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mercoledì 5 febbraio 2014

Niger - L'ultimo baluardo prima della catastrofe subsahariana


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È incredibile come sia riuscito a reggere nonostante fosse circondato da nemici sprofondati nel caos. Stiamo parlando del Niger, paese subsahariano che confina con fronti caldi come la Libia, il Mali e la Nigeria.
Eppure la sua stabilità non dev'essere data per scontata, prima di tutto perché il popolo nigerino non è meno povero o diviso di chi ha avuto più sfortuna di lui. Ma anche perché se Niamey dovesse collassare per effetto di questi fattori le conseguenze geopolitiche sarebbero a dir poco devastanti.

venerdì 6 dicembre 2013

Repubblica Centrafricana - Hollande e la Francia neoimperiale

Prima gli affari e poi la guerra. Dopo aver accolto centinaia di imprenditori francesi e africani a Parigi per discutere di cooperazione economica, il presidente François a Hollande torna infatti ad indossare il tricorno per lanciare una nuova "campagna umanitaria" in Africa, questa volta nella Repubblica Centrafricana che dalla caduta del presidente François Bozizé lo scorso marzo è precipitata in un caos ormai fuori controllo.
Un Eliseo (Sarkozy o Hollande, il colore politico nn cambia la sostanza) che si presenta molto più guerrafondaio del peggior Bush jr. se consideriamo che questo è il quarto intervento armato negli ultimi due anni e mezzo dopo la Costa d'Avorio, la Libia e il Mali che nel migliore dei casi hanno prodotto in questi paesi finora 'solo' uno stallo politico.

sabato 2 febbraio 2013

Il mondo ogni settimana - Numero sei

I protagonisti di questa settimana della Tana appartengono tutti al mondo arabo e mediorientale visto che si tratta dell'Egitto, d'Israele e del Mali. Continua la contrapposizione tra il presidente Morsi e il movimento di piazza Tahrir con il preoccupante rafforzamento dell'esercito che sta rendendo la terra dei Faraoni un vero e proprio stato di polizia.
Israele da parte sua vive un parziale disgelo con l'Autorità Nazionale palestinese, anche se proprio per la Cisgiordania raccoglie una condanna da parte della comunità internazionale mentre agisce in modo non molto chiaro nei cieli dell'arcinemesi siriana.
Resta infine il Mali che vede l'irresistibile avanzata della coalizione franco-maliana sebbene la vittoria a portata di mano non garantirà come in molti scenari simili una completa risoluzione del problema. Buona lettura :)

sabato 19 gennaio 2013

Il mondo ogni settimana - Numero quattro

Eccoci con il consueto appuntamento settimanale delle notizie dal mondo. I protagonisti che la Tana ha scelto in questa settimana sono innanzitutto l'Algeria per lo spettacolare quanto controverso sequestro in un impianto energetico che funge da esplicita rappresaglia per l'intervento occidentale nel Mali.
Seguono gli Stati Uniti che dopo la serie di stragi e assalti in varie città del paese sembrano determinati ad applicare un controllo molto più severo delle armi.
Torna infine il Pakistan che vede un aumento dell'incertezza politica per l'ordine d'arresto del premier Ashraf. Buona lettura :)

giovedì 17 gennaio 2013

Francia - Hollande, alla ricerca del consenso perduto

Una delle ragioni che hanno spinto i francesi a bocciare Nicolas Sarkozy nelle ultime presidenziali era il protagonismo fine a se stesso del presidente, con l'aggravante di aver subordinato la Francia all'egemonia tedesca senza riuscire per questo a proteggere la Francia dalla crisi economica. Forse anche per questo lo sfidante François Hollande aveva scelto come slogan elettorale 'Un presidente normale', evocando una sobrietà che avrebbe riportato Parigi al posto che le spetta. E allora perché a meno di un anno dal voto il nuovo presidente è già in caduta libera nei sondaggi?

