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venerdì 15 marzo 2013

India - La partita tra marò e Finmeccanica

L'unico a rimetterci in questa storia sembra essere il nostro povero ambasciatore in India, Daniele Mancini. Per aver violato la parola data al governo indiano sul secondo ritorno in Italia dei due marò, Mancini rischierebbe infatti una detenzione di tre anni, ma visto che gode della protezione diplomatica se la potrebbe cavare con un'espulsione che non gli risparmierebbe comunque una macchia indelebile sulla sua carriera. Tutto ciò mentre dietro le rimostranze di rito dei due Paesi, i fantocci dati alle fiamme dai pescatori nel Kerala e il dibattito nel Belpaese sulla correttezza o meno del nostro governo si nasconderebbe in realtà un tacito scambio tra i due fucilieri di marina e un'indagine della giustizia indiana contro Finmeccanica. Sarà davvero così?

giovedì 14 febbraio 2013

Italia - Legge 40, matrimoni gay: c'erano una volta i diritti civili...

Cosa c'entra la Corte di Strasburgo con il Festival di Sanremo? Non molto se non fosse per due questioni che sono state sollevate a poche ore l'una dall'altra: la legge 40 sulla procreazione assistita e i matrimoni gay. In una campagna elettorale ossessionata da Imu, tasse, scandali aziendali e voto utile esiste infatti un aspetto della politica che è stato parecchio trascurato, per non dire dimenticato nel dibattito politico. Che fine hanno fatto i diritti civili?

venerdì 7 dicembre 2012

Italia - La rivalsa di Berlusconi

Dopo aver ceduto la scena alla lunga campagna delle primarie del Pd, Berlusconi sembra essersi deciso a calare finalmente le sue carte. E vuole farlo con una mossa che scuote l'intero equilibrio politico e con esso anche il governo Monti.
Se l'astensione del Pdl al voto di ieri pomeriggio al Senato sul decreto Sviluppo e sul dl Regioni alla Camera non crea ancora le condizioni per una crisi di governo, la mossa non esclude uno strappo più profondo che i mercati non hanno tardato a presagire.

lunedì 5 novembre 2012

La proprietà e la libertà


Ieri sono usciti i primi dati sulla seconda rata dell'IMU e i rincari che si prospettano sono a dir poco stratosferici con punte del 2.000% in più per un affitto con contratto concordato a Venezia! Gli effetti di questo nuovo aggravio fiscale non risparmierà proprio nessuno: dai proprietari di immobili agli affittuari, dai negozianti alle imprese. E tranne quei pochi privilegiati che reggono bene nonostante la crisi, il colpo per tutti gli altri potrebbe compromettere la situazione in modo irreversibile.
A tale proposito mi veniva da riflettere su un aspetto importante che sta alla base della nostra moderna democrazia e che il crescente peso fiscale sta seriamente minacciando: il rapporto tra proprietà e libertà individuale. Tutte le rivoluzioni moderne, quelle almeno che hanno avuto un successo duraturo, sono partite infatti da una borghesia che aspirava a disporre più liberamente delle proprie risorse e per affrancarsi così da un potere che grazie al suo predominio/monopolio era in grado di dettare le condizioni che andavano esclusivamente a suo vantaggio.
La progressiva liberalizzazione della società e il conseguente diffondersi della proprietà privata sono andati di pari passo con lo sviluppo della democrazia, poiché il grado di efficienza di quest'ultima era direttamente proporzionale alla redistribuzione delle risorse. Una redistribuzione che non potrà mai essere perfetta, ma che deve garantire al cittadino quel minimo che gli serve per condurre un'esistenza dignitosa tra cui rientra appunto la casa. Chiunque dispone della sicurezza di un tetto e del cibo può infatti occuparsi di questioni più complesse e avere un ruolo più attivo in una società contribuendo a ridiscuterla ed eventualmente a migliorarla.
Chi si vede privato di un tetto perché troppo oneroso da mantenere a causa delle tasse e affitti saliti alle stelle al contrario si vedrà costretto dalla necessità ad essere sempre più dipendente da soggetti più forti (banche, strozzini o datori di lavoro senza scrupoli), ai quali basterebbe sventolare lo spettro della povertà in faccia ai loro creditori per tenere a bada qualsiasi contestazione. E ciò consentirebbe a pochi di mantenere un vantaggio che non si riduce a chi ha una Ferrari e chi si deve accontentare di una Panda, ma va anche a scapito dell'indipendenza di coloro che solo per sopravvivere si vedono intrappolati in questa sorta di ricatto.
Risanare il settore bancario in crisi di liquidità è senza dubbio una delle priorità che ci chiede l'attuale situazione, ma minare troppo alla sostenibilità del singolo rischierebbe d'invertire buona parte di quello che abbiamo conquistato nel processo democratico. E ciò alla lunga restringerebbe anche il mondo economico, il quale destinerebbe il meglio delle sue risorse ad una clientela formata prevalentemente di super ricchi, un po' come funzionava nell'ancien régime quando coloro che più somigliavano al consumatore di oggi erano degli aristocratici...

