa

Ha ventitré anni, ha studiato in Inghilterra, fa la giornalista e la scrittrice e di recente ha iniziato anche ad imparare l'ebraico. Da questi elementi si capisce subito come Israa al-Mudallal sia una giovane davvero brillante e soprattutto cosmopolita. In realtà ciò che la contraddistingue di più rispetto alle sue tante qualità è il fatto che sia stata scelta dal movimento islamista (e per alcuni governi anche terrorista) di Hamas come sua nuova portavoce. E la cosa sorprende molto perché l'organizzazione in tema di diritti sulle donne non ha goduto finora di un'ottima reputazione.

mercoledì 8 maggio 2013

Israele - Un genio della fisica contro l'occupazione israeliana

All'inizio sembrava che la faccenda potesse chiudersi con una delle scuse più banali: per motivi di salute il fisico Stephen Hawking dovrà declinare l'invito del presidente Shimon Peres alla conferenza internazionale di Gerusalemme a giugno. Fin qui nulla di strano, niente da rimproverare a questo gran scienziato che era riuscito a sondare le leggi più complesse del nostro universo nonostante da decenni il suo male lo costringesse a rimanere immobile su una sedia? Ma il genio alla fine non aveva voglia di lasciar correre e alla fine ha detto chiaro e tondo il vero motivo della sua assenza. 

lunedì 15 aprile 2013

Israele - Samer Issawi, una fame lunga sette mesi


C’è un ragazzo che dal mese di agosto ha scelto di non toccare cibo, in disaccordo con la sua prigionia dettata dalla ragion di Stato che ti butta in cella senza tanti convenevoli. 
Il suo nome è Samer Issawi e si batte per il popolo della Palestina, gridando contro il prevaricare di un Golia (Israele) che impaurito dagli spettri intorno al suo cortile troppo spesso commette degli errori e quasi mai ne vuol render conto. Samer adesso è in fin di vita, convinto che la sua agonia fosse l’unica via per gridare fuori dal carcere l’ingiustizia che lui e tanti altri stanno vivendo. Com’è stato possibile arrivare a cotanta sofferenza?

mercoledì 20 marzo 2013

Cipro - Al salvataggio dell'euro (e del gas)

La tempesta su Nicosia purtroppo non è ancora finita. La sonora bocciatura del Parlamento sui prelievi forzosi avrà anche salvato i conti in banca dei ciprioti, ma il disperato bisogno di soldi del governo potrebbe farlo ripiegare sui fondi per le pensioni per ottenere le garanzie che servono a strappare l'assegno all'Europa appena schiaffeggiata. Bruxelles sa tuttavia che non gli conviene inimicarsi troppo l'isola, perché qui la posta in gioco non riguarda solo il salvataggio dell'euro, ma una risorsa strategica che potrebbe rivelarsi tanto una cuccagna che un colossale abbaglio.

domenica 3 marzo 2013

Il mondo ogni settimana - Numero dieci

Ecco nuovamente l'appuntamento settimanale degli Esteri, che d'ora in poi sarà spostato la domenica anche per conciliarlo meglio con gli impegni del sottoscritto, a cui purtroppo non danno mai tregua. I protagonisti di questa settimana sono Egitto, Israele e Stati Uniti.
Non finiscono i problemi per il protagonista più importante della primavera araba, tra contestazioni e crisi economiche che hanno spinto qualche funzionario a ventilare la cessione del patrimonio archeologico nazionale per far cassa.
Tensioni interne ed esterne anche per Israele alle prese con una rivolta dei prigionieri e con la crescente ostilità della Turchia sempre più orientata ad essere la rivale regionale di Tel Aviv.
Concludiamo con gli Stati Uniti dove Obama ha perso una battaglia contro il fiscal cliff, trovandosi costretto a firmare i primi tagli alla spesa pubblica che rallenteranno sicuramente la ripresa economica del gigante a stelle e strisce. Buona lettura :)