sabato 12 gennaio 2013

Il mondo ogni settimana - Numero tre

Dopo la pausa natalizia torna finalmente la rubrica settimanale degli Esteri, scusandomi in anticipi per il madornale vuoto di due settimane.
I tre paesi che la Tana sceglie come protagonisti di questa settimana sono il Venezuela che ha visto la replica del mistero di Los Roques e vive l'incertezza della presidenza Chavez. Segue la Francia che si appresta a intervenire nel disastrato scenario del Mali ed è stata teatro di un misterioso omicidio che risuona fino alle montagne dell'Anatolia. E concludiamo infine con il Pakistan che inizia purtroppo il 2013 con una serie di tensioni interne ed anche esterne. Buona lettura. ;)

mercoledì 19 dicembre 2012

Mali - Dalla democrazia all'anarchia

Tutti contro tutti. Bastano tre parole a descrivere gli sconvolgimenti che in un anno hanno quasi spazzato via l'entità statale un tempo conosciuta come Repubblica del Mali. A rendere le cose più difficili è il numero degli attori in campo sono tanti e il fatto che alcuni di loro non sono neppure collocabili in uno schieramento ben definito. Dimentichiamoci il lusso di uno scontro bipolare, perché ci troviamo piuttosto davanti un'epidemia che ha seminato ovunque il caos e ha trasformato quello che era considerato un modello di democrazia regionale in un vero buco nero.

venerdì 14 dicembre 2012

Il mondo ogni settimana - Numero uno

Nasce oggi una piccola rubrica che uscirà ogni venerdì e sarà dedicata ai fatti più salienti avvenuti nel mondo dal sabato al giovedì precedente.
L'idea nasce dall'esigenza di dedicare i post più corposi ad approfondimenti esteri più originali e stimolanti invece di rincorrere le notizie col risultato di scrivere dei pezzi a volte troppo anonimi.
In questo modo spero di conciliare la copertura della maggior parte degli sviluppi internazionali con un dibattito di maggior spessore.
I protagonisti di questa settimana secondo la Tana sono la Corea del Nord, la Siria e il Venezuela. Ma andiamo con ordine.

mercoledì 21 novembre 2012

Limes 5/12: Fronte del Sahara

Dopo la lunga pausa estiva e due speciali è uscito finalmente il nuovo numero di Limes, dedicato ad una regione molto calda non solo dal punto di vista ambientale, ma negli ultimi tempi anche di quello geopolitico: il Sahara. Come abbiamo avuto modo di parlare anche nella nostra Tana, esistono infatti parecchi dossier nella regione che fanno grattare il capo alle cancellerie internazionali: dalla disintegrazione del Mali al pericolo miliziano in Libia, passando per l'instabilità algerina e poi Marocco, Mauritania, i due Sudan fino alla Somalia e alle fragili democrazie subsahariane.