lunedì 29 ottobre 2012

I vespri grillini


La Sicilia come banco di prova dell'Italia, c'è chi lo pensa per sperimentare nuove alleanze (Pd e Udc) e chi per proseguire nella sua conquista del paese (Movimento 5 Stelle). Il risultato, che smentisce in parte gli sconvolgimenti annunciati dagli exit poll di ieri sera e per questo ho preferito ignorare fino all'uscita di dati più concreti, ha nondimeno una portata significativa e conferma alcuni aspetti che stanno caratterizzando il mondo politico dell'era Monti.
Da una parte convince l'ala moderata del Pd (viste anche le pessime prestazioni di Sel e Idv) a cementare la sua alleanza con Casini all'insegna di una grigia continuità con il governo dei tecnici. In secondo luogo incoraggia senza eccessivi trionfalismi (il candidato è arrivato terzo, ma il partito è il primo in assoluto) la crescita dei grillini che forse potranno far tesoro della buona prestazione per maturare la loro offerta politica. Le elezioni suonano infine quasi una campana a morto per quel Popolo delle Libertà che probabilmente sconta la debolezza di Alfano, il quale non puntava certo a replicare il frastornante 61 a 0 di dieci anni fa, ma quel misero 12% in mano gli fanno rischiare seriamente il posto senza che vi siano dei sostituti degni di nota, tanto meno il vecchio leone di Arcore che con le sue sfuriate gratuite avrà lasciato anche il suo zampino nella disfatta.

giovedì 18 ottobre 2012

Uniti per la pace?


Lo ammetto, non so ancora se devo interpretare il Premio Nobel per la pace conferito all'Unione Europea come un gesto d'incoraggiamento o di sottile ironia scandinava. Analizzando le ragioni del comitato viene da chiedersi se la decisione non sia arrivata con almeno dieci anni di ritardo e per giunta in un momento che non potrebbe essere più dissonante.
Non c'è dubbio che l'Unione abbia promosso la stabilità del continente favorendo la tanto agognata riconciliazione franco-tedesca e l'avanzamento della democrazia in un vicinato (l'Europa orientale e prima di essa anche Grecia, Spagna e Portogallo) che in tempi non troppo lontani non godeva di piene libertà. Una missione che continua ancora in quel crepaccio balcanico dove la nostra guerra civile era iniziata quasi un secolo fa e dove si spera vi siano state consumate le ultime braci.
C'è però l'altra faccia della medaglia. Quella di un'Europa che spaventa i popoli, i quali si sentono vessati da sacrifici che un'autorità invisibile gli impone scavalcando i governi eletti, la cui impotenza o incompetenza arriva a destabilizzare la società come sta accadendo nella disputa tra Spagna e Catalogna. O facendo il gioco di quei populismi che non quando si parla di casa europea non vi vedono un veicolo d'integrazione, ma uno strumento al servizio di una cerchia inafferrabile.
Per fortuna la maturità degli elettori ha contenuto finora l'avanzata di rigurgiti come Alba Dorata, ma non possiamo illuderci che ciò possa durare in eterno. Gli europei hanno bisogno innanzitutto di essere rassicurati e di capire che restare insieme è un punto di forza, non condividere un'ipoteca sul proprio futuro. L'ultima lite tra Angela Merkel che insiste sull'unione dei bilanci contro François Holland che preme invece per l'unione delle banche rivela quanto nonostante i buoni propositi si continui a perdere tempo in vuote polemiche.
A mio parere la soluzione francese sarebbe quella più adeguata (meglio tenere a bada un settore bancario vulnerabile prima di pensare ai bilanci), ma gli interessi che stanno dietro a questa differenza di vedute ostacolano il raggiungimento di qualunque soluzione duratura. Il bello è che a forza di abbandonarsi a lungaggini del genere i mercati prima o poi fiuteranno l'aria che tira, ricominciando di conseguenza a far salire lo spread con annessi sacrifici, tasse e compagnia bella. E alle prossime elezioni difficilmente gli elettori avranno ancora voglia di essere maturi...