sabato 2 febbraio 2013

Il mondo ogni settimana - Numero sei

I protagonisti di questa settimana della Tana appartengono tutti al mondo arabo e mediorientale visto che si tratta dell'Egitto, d'Israele e del Mali. Continua la contrapposizione tra il presidente Morsi e il movimento di piazza Tahrir con il preoccupante rafforzamento dell'esercito che sta rendendo la terra dei Faraoni un vero e proprio stato di polizia.
Israele da parte sua vive un parziale disgelo con l'Autorità Nazionale palestinese, anche se proprio per la Cisgiordania raccoglie una condanna da parte della comunità internazionale mentre agisce in modo non molto chiaro nei cieli dell'arcinemesi siriana.
Resta infine il Mali che vede l'irresistibile avanzata della coalizione franco-maliana sebbene la vittoria a portata di mano non garantirà come in molti scenari simili una completa risoluzione del problema. Buona lettura :)

sabato 26 gennaio 2013

Il mondo ogni settimana - Numero cinque

Nel numero degli Esteri di questa settimana i protagonisti scelti dalla Tana i protagonisti sono Israele, Grecia e Regno Unito. Nel primo caso ci sono ovviamente le elezioni che hanno ridimensionato le ambizioni di Netanyahu che avrà più difficoltà a far confrontare il suo paese con un'area in perenne fermento.
La Grecia si è distinta invece per il lungo sciopero dei dipendenti della metropolitana di Atene che ha scatenato una durissima reazione del governo con una misura d'emergenza che farà senz'altro discutere.
Concludiamo con il governo conservatore di David Cameron che nella sua oscillazione tra timido europeismo e pulsioni isolazioniste ha seminato malcontento sia nell'Unione che in America. Buona lettura ;)

sabato 22 dicembre 2012

Il mondo ogni settimana - Numero due

Torna la rubrica settimanale degli Esteri, che viene spostata definitivamente il sabato in quanto mi sembrava piuttosto anomalo chiudere la panoramica di giovedì.
Per la Tana i protagonisti di questa settimana sono gli Stati Uniti, l'Egitto, il Giappone e una menzione speciale per l'India che ci riguarda da vicino.
Buona lettura :)


venerdì 14 dicembre 2012

Il mondo ogni settimana - Numero uno

Nasce oggi una piccola rubrica che uscirà ogni venerdì e sarà dedicata ai fatti più salienti avvenuti nel mondo dal sabato al giovedì precedente.
L'idea nasce dall'esigenza di dedicare i post più corposi ad approfondimenti esteri più originali e stimolanti invece di rincorrere le notizie col risultato di scrivere dei pezzi a volte troppo anonimi.
In questo modo spero di conciliare la copertura della maggior parte degli sviluppi internazionali con un dibattito di maggior spessore.
I protagonisti di questa settimana secondo la Tana sono la Corea del Nord, la Siria e il Venezuela. Ma andiamo con ordine.

venerdì 30 novembre 2012

Palestina - Un giocatore chiamato Abu Mazen

Abu Mazen come ogni buon politico che vuole lasciare il proprio segno nella storia, aveva proprio bisogno di questo voto dell'Onu. Finora l'erede di Yasser Arafat aveva raccolto soltanto perplessità e sconcerto per una leadership corrotta e apparentemente incapace di rispondere a tono alle prevaricazioni del vicino israeliano. E che secondo qualcuno avrebbe favorito indirettamente l'ascesa del gruppo più radicale di Hamas, che con i suoi lanci di razzi da Gaza e le conseguenti rappresaglie israeliane avrebbe riportato il processo di pace indietro di decenni. L'attesa per giovedì era perciò trepidante.

mercoledì 28 novembre 2012

Palestina - Arafat, il mistero di un mito

Ictus o Polonio-210? Che cosa ha davvero ucciso otto anni fa Yasser Arafat, lo storico leader dell'OLP in quel centro medico di Parigi dove era stato ricoverato d'urgenza pochi giorni prima di morire? Un'equipe di specialisti francesi, russi, svizzeri e palestinesi ha appena riesumato la salma a Ramallah, in Palestina, per rispondere ad un interrogativo che sta perseguitando i palestinesi da quando hanno perso quello che era divenuto per loro e per il mondo intero il simbolo per eccellenza della loro causa.