mercoledì 4 aprile 2012

I predoni del Mali


Nelle ultime settimane lo stato di salute del Mali si è aggravato in maniera preoccupante. L'offensiva dei Tuareg nel nord del paese ha guadagnato infatti parecchio terreno, riuscendo a strappare al controllo governativo le importantissime città di Gao, Kidal e la leggendaria Timbuktu che, escludendo una manciata di località ancora sotto assedio, conferiscono ai ribelli il pieno controllo di quello che dovrebbe essere il nuovo stato dell'Azawad. Questo è l'obiettivo principale del Movimento per la liberazione dell'Azawad, formato per la maggior parte da ex-soldati della Libia di Gheddafi che hanno fatto tesoro della loro esperienza e dell'arsenale che si sono portati dietro per lanciare un'operazione sorprendentemente rapida (appena tre mesi) ed efficace.
Nonostante la portata delle recenti conquiste non v'è stata alcuna dichiarazione d'indipendenza, neanche dopo che il potere nella capitale Bamako è collassato per il rovesciamento del Presidente Touré da parte di alcuni militari che lo consideravano inadatto ad affrontare la crescente emergenza. Ora il capo della giunta militare salita al potere, Amadou Sanogo, si è affrettato a rassicurare che il paese tornerà in tempi brevi alla legalità costituzionale sempre che, così ha lasciato intendere, la comunità internazionale accolga la sua richiesta di una forza di pace in soccorso alle truppe maliane contro i rivoltosi delle province settentrionali.
Sfortunatamente per lui gli interlocutori disponibili non sembrano particolarmente entusiasti di tendere la mano: da una parte l'Occidente mostra irritazione per un colpo di stato militare giudicato illegittimo, mentre la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale ci è andata molto più pesante imponendo al Mali un embargo totale e minacciando persino un intervento diretto per restaurare l'ordine politico. Davvero incoraggiante, non c'è che dire, il che rende il futuro di ciò che resta del Mali e di una regione che nella povertà e il disordine può essere terreno fertile per gli islamisti (si veda il caso dei Boko Haram nigeriani) precario quanto il deserto che avanza...



lunedì 12 marzo 2012

L'Africa a pezzi


La triste vicenda dell'ingegner Lamolinara non fa certo onore all'Italia che, per quanto assurdo possa sembrare, nonostante avesse un connazionale tra gli ostaggi detenuti in Nigeria non è stata coinvolta minimamente da chi si preparava a liberarli. Sarà che il Belpaese non brilla più da molto nelle questioni internazionali, per parlare dell'assenza di una qualsiasi visione strategica, e la controversia dei maro' in India è un'ulteriore conferma di tale percezione. Non va comunque meglio a chi come la Gran Bretagna cerca sempre di giocare un ruolo da protagonista, raccogliendo però dei risultati a volte discutibili come è accaduto nel fallimentare tentativo di salvare Lamolinara e il suo collega inglese dalle grinfie della setta islamica dei Boko Haram.
Questo non è solo di uno dei tanti rapimenti in stile Al-Qaeda, perché negli ultimi anni la Nigeria sta assistendo ad un crescendo di violenza (come gli attentati dello scorso Natale e molto altro hanno dimostrato) che vede opposti i Boko Haram al Presidente di etnia cristiana Goodluck Johnatan. Fu proprio l'elezione di quest'ultimo a spostare pesantemente il baricentro politico del paese verso il sud ricco di petrolio, lasciando buona parte della popolazione interna nel dubbio se fidarsi o meno di un governo dominato da quegli stessi gruppi cristiani che hanno aderito al Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (Mend) e che non usano meno violenza quando si tratta di sedare il malcontento con l'Esercito.
A fare compagnia alla Nigeria purtroppo ci sono molti altri paesi. Qualche giorno fa si è già parlato della difficile situazione nel Sud Sudan e le recenti provocazioni di Al-Bashir, che si dice disposto addirittura a reggere il confronto con l'America, non lasciano intravedere una soluzione imminente. Molto più ad ovest abbiamo invece il Mali che sta subendo l'avanzata dei separatisti tuareg, i quali dopo l'occupazione di diverse città nelle regioni più orientali si accingono a riconquistare Tessalit, consolidando così il loro controllo sull'area.
Dall'altra parte del continente abbiamo invece l'esito non proprio entusiasmante della conferenza di Londra sulla traballante Somalia. Qui gli interessi dei partecipanti purtroppo sembravano più orientati a mantenere il controllo della questione pirateria e a tutelare gli approvvigionamenti energetici che a gettare solide fondamenta in una compagine statale sull'orlo della dissoluzione. Un rischio che in Libia invece è meno grave, ma comunque presente visto che la scorsa settimana il Consiglio nazionale di transizione si è visto richiedere da Bengasi una maggiore autonomia per la Cirenaica, dove abbondano pozzi petroliferi e milizie disposte ad insistere con le armi qualora le parole non dovessero bastare. Altro che primavera araba da queste parti.