martedì 16 ottobre 2012

L'onda anomala dei rottamatori


L'ultima trovata di Beppe Grillo ha sicuramente stupito tutti. Attraversare a sessantaquattro anni suonati lo stretto di Messina a nuoto è un evento che non passa inosservato e una copertura mediatica del genere per un aspirante politico come lui è oro colato. Fa riflettere piuttosto la natura dell'impresa che non ha evitato accostamenti con dubbi predecessori come Benito Mussolini e Mao Zedong, i quali per galvanizzare un popolo perennemente insicuro usavano di tanto in tanto cimentarsi in prove di forza che il più delle volte erano orchestrate a tavolino.
Ora qui non si sta negando la genuinità dell'epica traversata grillina (dopotutto è stato costantemente monitorato), quanto il significato della stessa che paragonerei ad un roboante fuoco d'artificio destinato a non lasciare granché una volta passato il botto. Si tratta senz'altro di un'ottima apertura per la campagna del Movimento 5 Stelle nell'isola, ma a sei mesi dalle elezioni non si riesce ancora a capire che programma abbia in mente chi è ormai il secondo partito in Italia. L'ammissione dello stesso Grillo che votare per i suoi candidati è un salto nel buio è un'apprezzabile sincerità, ma lascia anche perplessi sull'effettiva capacità di questa corrente di rinnovare profondamente il paese.
Prosegue nel frattempo il disfacimento del Pdl lungo tutta la penisola con il Lazio che ha passato la palla all'eccellente Lombardia, mentre Berlusconi facendo sfoggio di un vero esercizio di stile si dice disponibile a "non candidarsi". Continua anche la corsa alle primarie del Partito Democratico che vede opposti i soliti Bersani e Renzi, più il terzo incomodo Nichi Vendola che potrebbe essere utile per drenare voti preziosi al sindaco di Firenze che l'attuale segreteria considera troppo radicale. Anche qui di programmi e idee concrete neanche l'ombra, e adesso stiamo parlando del primo partito, il che può essere leggermente scusabile finché non si avranno queste importanti consultazioni sul nuovo vertice. Dopo chissà...

martedì 25 settembre 2012

Il sonno dei partiti


A sei mesi dalle prossime elezioni il panorama politico italiano non si smentisce mai. Poteva la scena essere dominata dai programmi dei rispettivi schieramenti, da un confronto sull'Italia finalmente fuori dal semi-commissariamento in cui ci troviamo? Macché, molto meglio gli scandali di cui ci piace tanto discutere in compagnia per sfogarci tutti assieme contro una classe dirigente che per colpa del suo marciume è causa di ogni nostro mal.
Ironia a parte, le ultime indiscrezioni sulla giunta regionale del Lazio e sugli espedienti che pochi volponi (tra cui il simpatico signore nella foto) hanno escogitato per far cassa e stravizi non fanno che allargare il solco già enorme con gli elettori. I quali non capiscono perché devono accettare tutti i tagli e le scuri fiscali votati da chi non ha nessuna voglia di condividere le stesse responsabilità e anzi approfitta della sua posizione per arricchirsi in modo che la crisi attuale rende ancora più sfacciato.
I partiti possono parlare di pulizia quanto gli pare, ma l'impressione generale è che preferisca lasciare il timone in mano ai tecnici per godere in pace le rendite acquisite. Manca qualsiasi piano serio per il futuro e persino la novità grillina, che aveva riacceso una certa eccitazione alle scorse amministrative, pare esser stata contaminata dallo spirito litigioso dei suoi contendenti, tradendo una debolezza che potrebbe comprometterne le aspirazioni. E che dire dei partiti maggiori come il Pdl sull'orlo della disintegrazione?
Detesto ripetermi, ma la realtà finora non ha fatto molto per smentirmi: non esiste ancora una formazione che si possa definire credibile a governare questo paese nel dopo-Monti. C'è un vuoto di idee preoccupante confermato dal fatto che gli italiani, nonostante il malessere dovuto alle scelte dell'attuale esecutivo, continuano a preferire un governo tecnico a uno guidato dai leader a disposizione (Renzi e Grillo compresi). Il governo dei professori sarà anche più competente, ma ciò non giustifica il continuare a vivere altri cinque anni in un paese senza dibattito. Se i partiti non si sbrigano a uscire dal loro torpore ne andrà della salute della nostra democrazia...