martedì 20 novembre 2012

Gaza - Il pugno sulle formiche

Dopo un'anno e mezzo di chiusura a riccio dovuta alla lunga stagione d'incertezza regionale, lo stato israeliano ha finalmente ripreso l'iniziativa, anche purtroppo lo fa ancora una volta con un uso spropositato della violenza. E se la prende di nuovo con Gaza, che a sei giorni dall'inizio dell'operazione Colonna di Nuvole (nome poetico per descrivere quello che è in sostanza un fitto bombardamento) ha registrato un centinaio di vittime e almeno settecento feriti. Inoltre lo schieramento di migliaia di truppe israeliane al confine con la Striscia lascia presagire addirittura un'imminente campagna via terra.

martedì 2 ottobre 2012

Il bluff di Hormuz


Ad un mese dall'Election Day che annuncerà al mondo quale America verrà nei prossimi quattro anni, il Medio Oriente continua ad affilare le sue armi in vista dello scontro finale tra Israele e Iran. I tamburi da guerra questa volta li ha suonati per primo il premier israeliano Netanyahu, il quale all'Assemblea delle Nazioni Unite è tornato a paventare la minaccia nucleare degli ayatollah servendosi anche di una bomba disegnata su un foglio. L'avvertimento non poteva essere più esplicito: se l'Iran dovesse raggiungere (e non mancherebbe poco) uno stadio sufficientemente avanzato per realizzare un'arma atomica, la comunità internazionale avrebbe il dovere di rompere ogni indugio e lanciare una rappresaglia anche militare.
La controparte ovviamente non ha mancato di rispondere per le rime sia ad Israele che agli Stati Uniti, protagonisti nei giorni scorsi di un'esercitazione navale congiunta con i loro alleati nello stretto di Hormuz, corridoio su cui passa una buona fetta del traffico d'idrocarburi mondiale che Teheran ha minacciato più volte di bloccare. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo, appunto, un mare.
In realtà la partita degli stretti è meno decisiva di quanto si possa pensare. Da una parte le petromonarchie stanno valutando percorsi alternativi come oleodotti e simili. Inoltre, lo stesso Iran non avrebbe nulla da guadagnarci perché la mossa non solo fornirebbe il casus belli perfetto per un attacco occidentale, ma irriterebbe alcuni dei suoi maggiori alleati tra cui la Cina, che non vedrebbe di buon occhio la destabilizzazione di una fonte di rifornimento così importante.
Una guerra tra Israele e Iran insomma difficilmente dovrebbe passare per questo tratto di Golfo persico, dove più che incrociare le armi si preferisce sondare lo sguardo dell'avversario per indovinare la sua determinazione. La strada per il conflitto ad ogni modo potrebbe aprirsi in maniera non meno ambigua di questo teatro...

mercoledì 29 agosto 2012

L'inferno di sabbia


Una casta d'intoccabili, questo viene da pensare sui militari israeliani dopo la sentenza della corte di Haifa riguardo a Rachel Corrie, attivista per la causa palestinese uccisa nel 2003 da un bulldozer intento a demolire le abitazioni di alcuni palestinesi nella striscia di Gaza. Oltre a scagionare i responsabili dell'episodio le parole del tribunale suonano prive di tatto, perché in sostanza dicono che la Corrie se la sarebbe andata a cercare.
Questo la dice lunga sulla situazione che governa questo fazzoletto di terra, indipendente sulla carta ma profondamente condizionato dal vicino israeliano, il quale pur non occupandolo direttamente (dal 2005 s'intende) lo sottopone a severissimi controlli temendo le infiltrazioni dei militanti di Hamas che qui sono molto più radicali rispetto alla più placida (perché meglio controllata) Cisgiordania. 
In entrambi i territori comunque gli abusi degli occupanti diretti o indiretti restano sostanzialmente impuniti con gravissime conseguenze soprattutto per gli abitanti della striscia, il cui livello di vita ha raggiunto livelli già intollerabili ed è destinato a peggiorare se dobbiamo dar retta all'ultimo rapporto dell'Onu, che prevede sarà un posto invivibile nel giro di soli dieci anni. La forza bruta avrà pure schiacciato degli scontenti come Corrie, ma non potrà mai far tacere questo dramma in eterno...