lunedì 27 agosto 2012

Tanto fumo


L'estate volge lentamente al termine e i partiti si preparano per le grandi manovre dell'autunno. Non si sa ancora se Monti arriverà davvero alla fine del suo mandato, ma intanto è iniziato il warm-up di una campagna elettorale che si annuncia straordinariamente disarmante. A dire il vero neanche le ultime elezioni hanno suscitato particolare entusiasmo, altro che la suspense del 2006, e se non fosse per il terzo incomodo dell'Movimento 5 Stelle a sconvolgere un'equilibrio quasi ventennale ci sarebbe ben poco di cui appassionarsi.
Detto questo per ora le novità sono esaurite. Torna infatti il solito vizietto della nostra politica, ma altrove non è poi così diverso, che è quello di denigrare/demonizzare/svilire l'avversario al limite del puerile. Del resto è più semplice far battere il cuore degli elettori con il disprezzo che al palpito sognante di un'idea o un progetto sul futuro. Non si trova infatti un solo partito che abbia scelto di puntare su questo genere di concretezza tra un Pd spaccato tra walking dead e rottamatori, un Pdl sonnambulo e nostalgico del caro leader, la Lega e Sel messi all'angolo e un M5S che dopo i clamori delle elezioni parmigiane sembra essere scoppiato come la solita bolla mediatica e al momento lascia il segno soltanto con gli insulti del suo leader. Proprio una ventata d'aria fresca...

giovedì 9 agosto 2012

Patrimonio alla deriva


La cultura in Italia si sa è ospite fisso, ma non tanto gradito a giudicare dalla trascuratezza con cui viene trattata. Non solo ma quando si tratta di far quadrare i conti i governi italiani non esitano a svendere i beni pubblici, togliendosi in un sol colpo l'onere di conservarli e di amministrarli ma destinando così una risorsa che ci dovrebbe far prosperare nelle mani di chi potrebbe far meglio o molto peggio.

Stando agli ultimi piani per tagliare il debito, e rassicurare i mercati impauriti da qualche furbetto della City o di New York che non vede l'ora di assistere all'implosione dell'Europa, il governo Monti non dovrebbe far eccezione. A fare coppia con l'ennesima umiliazione del nostro più grande patrimonio i drammatici sviluppi sugli incendi che stanno arroventando mezza Italia, i quali nella maggior parte dei casi sono purtroppo di origine dolosa per la gioia degli speculatori edilizi. Anche qui insomma il patrimonio del Belpaese, questa volta naturalistico, val bene un ricco guadagno senza scrupoli...

domenica 1 luglio 2012

Assalto alla cancelliera


La stampa e i media si sono affrettati a celebrare quella che pare una doppia riscossa del nostro paese nei confronti della Germania. Prima di tutto l'ennesima, almeno nelle competizioni ufficiali, e meritatissima vittoria della nazionale di calcio contro i tedeschi nella semifinale degli Europei. Affiancata il giorno dopo dal cosiddetto trionfo di Mario Monti (oltre che dello spagnolo Rajoy e del francese Hollande) nell'ultimo vertice europeo.
Che questo segni l'avvento della tanto attesa coalizione mediterranea negli equilibri dell'Unione è ancora presto per dirlo e al risultato mancano comunque all'appello gli Eurobond. Ma e' sicuramente finita l'era del rigore a tutti i costi, anche a scapito della crescita, che secondo quanto concordato in questi giorni dovrebbe godere di un fondo salva stati per gli stati più virtuosi (come l'Italia o la Spagna, appunto), da una maggior ruolo della Bce come garante e, questa sì che sarebbe un'importante novità, dall'introduzione dell'agognata Tobin Tax sulle transazioni finanziarie. Un buon inizio, purché non siano i soliti annunci da burocrati che poi cadono nel vuoto...

giovedì 28 giugno 2012

Un'italica volontà di potenza


Qualche giorno fa il governo Monti ha osato chiedere ai deputati di lavorare anche d'agosto, i quali nonostante l'urgenza del momento e il fatto che già in condizioni normali non siano campioni d'assiduità, hanno minacciato di alzare le barricate. Molti diranno che questo non è che l'ennesimo capriccio di un mondo  dall'etica distorta che invece di andare al centro del problema preferisce misurarsi nella dialettica dell'inutile.
Ne è una prova la rinnovata offensiva dell'ex-premier Berlusconi sul presidenzialismo, una battaglia strumentale a quello che vuole essere un suo ritorno in piena regola nella politica. Non più come primo ministro, non dopo il capitombolo dello scorso autunno e la consacrazione quasi definitiva del delfino Alfano, ma direttamente al soglio del Quirinale. Il coronamento di prestigio della sua carriera, ancora meglio se da sostanziale ruolo di rappresentanza si passasse con apposita riforma a disporre di qualche potere come le controparti francese o americane.
Altro che riforma del mercato finanziario o lo studio di misure per favorire la crescita e l'occupazione: è di presidenzialismo che abbiamo bisogno. Proprio una politica saggia e lungimirante. Il bello è che ormai mancano pochi mesi prima che questo modo di ragionare e i suoi rappresentanti facciano il loro trionfante ritorno.

giovedì 19 aprile 2012

L'affanno della politica


C'è una guerra in corso nelle democrazie occidentali, una guerra molto atipica visto che ad affrontarsi non sono due eserciti in carne ed ossa, ma due scienze come la finanza e la politica. Non si tratta proprio uno scontro ad armi pari, poiché uno dei contendenti (la politica) ha tempi e modalità decisamente più lenti dell'altro (la finanza). Col risultato che il governo fatica a correggere le storture lasciate dal frenetico passaggio dell'avversaria e allo stesso tempo la rapidità nonché il peso degli interventi accrescono a livelli insostenibili l'insofferenza sociale.
Ma uno sviluppo del genere è inevitabile per un esecutivo che si preoccupa soprattutto di tranquillizzare il sistema bancario-finanziario, che nella sua ricerca sfrenata del profitto non solo ha scatenato l'attuale crisi economica ma è diventato talmente complesso e volatile (buona parte delle operazioni finanziarie sono svolte ormai da sistemi automatizzati che superano la capacità di elaborazione umana) da essere quasi inafferrabile.
Al confronto la politica, con i suoi iter parlamentari lunghi e combattuti, sembra una tartaruga che insegue una saetta. E ancora peggio si muove la società che si vede continuamente caricata di tasse e di riduzioni dello stato sociale che magari sono ormai insufficienti per un andamento già superato dello spread o del rating. E fino a quanto potrà la politica, e con lei la società, reggere questa competizione? Il trionfo della finanza non è proprio il risultato su cui valga la pena scommettere...

sabato 7 aprile 2012

Le macerie della Seconda Repubblica


Ultimamente non mi sono soffermato molto sulla politica italiana, ammetto che preferisco discutere di questioni internazionali o altro, ma non potevo evitare di spendere qualche parola su quello che sta succedendo in questi giorni. Con la caduta di Bossi forse si chiude del tutto il sipario su un mondo politico che, nel bene o nel male, ha dominato la scena politica degli ultimi vent'anni: la cosiddetta Seconda Repubblica.
In realtà l'uso del termine è improprio perché invece di designare il passaggio da un tipo di assetto istituzionale ad un altro (come in Francia) si collega agli sconvolgimenti del quadro politico italiano com'è avvenuto ai tempi di Tangentopoli e come sta accadendo dalla caduta di Berlusconi lo scorso autunno al recente caso della Lega.
Con il ritiro di entrambi i suoi patriarchi, e con loro l'alleanza che ne aveva cementato lo schieramento, la destra ne esce letteralmente a pezzi e priva di quella velleità/virilità rivoluzionaria che ha sedotto una parte importante dell'elettorato. Se ne va un pilastro certamente pieno di contraddizioni ed ombre, ma che è stato comunque fondamentale nella dialettica politica e, come si dice sempre in questi casi, nulla sarà più lo stesso.
La Terza Repubblica si apre dunque in uno scenario molto simile, se non peggiore a quello di vent'anni fa: un orizzonte politico scivolato quasi nell'apatia per una destra in piena dissoluzione e una sinistra ancora alla ricerca di una propria identità. Il tutto mentre un governo tecnico fa i salti mortali per arginare un numero che probabilmente non mollerà la presa ancora a lungo. Niente male per un paese a meno di un anno dalle elezioni...

martedì 14 febbraio 2012

Niente lupa olimpica


Per le Olimpiadi del 2020 alla fine Roma non ce l'ha fatta. Ma la città eterna non ha perso l'occasione per esser stata scalzata da una delle altre città concorrenti, tra cui vi sono Istanbul, Tokyo e Madrid. E' lo stesso governo ad non aver dato il suo benestare per un gioco che secondo lui non valeva la candela: troppi costi, troppi rischi e probabilmente un esercito di opportunisti pronto a mettere le mani sull'affarone olimpico.
Ragioni più che comprensibili vista la grave situazione in cui versa la nostra economia, ma resta l'amaro in bocca per una sfida praticamente soffocata sul nascere. Le vicende di Roma 2020 fanno in un certo senso da metafora di un'Italia che dal sereno dei facili ottimismi ha scoperto di colpo delle nuvole che ne hanno spento l'entusiasmo.
Una vetrina come le Olimpiadi non è così futile come molti possono pensare, poiché il progresso di un paese passa anche attraverso questo genere di manifestazioni. Evitando al contempo di fare come Atene che, pur di fare bella figura, ne paga ancora oggi gli enormi costi. E' una lezione sicuramente triste, ma è pur sempre una lezione.

mercoledì 1 febbraio 2012

Il posto fisso? Roba d'antan!


Ultimamente la tana ha aperto un po' a singhiozzo, colpa della mia attenzione rivolta più altrove del solito, e per questo mi scuso in anticipo. Comunque riapriamo con una bella notizia, che tanto nuova non è perché in fondo lo si ripete ovunque: il buon vecchio posto fisso non esiste più. Anzi è qualcosa di spaventosamente antiquato o, come potrebbe dire un ormai attempato cantante nostrano, non è rock.
A dirlo però non sono dei giovani disillusi o i loro genitori altrettanto sconsolati, ma lo stesso il premier Monti che approfitta della questione per riaprire anche la discussione sull'articolo 18. Il succo del suo discorso è che a maggiore flessibilità dovrebbe corrispondere una maggiore accessibilità al mondo del lavoro. Sarebbe pure giusto se non ci trovassimo in un paese arrugginito dal nepotismo e dalla diffusa corruzione, una condizione in cui l'assenza di certe tutele rischierebbe di accentuare ulteriormente le differenze tra chi ha il privilegio della "spinta" e i comuni mortali. Ce n'è di lavoro da fare prima di realizzare i sogni del premier.

lunedì 9 gennaio 2012

Liberalizzazioni all'italiana


Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, ha annunciato che entro la fine del mese ci sarà un'ondata di liberalizzazioni che interesserà praticamente tutti i settori: dalle farmacie ai taxi, passando per l'energia fino ai trasporti e persino la benzina.
A forza di sentire questa parola (liberalizzazione) nella politica quasi non ci si crede più, anche se venendo dalla bocca di un governo tecnico che non deve rendere conto a nessun elettorato, la promessa potrebbe avere un qualche fondamento. E' lecito chiedersi se coinvolgere così tante categorie nello stesso tempo non rischi di attirarsi contro un esercito di corporazioni che finisca per intimidire l'azione di governo. Sempre che non si abbia a che fare con le solite liberalizzazioni in salsa nostrana, vale a dire tanti buoni intenti e pochi risultati.

giovedì 29 dicembre 2011

Lo spread va giù, lo spread va su


I mercati non possono dormire sonni tranquilli, tanto meno i nostri. Nonostante le manovre lacrime e sangue, le borse in leggera ripresa e le svendite di Btp, lo "spread-tiranno" chiude a quota 520 (517 per essere precisi, ma siamo lì) superando il record di ieri e anche dei giorni precedenti. E' come se al malato non venisse concessa la tranquillità necessaria a beneficiare della cura (che godimento poi) che gli viene somministrata.
Non a caso il premier Monti ha sorvolato su quello che potrebbe considerarsi la tolleranza massima di differenziale dal Bund tedesco. Aprendo così le porte al Fondo monetario internazionale e al commissariamento. Tanto rumore per nulla la crisi di governo? Più che altro continuo a chiedermi se sia giusto usare come metro di paragone un titolo che appartiene ad un'economia che nessuno nega sia più affidabile della nostra, ma è pur sempre inserita in un contesto che non vale per l'intera Eurozona, specie dei paesi mediterranei. Ma dell'Europa vogliamo fare una federazione o un'annessione?

giovedì 22 dicembre 2011

La Lega e l'antisistema


La Tana riapre di nuovo dopo due giorni di pausa. Ne approfitto per parlare un po' della Lega Nord, che ieri ha dato spettacolo al Senato con fischi e striscioni che urlavano "Governo Ladro". Questa non è certo una difesa della manovra (ed io non sono certo il primo ad esserne entusiasta), ma m'interessa piuttosto discutere dell'atteggiamento del Carroccio che, finita la stagione di governo, ha scelto di sbandierare apertamente le mai sopite brame secessioniste e slogan ferocemente antipolitici.
Per i leghisti duri e puri questo momento deve rappresentare una sorta di liberazione, avendo dovuto sopportare negli ultimi mesi la comune appartenenza alla casta dell'ex premier Berlusconi. Ma ora che il rapporto con il Pdl si è concluso essi si sentono come purificati dal peccato originale. Poco importa che abbiano tratto enormi benefici da questa alleanza e ne abbiano condiviso le storture: basti pensare ai ministeri del Nord creati magari per sistemare qualche padano poco disposto a calare nel Lazio.
In realtà per loro non è cambiato nulla, non fanno parte dei palazzi nonostante vi fossero dentro appena tre mesi fa. E per recuperare un elettorato sempre più deluso dallo svilimento dello spirito originario, ecco che torna il sogno della Padania Libera, del Parlamento Padano e altre provocazioni di questo genere. Basterà questo però a conservare quel 9% di preferenze che danno i sondaggi o addirittura a rafforzarlo? Oppure a forza di seminare confusione e litigare con tutti il partito alla fine tornerà davvero indietro di vent'anni, ma nel senso di non contare più nulla a livello nazionale? Può darsi pure che alle prossime elezioni tornino nelle braccia di Silvio. Però loro sono comunque l'antisistema.

domenica 18 dicembre 2011

Province o non province?


La manovra del governo ha deciso di affrontare una questione annosa come l'abolizione delle province, di cui tutti hanno sempre parlato ma nessuno ha mai fatto alcunché. Non è proprio un taglio tout court, anche se rappresenta un passo in avanti per la semplificazione amministrativa di questa povera Italia.
Stando a quello che dice la manovra, gli attuali organi provinciali decadranno alla loro scadenza naturale per non essere più rinnovati, in quanto le funzioni dell'ente e parte del personale sono destinati a passare in mano alle Regioni e ai Comuni. La giunta provinciale sarà infatti abolita e il consiglio si ridurrà a dieci membri con un ruolo prevalentemente di coordinazione tra determinate attività (ancora da definire) dei Comuni.
Naturalmente gli enti interessati hanno già dissotterrato l'ascia di guerra, paventando lo spettro di un disastro istituzionale causato sia dal blocco immediato di tutte le iniziative provinciali che dalla ristretta scadenza che il governo ha concesso per completare il trasferimento dei poteri.
Ora bisognerà vedere se come da copione tutto rientrerà nel cassetto o se la nostra burocrazia elefantiaca una volta tanto dovrà accettare il fatto di aver perso una battaglia.